La Sardegna offre fino a 30mila euro ai giovani che si trasferiscono nell’Isola

La Sardegna mette a disposizione fino a 30mila euro per convincere gli under 40 a trasferirsi nell’Isola per lavorare o avviare un’impresa. La Giunta regionale guidata da Alessandra Todde ha definito i criteri per i nuovi incentivi: 20mila euro per chi sceglie la Sardegna, 30mila per chi si stabilisce in un comune con meno di 5mila abitanti. Il contributo riguarda anche chi ha trasferito la residenza nel corso del 2026 e prevede un vincolo di permanenza di almeno cinque anni.

 

 

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Per la prima annualità, che avrà carattere sperimentale, sono stati stanziati 8 milioni di euro. Altri 24 milioni sono previsti per ciascuno dei due anni successivi, portando a 56 milioni la dotazione complessiva del triennio 2026-2028. L’intervento arriva mentre l’Isola registra il livello di fecondità più basso d’Italia e continua a perdere giovani qualificati, un fenomeno che riduce la disponibilità di lavoratori, indebolisce le economie locali e accelera l’invecchiamento dei territori.

Incentivi under 40 in Sardegna: chi può ottenerli e come funzionano

La misura si rivolge a persone che non hanno ancora compiuto 40 anni, impegnate in un’attività lavorativa o imprenditoriale in Sardegna e disponibili a trasferirvi la residenza entro sei mesi dall’ammissione al beneficio. Potranno partecipare anche coloro che hanno già effettuato il trasferimento durante il 2026, rispettando lo stesso obbligo di permanenza quinquennale.

Tra le priorità individuate dalla Giunta figurano il rientro dei sardi emigrati, i progetti di lavoro e d’impresa, il trasferimento dei nuclei familiari e l’insediamento nei territori maggiormente esposti allo spopolamento. Il provvedimento non è quindi riservato esclusivamente a chi è nato nell’Isola: intende attrarre anche nuovi residenti, purché il trasferimento sia accompagnato da un’attività economica.

Con gli 8 milioni previsti per il 2026 sarebbe teoricamente possibile finanziare 400 trasferimenti da 20mila euro oppure circa 266 da 30mila euro, ipotizzando di destinare l’intera somma ai contributi. Con 24 milioni annui, negli esercizi successivi i beneficiari potrebbero essere rispettivamente 1.200 o 800. Si tratta di simulazioni aritmetiche, non di previsioni sul numero effettivo delle domande accolte.

La maggiorazione di 10mila euro per i comuni sotto i 5mila abitanti risponde alla distribuzione territoriale della crisi demografica. Secondo il Censimento permanente Istat, nel 2024 il 27,2% dei sardi viveva in centri con una popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 residenti. In queste comunità, dove la perdita di abitanti può compromettere la sostenibilità dei servizi e delle attività economiche, l’arrivo di nuove famiglie può contribuire a sostenere la domanda di abitazioni, il commercio locale e le iscrizioni scolastiche.

La scelta di differenziare gli importi mira quindi a orientare i trasferimenti verso le aree meno popolate, anziché concentrarli nei principali centri urbani. L’effetto dipenderà anche dalla capacità dei territori di offrire condizioni adeguate per una permanenza stabile, dalla disponibilità di lavoro all’accesso ai servizi essenziali.

Su questo terreno la Sardegna ha già sperimentato strumenti di sostegno economico. Nel 2025 la Regione ha confermato il bonus per i nuovi nati nei comuni sotto i 5mila abitanti, con contributi mensili fino a 600 euro per il primo figlio e 400 per i successivi, secondo i requisiti previsti. Il nuovo programma interviene su un passaggio precedente: la scelta del luogo in cui vivere e lavorare, da cui può dipendere anche la decisione di formare una famiglia.

