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L’Italia del tech a due velocità: il boom dei dati e la “sindrome” del fornitore straniero

(Adnkronos) – VivaTech presenta la terza edizione del Tech Confidence Barometer, realizzato da OpinionWay. Affrontando i temi della sovranità, dell’adozione dell’IA e degli investimenti, executives da sette Paesi esprimono una forte fiducia nelle nuove tecnologie e condividono le loro prospettive. Il panorama tecnologico globale del 2026 è segnato da una profonda frattura nelle strategie di adozione e nella percezione della sovranità tra le due sponde dell’Atlantico. Mentre i dirigenti degli Stati Uniti e del Regno Unito considerano la nazionalità del fornitore un criterio essenziale per garantire la sicurezza e l’autonomia, in Europa prevale una visione più aperta, dove l’origine locale del software è spesso percepita come un valore aggiunto ma non come un requisito vincolante. Questa divergenza riflette un consolidamento dei blocchi regionali: la maggior parte degli executive statunitensi si affida esclusivamente a soluzioni nordamericane, mentre i leader europei iniziano a mostrare una preferenza crescente per l’ecosistema continentale, spinti dalla necessità di proteggere la propria indipendenza digitale in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche. 

L’intelligenza artificiale domina l’agenda degli investimenti, ma il suo impiego rivela un pericoloso paradosso comportamentale che minaccia la sicurezza aziendale. Nonostante quasi nove dirigenti su dieci dichiarino di fidarsi dell’IA per guidare le decisioni strategiche, circa il 40% ammette di aver condiviso informazioni riservate con strumenti di cui non aveva piena fiducia. Questo scarto tra convinzione e pratica operativa suggerisce che la velocità di adozione stia superando la capacità delle organizzazioni di stabilire protocolli di sicurezza adeguati. Parallelamente, pur permanendo timori di bolle speculative in alcuni mercati come la Francia, la fiducia nella tenuta occupazionale rimane elevata, con la stragrande maggioranza dei leader convinta che l’IA non comporterà licenziamenti di massa nel breve termine. 

François Bitouzet, CEO di VivaTech, commenta: “Il barometro 2026 disegna un nuovo quadro della fiducia tecnologica: gli executives americani e britannici considerano la nazionalità del fornitore tecnologico un elemento essenziale, mentre la maggior parte degli europei la considera un ‘plus’. Questa divergenza non è aneddotica: rivela due visioni della sovranità, una “de facto” e l’altra “contraddittoria”. In risposta, stiamo assistendo a una reale accelerazione in Europa sui temi tecnologici, con investimenti in IA e cybersecurity che diventano prioritari. Dobbiamo comunque prestare attenzione a un nuovo paradosso che stiamo osservando: mentre 9 executives su 10 si fidano dell’IA, 4 su 10 ammettono di aver condiviso dati riservati con strumenti di cui non si fidavano pienamente”. 

In questo scenario, l’Italia si muove con una strategia di rincorsa basata sulla specializzazione e sulla flessibilità. La competitività delle aziende nazionali è percepita in crescita, passando dal 64% del 2025 al 75% del 2026, ma il sistema soffre ancora di carenze strutturali rispetto ai partner internazionali. Gli investimenti italiani nel Cloud Computing e nell’IA rimangono al di sotto della media globale, mentre si registra un vero e proprio “boom” nel settore dei Big Data e dell’Internet of Things (IoT), con tassi di crescita che allineano il Paese agli standard mondiali. La forza delle imprese italiane sembra risiedere non tanto nell’infrastruttura, quanto nella capacità di adattare l’innovazione alle esigenze specifiche dei clienti, trasformando il gap tecnologico in un’opportunità di personalizzazione del servizio. 

Tuttavia, persiste una debole fiducia degli stessi executive italiani verso le soluzioni tecnologiche domestiche. Solo il 34% dei dirigenti considera affidabili i prodotti nazionali, preferendo spesso soluzioni europee o americane per la loro percepita solidità e reputazione. Questo clima di incertezza è alimentato da un’infrastruttura digitale ancora fragile e da investimenti in ricerca e sviluppo che restano sensibilmente inferiori alla media dei sette Paesi analizzati. Anche il supporto governativo è percepito come meno incisivo rispetto alla media globale, con solo il 60% dei leader locali che ritiene adeguate le politiche nazionali di sostegno all’ecosistema tech. La sfida per il futuro prossimo dell’Italia sarà dunque consolidare la propria reputazione internazionale partendo da una maggiore fiducia interna nei propri talenti e nelle proprie infrastrutture. 

tecnologia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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