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Donald Trump ha inviato un ultimatum all’Iran? “Lo sanno solo loro”. L’attacco degli Stati Uniti contro Teheran rimane un’opzione concreta dopo le risposte evasive del presidente alla Casa Bianca. Trump, nello Studio Ovale, replica ai giornalisti senza sbilanciarsi. “L’Iran vuole fare un accordo. Ho fissato una deadline? Solo loro sanno con certezza” se c’è un ultimatum “per il raggiungimento dell’intesa. Spero di fare un accordo. Se lo facciamo bene, altrimenti vediamo cosa succede”, dice il presidente. La macchina militare degli Stati Uniti è in movimento, le operazioni proseguono con lo spostamento di mezzi e risorse nella regione del Golfo Persico.
“Abbiamo una grande armata che in questo momento si sta dirigendo verso l’Iran, ancora più grande di quella che avevamo in Venezuela. Non voglio parlare di qualcosa che abbia a che fare con quello che facciamo a livello militare. Abbiamo le forze armate più potenti al mondo”, taglia corto Trump, meno loquace del solito davanti alle domande dei media.
Washington rimane in attesa di un segnale, mentre analizza le dichiarazioni che arrivano da Teheran tra aperture apparenti e paletti chiari. “L’Iran non ha accolto e non accoglierà la guerra in alcun modo e non la considera nell’interesse di alcuna parte. Tuttavia le parti occidentali hanno dimostrato con le loro azioni che, nonostante le loro affermazioni, non rispettano i principi del diritto internazionale”, dice il presidente Masoud Pezeshkian, ribadendo che “l’approccio della Repubblica Islamica dell’Iran si basa sull’interazione e sul dialogo nel quadro del diritto internazionale, sul rispetto reciproco e sull’astensione dalle minacce e dall’uso della forza per risolvere i problemi”.
Pesano anche le parole del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. “La Repubblica islamica dell’Iran è pronta a riprendere i negoziati sul nucleare”, dice il numero 1 della diplomazia. “Siamo pronti ad avviare negoziati se questi saranno condotti su un piano di parità, sulla base di interessi reciproci e di rispetto reciproco, e se saranno equi e giusti”, precisa, sottolineando che “siamo sempre stati pronti a rafforzare la fiducia nella natura pacifica del nostro programma nucleare, sia in passato che oggi”. Per Araghchi, l’Iran non ha mai cercato di dotarsi di armi nucleari. L’esplicito ‘no’ all’ipotesi di abbandonare il programma rischia di rappresentare uno snodo cruciale.
“Non negozieremo mai sulle nostre capacità di difesa e sui nostri missili”, aggiunge Araghchi, convinto che “un attacco militare” americano non sia “un’opzione. Gli americani hanno già tentato un attacco militare in passato senza raggiungere nessuno dei loro obiettivi, motivo per cui sono stati costretti a ricorrere alle minacce e alle richieste di negoziati”.
Più delle dichiarazioni di Araghchi rischiano di pesare le immagini satellitari che rivelano come negli ultimi giorni siano stati effettuati lavori di movimento terra e riparazioni nell’importante sito nucleare di Isfahan, una dette tre strutture colpite dai raid statunitensi nel 2025.
La Bbc evidenzia i nuovi elementi, citando l’analisi del centro studi statunitense Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale (Isis). Le foto mostrano che due ingressi di un tunnel sono stati recentemente coperti di terra nell’ultima settimana, attività che secondo il centro studi indica una “preparazione per ulteriori attacchi militari, come già visto prima che venissero effettuati gli attacchi americani durante la guerra dei 12 giorni”.
Un’immagine datata 29 gennaio mostra anche quello che sembra essere un terzo ingresso aperto, e si possono notare dei veicoli nelle vicinanze: “Ci si chiede se l’Iran stia spostando nel tunnel beni recuperati da altri siti”, scrive l’ente.
Le immagini satellitari esaminate dall’Istituto statunitense mostrano anche nuove attività presso il complesso nucleare di Isfahan. Le foto, catturate a partire dalla fine di dicembre, mostrano che sono stati effettuati dei lavori sul tetto di un edificio che era tra quelli colpiti dagli attacchi israeliani durante la guerra dei 12 giorni. L’ente ha dichiarato che vi sono indicazioni che l’edificio fosse stato utilizzato per la fabbricazione di centrifughe, macchine che arricchiscono l’uranio. “La costruzione del tetto potrebbe significare che dei beni sono sopravvissuti e che l’Iran voleva recuperarli senza osservazioni dall’alto, oppure potrebbe significare che l’Iran considera la struttura degna di essere mantenuta”, ha scritto l’Istituto.
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