(Adnkronos) – L’architettura demografica italiana affronta una fase di erosione senza precedenti. Gli ultimi aggiornamenti statistici proiettano il Paese verso un inverno demografico che non incide solo sui registri anagrafici, ma mette a rischio la tenuta del sistema welfare, previdenziale e sanitario. Secondo i dati ISTAT, il 2024 si è chiuso con 369.944 nuovi nati (-2,6%) e un tasso di fecondità di 1,18, il valore più basso della serie storica moderna. Tuttavia, le proiezioni per il 2025 mostrano un ulteriore aggravamento: nei primi sette mesi la fecondità stimata è scesa a 1,13 figli per donna.
Il decremento non accenna a stabilizzarsi. Il bilancio demografico relativo ai primi dieci mesi del 2025 evidenzia circa 295mila nascite, segnando un -4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questa dinamica è il risultato di un rinvio sistemico della genitorialità, dettato da variabili economiche e infrastrutturali che superano la semplice sfera delle scelte individuali.
“Dietro ogni scelta di diventare genitori ci sono condizioni economiche, lavorative, abitative e sociali che devono essere affrontate con politiche strutturali”, spiega Donatella Possemato, Fondatrice dell’Osservatorio della Vita e della Natalità (OVN). L’analisi tecnica suggerisce che la precarietà lavorativa, l’accesso limitato al mercato immobiliare e la carenza di servizi per l’infanzia siano i principali driver di questa recessione biologica.
Il dibattito si è recentemente acceso in seguito all’iniziativa del governo francese di inviare lettere informative sulla fertilità ai giovani. Sebbene l’approccio scientifico sia considerato utile, l’esperienza italiana suggerisce che la leva comunicativa non sia sufficiente a invertire il trend.
“La natalità non si sostiene solo con le lettere o con campagne informative”, ribadisce Possemato, sottolineando come l’invecchiamento della popolazione incida direttamente sulla sostenibilità del sistema Paese. “In un Paese che vede proseguire la contrazione demografica, la questione incide sulla sostenibilità del welfare, del sistema sanitario e previdenziale”.
Per contrastare il declino, l’Osservatorio propone un modello integrato basato su pilastri definiti:
Sostegno economico stabile: superamento di interventi una tantum a favore di politiche di lungo periodo.
Servizi per l’infanzia: potenziamento dell’accessibilità e della capillarità territoriale.
Housing sociale: agevolazioni per l’accesso alla casa per le giovani coppie.
Conciliazione lavoro-famiglia: riforme che trasformino maternità e paternità in beni comuni riconosciuti.
L’obiettivo è trasformare la natalità da un’incognita economica a un progetto concreto, garantendo che la scelta di avere figli sia “non solo possibile, ma realmente desiderabile”.
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