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Stretto di Hormuz, Trump prepara fase 2 con navi e marines. Londra concede basi agli Usa

(Adnkronos) –
Segnali di svolta. La guerra contro l’Iran taglia il traguardo delle 3 settimane e gli Stati Uniti si preparano ad una nuova fase del conflitto iniziato il 28 febbraio con l’avvio dell’operazione Epic Fury ordinata da Donald Trump. “Credo che abbiamo vinto. Non voglio un cessate il fuoco, non si fa quando stai distruggendo il nemico”, dice il presidente degli Stati Uniti, ribadendo la superiorità militare americana in uno scontro che giudica abbondantemente deciso. L’obiettivo, ora, è riaprire lo Stretto di Hormuz: Teheran blocca la via del petrolio, paralizzando il 20% del mercato mondiale del greggio con inevitabili effetti sui mercati. “Noi non usiamo lo Stretto. Serve a Europa, Cina, Giappone. Ad un certo punto si aprirà da solo”, dice Trump mentre continua a criticare aspramente i “codardi” membri della Nato che non hanno risposto all’appello per creare una coalizione internazionale. Washington intanto compie passi che lasciano supporre una ‘fase 2’ dell’offensiva. Il Pentagono, secondo la Cbs, ha predisposto preparativi dettagliati per il dispiegamento di forze di terra statunitensi. 

 

Il piano potrà contare sulla collaborazione del Regno Unito, che ha ha autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare basi britanniche per raid contro obiettivi iraniani. L’autorizzazione riguarda ora anche operazioni “difensive” statunitensi volte a colpire capacità utilizzate da Teheran per attaccare le navi nello Stretto. La reazione della repubblica islamica è immediata: “L’ampia maggioranza del popolo britannico non vuole essere coinvolta nella guerra di Israele e Usa contro l’Iran”, dice il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, con un messaggio indirizzato al premier britannico Keir Starmer: “Ignorando il suo popolo, il signor Starmer mette a rischio le vite britanniche consentendo l’uso delle basi per l’aggressione all’Iran, che eserciterà il proprio diritto all’autodifesa”. 

Tutto dipende dalle decisioni che prenderà Trump. Nel flusso ininterrotto di dichiarazioni e post social, il presidente ha assunto posizioni spesso contrastanti nel giro di poche ore. In particolare, ha negato l’intenzione di inviare truppe americane sul terreno ma ha lasciato aperto uno spiraglio. La macchina bellica a stelle e strisce sta aggiungendo elementi che consentono, appunto, di modificare strategie e pieni con una certa elasticità in tempi relativamente brevi. “Le forze armate statunitensi possono conquistare l’isola di Kharg in qualsiasi momento se il presidente dà l’ordine”, dice all’Afp la vice portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, accendendo i riflettori sull’isola che costituisce il cuore del sistema petrolifero iraniano. 

 

Nel quadro in evoluzione, il Pentagono sta inviando tre navi da guerra ed altre migliaia di Marines in Medio Oriente, in un secondo dispiegamento di truppe nella regione negli ultimi giorni. Circa 2.200 militari del gruppo tattico USS Boxer amphibious, che è di base in California, e l’11ma Marine Expeditionary Unit, originariamente destinati ad essere dispiegati nella regione dell’Indo-Pacifico, hanno avuto la loro missione cambiata e accelerata: ora sono diretti verso il teatro di guerra. Non è chiaro quando effettivamente arriveranno nella regione e quale sarà specificatamente la loro missione. Il dispiegamento arriva dopo che nei giorni scorsi un altro gruppo tattico, il Tripoli amphibious ready group con la 31ma Marine Expeditionary Unit questa composta da 2200 militari, era stato dispiegato verso il Medio Oriente. La Uss Tripoli, in particolare, all’inizio della settimana è stata segnalata nei pressi di Singapore. Non è chiaro se entrambe le unità opereranno simultaneamente e per quanto tempo. 

 

Il mosaico comprende anche l’incremento di operazioni aeree di Stati Uniti e di alcuni alleati – di cui non è stato fatto il nome – per neutralizzare navi, mine e missili da crociera dispiegati dall’Iran. In particolare sono stati dispiegati aerei A-10, che volano a bassa quota sul tratto di mare per interdire le navi da attacco iraniane, ed elicotteri Apache, impiegati per colpire droni, come ha spiegato il generale Dan Caine, a capo degli stati maggiori riuniti Usa. L’utilizzo di A-10 e Apache può avvenire in condizioni particolari: si tratta di velivoli che volano a bassa quota e a velocità relativamente contenute. Sarebbero quindi obiettivi alla portata di difese aeree efficienti: l’Iran, evidentemente, in questo settore dell’apparato militare è sguarnito. 

“Un A-10 Warthog è dispiegato sul fianco sud, e colpisce le navi da attacco veloci nello Stretto di Hormuz e gli Apache ora partecipano alle operazioni”, spiega Caine in una conferenza stampa. Alcuni Paesi alleati dispiegano i loro Apache “per colpire droni da attacco a perdere”. Finora i raid aerei americani hanno distrutto o danneggiato più di 120 unità navali iraniane, secondo i dati diffusi dal Pentagono. Teheran però dispone ancora di un vasto arsenale di missili montati su camion e di centinaia di navi nascoste in siti sotterranei, lungo la costa e in isole, ha rivelato Farzim Nadimi, analista dell’Institute for Near East Policy anticipando che saranno necessarie altre settimane per poter riaprire lo stretto. 

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