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Mps, Norges contro la lista del Cda ma la maggioranza dei fondi finora sono per Palermo Ad

(Adnkronos) – Nella partita per la governance di Banca Monte dei Paschi di Siena il fronte dei grandi investitori istituzionali resta finora in larga parte orientato a favore della lista del Cda, nonostante la scelta in controtendenza del fondo sovrano norvegese Norges Bank Investment Management: scelta, quest’ultima, anche prevedibile alla luce dello storico.  

Secondo quanto apprende AdnKronos da fonti finanziarie, la maggioranza dei fondi internazionali che finora hanno fatto disclosure voterà la lista espressione del board. Una dinamica che si conferma determinante anche alla luce del peso rilevante del flottante e del ruolo determinante degli investitori con partecipazioni frammentate, spesso inclini ad allinearsi alle raccomandazioni dei proxy advisor, che in questo caso hanno indicato il voto per la lista del Cda. 

Il voto di Norges – pari a circa il 2,4% del capitale – rappresenta una rottura simbolica del fronte istituzionale, ma senza effetti sostanziali sugli equilibri complessivi. Il fondo norvegese, noto per un approccio indipendente sulle questioni di governance, ha scelto di sostenere la lista alternativa che candida Luigi Lovaglio, in linea con una policy che privilegia i candidati espressi dalle minoranze nei sistemi a voto cumulativo: il fondo esplicita nelle linee guida “We will support the election of minority-nominated candidates in markets with cumulative voting”, vale a dire che “supporterà l’elezione di candidati nominati dalle minoranze nei mercati caratterizzati da voto cumulativo o meccanismi equivalenti”. 

La posizione di Norges si inserisce dunque in una tradizione di autonomia rispetto ai grandi asset manager globali, come BlackRock e Vanguard, che devono ancora esprimersi, e rispetto alle indicazioni dei proxy advisor. 

Stando a quanto ricostruito da AdnKronos, già nel 2023, in occasione del rinnovo del board di Enel, Norges si era opposto alla nomina di Paolo Scaroni alla presidenza, proposta dal ministero dell’Economia e delle Finanze, sostenendo invece il candidato alternativo Marco Mazzucchelli appoggiato dal fondo Covalis. In quel caso, la scelta era stata motivata dalla “preferenza per una figura ritenuta più indipendente”. 

Sul lato opposto, continua a rafforzarsi il sostegno alla lista del Cda, che vede come candidato Fabrizio Palermo. La base di partenza a sostegno della lista del Cda si attesterebbe intorno al 20% del capitale, con margini di crescita potenziale oltre il 30%. Un dato destinato a rafforzarsi anche alla luce del probabile allineamento della maggior parte dei fondi, che rappresentano oltre il 50% del capitale della banca. Basti pensare al voto favorevole da parte di grandi fondi pensione statunitensi, tra cui CalPERS, il Teacher Retirement System of Texas e il Comptroller di New York, il cui peso diretto è limitato ma il cui endorsement ha un valore reputazionale significativo. 

Restano poi gli equilibri tra i principali azionisti: Delfin, primo socio con il 17,5%, dovrebbe astenersi, mentre il gruppo Caltagirone ha rafforzato la propria posizione salendo al 13,5%. Ulteriori quote arrivano da investitori istituzionali e casse previdenziali come Enasarco ed Enpam: propensi a sostenere la lista del Cda. 

Nel frattempo, stando a quanto apprende AdnKronos, proseguono gli incontri tra i rappresentanti della lista del Cda e gli investitori istituzionali internazionali, in un confronto serrato che continuerà nei prossimi giorni. Il dialogo resta centrato sulla governance e sulla piena condivisione del piano industriale, “confermato senza modifiche rispetto a quanto già comunicato al mercato e alle autorità di vigilanza”. (di Andrea Persili) 

finanza

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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