(Adnkronos) – Piazza Affari ha chiuso in forte calo, trascinata dal clima di tensione geopolitica scaturito dall’attacco di Israele e Usa contro l’Iran. L’indice Ftse Mib (che ha chiuso a -1,97%) ha registrato ribassi generalizzati, con vendite concentrate sui titoli ciclici e bancari, mentre energetici e asset rifugio hanno offerto qualche resistenza. I maggiori rialzi: Eni a 20,37 euro con un +3,63%; Leonardo a 58,22 euro e +2,50%; Italgas a 11,11 euro con +1,55%; A2A a 2,501 euro e +0,89%. I peggiori ribassi: Stellantis a 6,444 euro in calo del 7,16%; Brunello Cucinelli a 78,58 euro con -4,57%; Unipol a 20,26 euro e -4,25%; Bper Banca a 11,515 euro con -4,12%.
“Flessione del 2% per il Ftsemib con calo delle quotazioni del principale listino di Milano per circa 17 miliardi” spiega all’AdnKronos l’Executive Partner di Copernico Sim, Pietro Calì. Da ieri “i mercati attendevano l’apertura, con grande attenzione su Wall Street”. L’escalation del conflitto, sottolinea Calì, “ha avuto un impatto geopolitico violento: borse globali negative, Europa e Stati Uniti aperti in ribasso con vendite trasversali soprattutto sui titoli ciclici, come previsto”.
Protagonisti assoluto, dice l’esperto, “il petrolio e le materie prime, con prezzi del greggio e del gas schizzati alle stelle per timori su interruzioni dei flussi energetici, in particolare nello Stretto di Hormuz”. Crescono gli asset rifugio come oro e dollaro, afferma Calì, “mentre la volatilità sale alle stelle, complici le reazioni fulminee degli algoritmi di trading americani. La vera incognita non è dove arriverà il prezzo del petrolio, ma quanto durerà questa fase di irrazionalità”.
I mercati, dice Calì, “devono digerire valutazioni elevate, dubbi sulla crescita delle aziende AI e l’attacco all’Iran. La durata del conflitto, le dichiarazioni daily delle parti e le notizie su eventuali problemi alle forniture energetiche – oggi ancora minimi – decideranno l’umore degli investitori”. Si notano, prosegue, “titoli difensivi in rialzo e banche in pesante calo per la loro natura pro-ciclica. Negli energetici c’è un rimbalzo, ma resta l’incognita di possibili attacchi agli impianti di estrazione”. Curiosa la questione del rialzo del prezzo del petrolio, quanto durerà? “Conseguenze più lunghe, ma sempre temporanee”, commenta all’AdnKronos l’economista dell’Università Bocconi, Daniel Gros. Rispondendo a una domanda se la dinamica ricordi quella vista in Venezuela in passato, l’economista tedesco sottolinea che “non vedo analogie con il Venezuela, piuttosto con il 2003 e l’invasione dell’Iraq”. (di Andrea Persili)
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