(Adnkronos) – Quando Capcom ha annunciato Resident Evil Requiem, non capitolo della serie principale per la saga di videogiochi horror più famosa di sempre, ha subito reso chiaro che il titolo avrebbe chiuso un cerchio narrativo. Dopo aver trascorso diverse ore nell’incubo e senza spoilerare nulla sulla trama, possiamo affermare con certezza che Requiem risponde a molte domande e getta nuova luce sui misteri dell’Umbrella, la storica corporation origine di tutte le epidemie zombi che hanno afflitto il mondo di Resident Evil sin dal 1996, anno di pubblicazione del primo capitolo su PlayStation. Non solo: dopo tantissimi episodi e spin-off di Biohazard, nonché adattamenti animati e cinematografici, Resident Evil Requiem ci restituisce in tutto e per tutto la sensazione di terrore originale che ha fatto di questa serie un caposaldo del genere.
La storia di Resident Evil Requiem inizia nei panni di Grace Ashcroft, figlia di quella Alyssa che porta lo sesso cognome ed è tra i protagonisti dei due Resident Evil Outbreak. Questi spin-off, usciti tra il 2003 e il 2005, si sono rivelati nel corso degli anni tra i più ricchi di snodi narrativi inerenti alla ricchissima lore di Resident Evil, in particolare per quanto riguarda il collasso di Raccoon City. La città da cui ha avuto inizio tutto è l’indiscussa protagonista di Resident Evil Requiem sin dalla copertina del gioco, ed è proprio qui che convergeranno i destini di Grace, in cerca della verità sulle proprie origini, e di Leon S. Kennedy, poliziotto protagonista di Resident Evil 2 e assente dagli schermi della saga principale sin da Resident Evil 6.
In Requiem controlleremo a volte Grace e a volte Leon, in sezioni dallo stile di gameplay molto diverso tra loro: Grace è meno portata per il combattimento corpo a corpo con gli infetti, e dovrà fare affidamento su meccaniche stealth per sfuggire dagli orrori nei quali verrà coinvolta sin da quando, in quanto analista dell’FBI, si ritroverà a indagare su una serie di morti misteriose, proprio nel luogo in cui sua madre è scomparsa otto anni prima: il Wrenwood Hotel. Leon, d’altro canto, può fare affidamento su un arsenale ben più ricco e su uno stile di gioco molto più fisico, che cita a piene mani le spacconate del “suo” gioco più famoso in assoluto, Resident Evil 4. Motoseghe, asce e sparatorie senza quartiere si alterneranno a mappe da esplorare a fondo e i classici enigmi à la Resident Evil, resi ancora più emozionanti visto che si tornerà a visitare luoghi storici della saga.
In poco meno di una quindicina di ore di gioco, poche ma intense, il giocatore si ritrova a provare tutte le emozioni che hanno reso unico Resident Evil: una paura costante, la corsa contro il tempo, lo sgomento di fronte a situazioni apparentemente disperate, il sollievo nella fuga e la galvanizzante frenesia nel fare fuori i non morti. Requiem è un gioco che non fa sconti, con mappe articolate e ostiche, segreti nascosti ovunque e tanti, ma veramente tanti, jumpscare. Dal punto di vista dell’atmosfera, se pur non ricco di ambientazioni diverse tra loro come i precedenti capitoli, il gioco è uno dei più riusciti degli ultimi anni non solo nella sua saga, ma nella categoria dei survival horror in generale. Contribuiscono una colonna sonora di prim’ordine e una realizzazione tecnica eccellente, con una regia che non sbaglia mai nell’amplificare il senso costante di terrore. Ottimo anche il doppiaggio in italiano.
Rispetto agli ultimi due episodi, che avevano introdotto la rivoluzione della prima persona, Requiem permette di scegliere se essere affrontato con la visuale dagli occhi del personaggio o da dietro le sue spalle, in modo diverso per ciascuno dei due personaggi. L’opzione può essere modificata in qualsiasi momento dal menu di pausa, ma è affidata puramente alle preferenze del giocatore: una trovata ottima per accontentare tutti e un ritorno a casa per chi ha amato i remake recenti del secondo, terzo e quarto episodio. È difficile pensare che qualche appassionato di Resident Evil possa restare deluso da Requiem, che incarna davvero alla perfezione l’essenza più pura della saga.
Sebbene il gioco sia più corto della media e un filo meno facile da digerire nella difficoltà, è dura trovargli altri difetti: il lavoro del game director Koshi Nakanishi è una lettera d’amore a Resident Evil e all’horror tutto, e regala ai giocatori un’esperienza immersiva e senza sconti che non mancherà di entusiasmarli dall’inizio alla fine. Si tratta senza dubbio di un prodotto pensato in primis per gli appassionati della serie e meno per i giocatori occasionali, che pure riusciranno a capire con questo titolo che cosa ha fatto di Resident Evil 2 e 4, i capitoli ai quali si ispira più direttamente, dei classici immortali. Il consiglio per tutti è di immergersi senza remore in questo Requiem, una chiusura del cerchio pressoché perfetta.
Fomato: PS5 (versione testata), Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2, PC Editore: Capcom Sviluppatore: Capcom Voto: 9
—
tecnologia
webinfo@adnkronos.com (Web Info)


