(Adnkronos) – Wall Street in ginocchio, ma Trump centra l’obiettivo di un dollaro più debole e bacchetta i Big del commercio Usa, da Nike a Apple, affinché tornino a produrre negli Stati Uniti. E’ quanto emerge dal commento di Gabriel Debach, market analyst di eToro. “Con una correzione di oltre il 10%, il peggiore calo giornaliero per l’S&P 500 dal 2020 e un VIX che quasi sfiora quota 30 senza superarla, il mercato sta chiaramente lanciando un messaggio: non è solo paura, è perdita di fiducia”, afferma. L’annuncio delle tariffe di Trump “ha acceso la miccia” ma “il vero bersaglio non sono solo i paesi esportatori quanto le multinazionali americane che producono nei paesi a basso costo. Le tariffe su Bangladesh, Vietnam o Cambogia non colpiscono solo quei governi: colpiscono Nike, Apple, Dell, Lululemon. Colpiscono direttamente il cuore operativo del capitalismo Usa” con “un messaggio chiaro: reshore o paga” solo “che il prezzo lo pagano, almeno all’inizio, gli azionisti e i consumatori” circa il 25% in più sui componenti non si assorbe con una stretta di mano. Il caso del dollaro è emblematico. Il Dxy ha perso il 1,69% il 2 aprile, una delle peggiori sedute dal 2014, tra le prime dieci per intensità. E sul fronte dei tassi, “i Fed Funds Futures prezzano ormai oltre il 70% di probabilità che i tassi vengano tagliati di almeno 75 punti base entro dicembre”, sottolinea l’analista. “Oggi la narrativa della ‘Fed paziente’ è crollata insieme ai listini. Ma forse, proprio la Fed – osserva – potrebbe diventare il cavaliere bianco che il mercato attende, come già accadde nel 2018, quando Powell fu costretto a cambiare rotta sotto il peso dei mercati in caduta e delle pressioni politiche”. —finanzawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
eToro, Trump perde su mercati ma vince su dollaro
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