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“Le liste d’attesa? Una vergogna”, Francesco Vaia nel primo episodio del vodcast ‘La salute senza filtri’

(Adnkronos) – Le liste d’attesa? “Una vergogna, il cittadino le sente sulla sua pelle come una cosa odiosa”. Così il professor Francesco Vaia, oggi componente dell’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, ma tra i protagonisti della pandemia Covid come direttore dell’Inmi Spallanzani di Roma e poi come direttore della Prevenzione del ministero della Salute, nel primo episodio del vodcast ‘La salute senza filtri-Dalla pandemia alle liste d’attesa’, pubblicato oggi sui canali Adnkronos. I prossimi saranno online il 23 aprile, il 30 aprile e l’8 maggio. Sulle liste d’attesa il Governo è intervenuto, “ed è una cosa buona”, ha proseguito Vaia. “Fare i decreti e le leggi è importante e un Governo deve fare questo, ma una legge non è mai neutra. Ovvero, devi intuire da prima e capire qual è la ricaduta di un decreto e i tempi. Molti commentatori – ha aggiunto – dicono che si sta perdendo troppo tempo. Ma se lo guardo dal versante dei risultati concreti, le liste d’attesa se non sono peggiorate stanno ancora lì. C’è bisogno di sveltire, di andare in profondità e di trovare le persone giuste” per questo lavoro, “serve chi ha esperienza, professionisti che hanno la capacità di intervenrie nella carne del problema”.  

In Italia i dati sulle liste d’attesa ci sono? “Agenas ha fatto un ottimo lavoro – ha risposto Vaia – è un’agenzia che ha funzionato bene e ha avuto la capacità di intervenire anche sulla digitalizzazione. Insomma ha innovato, ma dobbiamo vedere ancora l’intero”. Cos’è che non funziona? “Non si è andati alla profondità del problerma, come non allontanare il professionista dal Ssn, e poi la sinergia tra pubblico e privato accreditato che può esserci senza ideologismi. Sulla salute delle persone la poltica non si deve dividere – ha ammonito – Le ideologie sono superate. Io cittadino non mi chiedo se la prestazione è fornita da ‘X’ o ‘Y’, ma che mi venga data nei tempi giusti”.  

Dalla pandemia Covid soffia il vento dell’antiscienza, perché la medicina e la scienza non vengono supportate dalla politica? “C’è un tentativo di altri colleghi di dire ‘io sono la scienza’, come a brandire la scienza – ha chiosato Vaia – e questo è un grave errore di comunicazione. L’antiscienza non nasce da sola. Le persone credono nella medicina e nella sanità, ma se poi noi facciamo degli errori che portano le persone a pensare che dietro alcune scelte ci sono degli interessi non va bene. Durante la pandemia sono stati fatti tanti errori di comuniczione, anche l’Oms ha fatto errori. Questo ha determinato nel cittadino una preoccupazione e non è stato usato un linguaggio semplice per spiegare certe scelte. L’esempio è sui vaccini, oggi lo vediamo nelle coperture che sono scese ed è montata una stanchezza dopo che durante la pandemia eravamo a oltre il 90%”. 

Vaia lancia un messaggio alla politica: “Deve ascoltare e fare bene il suo lavoro, non essere di parte”. E alla scienza: “Deve essere scevra da interessi politici, economici e geopolitici”.  

La serie è disponibile su Spotify, YouTube e sulla sezione Podcast di adnkronos.com. 

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