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Dieci anni di VivaTech: la ricetta europea per la sovranità tecnologica

(Adnkronos) – VivaTech taglia il traguardo del suo decimo anniversario in un momento di profonda trasformazione per il settore, accelerata dall’esplosione dell’intelligenza artificiale e dalla necessità per il Vecchio Continente di definire una propria autonomia strategica. “Per questa decima edizione stiamo scalando, un po’ come fa una startup”, spiega François Bitouzet, Managing Director di VivaTech, tracciando un bilancio dei successi della manifestazione e guardando alle sfide future dell’ecosistema tecnologico europeo. 

Con uno spazio espositivo ampliato del 30% e la partecipazione di circa 15.000 startup, l’evento si è confermato il fulcro del dibattito internazionale. “Questa nuova dimensione rende VivaTech il luogo perfetto per esplorare le grandi discussioni del momento che oggi, inevitabilmente, ruotano attorno all’IA e alla sovranità tecnologica”, afferma Bitouzet, sottolineando il ruolo centrale dell’evento nel dettare l’agenda digitale globale. 

Un’edizione, questa, caratterizzata anche da una forte apertura verso il pubblico e non solo gli adetti ai lavori, attenzione culminata in un evento speciale organizzato agli Champs-Élysées. “La tecnologia è ormai fondamentale nella vita di tutti, per questo dobbiamo portare l’innovazione direttamente alle persone, invece di aspettare che siano loro a cercarla”, commenta il Managing Director. L’iniziativa ha riscosso un grande successo, mostrando al pubblico circa quaranta progetti legati alla salute, alla robotica e al futuro del lavoro: “È stato un bellissimo momento di connessione e vicinanza tra i cittadini e l’ecosistema tech. Ne siamo davvero orgogliosi”, aggiunge. 

Il tema della sovranità digitale resta però il vero nodo politico ed economico per il futuro dell’Europa, e VivaTech si propone come terreno di incontro tra mondi che spesso faticano a dialogare. “Il nostro compito è mostrare la qualità e la forza del nostro ecosistema: se vogliamo la sovranità tecnologica, dobbiamo prima dimostrare alle persone che abbiamo i talenti e le startup per ottenerla”, dichiara Bitouzet. All’interno della fiera, lo spazio di confronto ha permesso di far sedere allo stesso tavolo attori con interessi contrapposti: “Le startup parlano di sovranità ma spesso rifiutano i regolamenti, mentre i decisori politici a Bruxelles si concentrano sulle leggi. Averli uniti nella stessa stanza, insieme a ministri e capi di Stato di diciannove Paesi, è essenziale per trovare un terreno comune”. 

Sul significato profondo di “sovranità europea”, Bitouzet evidenzia il dibattito in corso tra due diverse visioni: quella francese e quella tedesca. “La visione francese tende a voler fare tutto in casa, dalle infrastrutture ai data center, fino ai modelli linguistici (LLM) e al cloud”, osserva il Managing Director. “Al contrario, la visione della Germania – che quest’anno è il nostro Paese partner – suggerisce che essere sovrani non significa essere indipendenti su ogni singolo aspetto, ma evitare di dipendere da un solo fornitore o da un unico Paese. Si tratta di diversificare i partner globali, stringendo legami con realtà come il Canada, l’India o il Giappone, e imparando a dare priorità ai settori critici, come la difesa o la sanità. Probabilmente la strada giusta per l’Europa si troverà nel mezzo, e VivaTech vuole contribuire a questa sintesi”. 

Nonostante la crescita del settore, rimangono ancora forti ostacoli che spingono molti fondatori europei a trasferirsi negli Stati Uniti. Bitouzet ne individua principalmente tre. Il primo è la frammentazione del mercato: “Se una startup tedesca vuole espandersi negli USA, trova un mercato unico e ben organizzato. In Europa, invece, deve scontrarsi con ventisei mercati nazionali differenti”. Il secondo problema è legato al mercato dei capitali: “Fino a cento o duecento milioni di euro i finanziamenti in Europa si trovano, ma oltre questa soglia non abbiamo un mercato dei capitali integrato a livello europeo in grado di supportare la crescita successiva”. Infine, vi è una questione culturale: “Il mito della Silicon Valley ha ancora un forte richiamo sui giovani imprenditori. Dobbiamo essere capaci di costruire una narrazione di successo tutta europea, ed è proprio l’obiettivo su cui stiamo lavorando”. 

Guardando al futuro, l’ambizione di VivaTech è quella di trasformare il successo dell’evento annuale in un supporto costante e continuo per la community. “Il futuro è luminoso”, conclude Bitouzet con un sorriso. “Vogliamo capire come essere ancora più utili, magari esportando il format o creando una rete attiva tutto l’anno. Qualunque cosa faremo, manterremo intatto il nostro DNA, continuando a sorprendere e portando avanti un approccio tipicamente europeo: grande ambizione globale, ma sempre accompagnata da un pizzico di energia e divertimento”. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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