Alla politica di sostegno alle famiglie si affianca inoltre ‘In Domo – Rientro Lavoro Sardegna’, l’intervento regionale finanziato con 5 milioni di euro nell’agosto 2026 per sostenere il ritorno degli emigrati attraverso la creazione di nuove imprese. Le due iniziative rivolte al rientro perseguono obiettivi vicini, ma utilizzano strumenti differenti per favorire l’insediamento di persone e attività economiche nell’Isola.

Per il momento, però, i contributi destinati agli under 40 non possono ancora essere richiesti. La Direzione generale delle Politiche sociali dovrà predisporre l’avviso pubblico per il 2026, definendo modalità di presentazione delle domande, documentazione richiesta e procedure di selezione. Sarà necessario attendere il testo operativo anche per conoscere le condizioni di erogazione e le conseguenze dell’eventuale mancato rispetto degli impegni assunti.

La Sardegna perde giovani mentre le nascite continuano a diminuire

La scelta di intervenire sulla mobilità giovanile riflette una caratteristica della crisi demografica sarda: la diminuzione dei residenti è alimentata contemporaneamente dal saldo naturale negativo e dalle partenze verso altre regioni.

Nel 2024 la popolazione dell’Isola è scesa a 1.562.381 abitanti, 8.072 in meno rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo sono nati 7.052 bambini, mentre i decessi hanno superato quota 18mila. Il saldo tra nascite e morti è stato quindi negativo per oltre 11mila persone, una perdita compensata soltanto in parte dai movimenti migratori con l’estero e dalle altre componenti del bilancio demografico.

A rendere più difficile il quadro è il continuo calo della fecondità. Secondo gli ultimi dati Istat, in Sardegna il numero medio di figli per donna è sceso a 0,85 nel 2025, rispetto allo 0,91 dell’anno precedente. La media italiana si attesta a 1,14. L’Isola è l’unica regione del Paese a registrare un valore inferiore a un figlio per donna.

La diminuzione delle nascite è legata anche alla progressiva riduzione delle generazioni in età riproduttiva, conseguenza della bassa natalità dei decenni precedenti. Una dinamica che rende difficile invertire rapidamente la tendenza anche nell’ipotesi di un miglioramento delle condizioni economiche.

A pesare è inoltre la perdita di capitale umano. Secondo i dati richiamati dal 33° Rapporto sull’economia della Sardegna del Crenos, nel 2023 il saldo migratorio dei laureati tra 25 e 39 anni era negativo per 16,4 trasferimenti netti ogni mille laureati residenti, a fronte di un valore nazionale di -6,2 per mille. Il Centro studi Giannetto Lay della Cisl Sardegna ha inoltre stimato un saldo negativo di circa 6.900 giovani laureati tra 25 e 34 anni nel periodo 2019-2025.

L’emigrazione dei giovani laureati riduce la disponibilità di competenze professionali e imprenditoriali. Una parte dell’investimento sostenuto dalle famiglie e dal sistema educativo sardo finisce così per alimentare la crescita economica di altri territori. Un problema particolarmente rilevante per una regione che, secondo il Crenos, nel 2024 occupava il 221° posto su 242 regioni europee per quota di laureati tra i 25 e i 34 anni: il 25,6%, contro una media europea del 44,1%.

La dinamica sarda si inserisce nel più ampio esodo dei laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord. Secondo dati Svimez tra il 2002 e il 2024 quasi 350mila giovani laureati under 35 hanno lasciato il Sud per trasferirsi nelle regioni settentrionali. Al netto dei rientri, la perdita è stata di circa 270mila persone.

La mobilità comincia spesso prima dell’ingresso nel mercato del lavoro. Secondo il Rapporto Mete 2024, dedicato alla crisi demografica della Sardegna, nel 2023 erano 6.956 gli studenti sardi iscritti ad atenei fuori dall’Isola, circa il 17% del totale. Le destinazioni principali erano Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. Una scelta formativa che può trasformarsi in un trasferimento permanente quando le opportunità professionali risultano maggiori nei territori di destinazione.

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Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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