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martedì 18 Agosto 2026
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Caporalato in Val di Merse, tre indagati: paga da 800 euro al mese per 62 ore settimanali

SIENA – Sotto la direzione della locale procura i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro Nil di Siena, hanno dato esecuzione nei giorni scorsi a un provvedimento di controllo giudiziario e a un sequestro preventivo emessi dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Siena nei confronti di un’azienda agricola della Val di Merse, in relazione a un presunto grave caso di sfruttamento lavorativo.

Tre persone (i gestori dell’azienda) risultano indagate, in qualità di presunti autori, a vario titolo per sfruttamento del lavoro, lesioni personali colpose gravi e falsità ideologica.

Dalle indagini, avviate ad ottobre 2025, sarebbe emerso che un lavoratore extracomunitario avrebbe prestato servizio in media per 62 ore settimanali con una retribuzione forfettaria di circa 800 euro mensili, senza godere, sembrerebbe, di riposi o ferie adeguate. L’uomo e la sua famiglia (comprendente una minore) avrebbero inoltre risieduto in un immobile aziendale fatiscente e già dichiarato inagibile.

Secondo le ricostruzioni, la presunta vittima avrebbe subìto due gravi infortuni sul lavoro tra il 2024 e il 2025. Le dinamiche di tali incidenti sarebbero state dolosamente alterate dagli indagati per eludere i controlli, costringendo il lavoratore a fornire false dichiarazioni ai sanitari sotto la minaccia di licenziamento e facendo leva sulla sua presunta necessità di mantenere il permesso di soggiorno. Per mascherare le lacune aziendali, sarebbe stata anche prodotta documentazione falsificata inerente alla sicurezza sul lavoro.

Per interrompere le presunte condotte illecite senza penalizzare gli attuali dipendenti, il Gip ha disposto il controllo giudiziario: un amministratore giudiziario affiancherà i gestori per ripristinare le condizioni di legalità e garantire la continuità d’impresa. È stato inoltre eseguito il sequestro preventivo di oltre 12mila euro, cifra che corrisponderebbe al presunto profitto illecito ricavato dal risparmio fraudolento sul costo del lavoro.

Ai sensi della recente normativa sull’immigrazione, la presunta vittima e i familiari sono stati collocati in una struttura protetta (circuito Sai) per intraprendere un percorso di assistenza dedicato alle vittime di sfruttamento.

REDAZIONE

© Riproduzione riservata

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