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“Addio caro marito”, quando la vedovanza diventa (scientificamente) un sollievo

Diciamocelo: per decenni ci hanno propinato l’immagine della vedova inconsolabile, chiusa in un lutto perenne, disperata per la morte del marito. Dall’altro lato, l’uomo, in caso di lutto del coniuge, era dipinto come quello pronto a rifarsi subito una vita. E bene, se volete continuare a credere a questo stereotipo, non leggete l’ultimo studio in materia pubblicato sul Journal of Affective Disorders. Perché? La scienza ha appena confermato quello che molte nonne sussurrano sottovoce ai funerali: per un uomo, la perdita della moglie è un disastro annunciato; per una donna, superato lo choc iniziale, può innescarsi una fase di rinascita.

“Dove sono i miei calzini”: il dramma dei mariti

La ricerca, condotta da un team guidato dal professor Kenjiro Kawaguchi dell’Università di Chiba e Koichiro Shiba della Boston University, ha analizzato la bellezza di 26.000 anziani giapponesi. I risultati per i maschietti sono, a voler essere gentili, deprimenti. Appena la moglie “chiude bottega”, l’uomo medio sembra dimenticare come si sta al mondo. I ricercatori hanno riscontrato nei vedovi un aumento significativo del rischio di mortalità, demenza e disabilità funzionale. In pratica, senza una donna che ricordi loro di prendere le medicine, di mangiare un po’ di frutta in più o semplicemente dove hanno lasciato le chiavi, gli uomini iniziano un rapido declino cognitivo e fisico.

Ma il vero tocco di classe sarcastico arriva dalla vita sociale. I vedovi, presi dal panico della solitudine, iniziano a uscire di più e a partecipare a più eventi sociali rispetto a quando erano sposati. Il problema? Si sentono più soli di prima. Lo studio rileva che, nonostante le uscite, il loro supporto sociale emotivo crolla. È “il paradosso del vedovo”: è a tutte le cene del circolo di bocce, ma non ha nessuno con cui parlare davvero. E per affogare il dispiacere, cosa fa? Aumenta il consumo di alcol. Un cliché che la scienza, purtroppo, conferma con precisione statistica.

Il “miracolo” della vedovanza

E le donne? Qui lo studio prende una piega che definire “sorprendente” è un eufemismo. Le vedove non solo non mostrano un aumento della depressione a lungo termine, ma riportano addirittura un incremento della felicità e della soddisfazione per la propria vita negli anni successivi alla perdita.

Mentre lui rischia la demenza (letteralmente), lei sembra rifiorire. Ma come è possibile? E bene, su questo i ricercatori hanno avanzato un’ipotesi che scuote le fondamenta del romanticismo tradizionale: il sollievo dal carico di cura. In molte culture, la moglie rappresenta da decenni l’infermiera, la cuoca e l’assistente personale del marito. Quando lui se ne va, per lei finisce un turno di lavoro durato cinquant’anni o più. Finalmente, può essere “sedentaria” in pace (un dato rilevato dallo studio: le donne diventano meno attive fisicamente, forse perché smettono di correre dietro a qualcuno) e godersi la propria libertà senza dover chiedere il permesso a nessuno. In altre parole: se dietro ogni uomo c’è una grande donna, quando l’uomo viene a mancare, con la sua morte sparisce anche quell’ombra che la sua presenza imponeva e la donna torna a brillare.

L’83% delle donne under 35 è spesso stanca: 8 su 10 non hanno un’ora al giorno per se stesse

Il divario secondo la scienza

Ironia a parte, i dati sono seri e raccolti in tre ondate (2013, 2016 e 2019) analizzando 37 diversi esiti di salute. E il professor Shiba è categorico: il primo anno di lutto si classifica come la vera “zona rossa” per gli uomini. È in questo periodo che il rischio di depressione e mortalità tocca i picchi più alti.

“In Giappone (Paese sul quale si è basato il campione di ricerca, ndr) – ha spiegato Shiba -, come in molte altre culture, la vita degli uomini tende a ruotare maggiormente attorno al lavoro, e spesso si affidano molto alla moglie per il supporto emotivo e pratico”. Di conseguenza, gli uomini potrebbero aver avuto meno opportunità di investire nelle relazioni sociali e sentirsi isolati una volta persa la moglie. Inoltre, continua Shiba, “in Giappone è molto più probabile che le donne siano le principali figure di riferimento per la cura dei propri mariti. Per alcune di esse, il lutto può comportare in parte un sollievo da questo peso, il che potrebbe contribuire a spiegare i miglioramenti che abbiamo osservato nel benessere”.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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