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Vivere a lungo? Il segreto è nelle ore di sonno (e no, non sono necessariamente 8!)

Vivere a lungo? Il segreto è nascosto nelle ore che passiamo sotto le coperte, ma attenzione: la famosa regola delle otto ore è stata ufficialmente messa in discussione. Una ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, ha demolito i vecchi miti, dimostrando che per restare biologicamente giovani esiste una “zona magica” molto più precisa, compresa tra le 6 e le 8 ore di riposo. Non si tratta solo di non avere le occhiaie: dormire il giusto tempo agisce come un vero filtro antietà e protegge il cuore, il fegato e i polmoni dall’usura del tempo.

Lo studio

A guidare questa indagine è stato Junhao Wen, un neuroscienziato computazionale della Columbia University di New York, insieme al Multi Consortium, un team internazionale di esperti. Wen, che ironicamente si definisce un “dormiglione leggero” che si sveglia spesso di notte, voleva capire se il sonno influenzasse solo il cervello o l’intero organismo.

Per farlo, i ricercatori hanno attinto alla Uk Biobank, un database immenso che contiene le informazioni sanitarie di oltre 500.000 adulti britannici. Non si sono limitati a chiedere “quanto dormi?”, ma hanno incrociato le risposte con risonanze magnetiche, analisi delle proteine nel sangue (proteomica) e dei prodotti del metabolismo (metabolomica).

Il metodo: 23 orologi per misurare la vecchiaia

La vera innovazione dello studio è stata l’uso di 23 diversi “orologi dell’invecchiamento biologico”. Grazie all’intelligenza artificiale, questi algoritmi sono in grado di analizzare un organo, come il cuore, i polmoni o il fegato, e stabilire se è “più vecchio” o “più giovane” rispetto all’età anagrafica della persona. In pratica, hanno scoperto che puoi avere 40 anni sulla carta, ma un cuore di 45 o un fegato di 35, a seconda di quante ore passi sotto le coperte.

Il mistero delle 8 ore

Lo studio ha rivelato un modello a forma di “U”: sia dormire troppo poco (meno di 6 ore) che dormire troppo (più di 8 ore) accelera l’invecchiamento biologico.

Ma ecco la curiosità che scardina le vecchie certezze: il “minimo” invecchiamento non si trova esattamente a 8 ore, ma fluttua in un intervallo specifico tra 6,4 e 7,8 ore. Una quantità, insomma, che non è né troppa, né troppo poca, ma “giusta” per mantenere le cellule attive e in salute. Nello specifico:

  • Sotto le 6 ore (sonno breve), il corpo subisce un invecchiamento accelerato e sistemico. I dati mostrano un legame diretto con rischi più alti di diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiache e depressione.
  • Sopra le 8 ore (sonno lungo), l’invecchiamento accelera, specialmente nel cervello e nei tessuti adiposi. Tuttavia, gli scienziati sospettano che in questo caso dormire molto sia più un segnale di problemi di salute già esistenti piuttosto che la causa diretta dell’invecchiamento.

Ogni organo ha il suo “cuscino” ideale

Un altro dettaglio emerso dalla ricerca è che i nostri organi non invecchiano tutti allo stesso ritmo e non hanno tutti bisogno della stessa quantità di riposo.

La struttura fisica del cervello sembra mantenersi più giovane con circa 6,5 ore di sonno. Ma se guardiamo alla “pulizia” molecolare e alle proteine cerebrali, il bisogno sale a 7,7 ore. Fegato e polmoni, invece, mostrano una sensibilità particolare alle fluttuazioni del sonno, invecchiando più precocemente se si scende sotto la soglia critica delle 6 ore.

Lo studio ha notato, inoltre, che gli uomini mostrano un invecchiamento cerebrale più rapido visibile nelle risonanze magnetiche, mentre le donne mostrano segni più evidenti dalle analisi del sangue.

Il sonno è uno strumento modificabile

La conclusione più importante di questo studio è che le nostre abitudini di sonno non sono scritte interamente nel nostro Dna. I ricercatori hanno trovato pochissimi legami genetici con i pattern di sonno anomali, suggerendo che dormire bene sia un fattore ambientale e modificabile.

Migliorare la durata e la qualità del sonno non serve solo a non avere le occhiaie il giorno dopo: è uno dei modi più semplici e concreti che abbiamo per “riportare indietro le lancette” dei nostri orologi biologici e proteggere ogni singolo organo della nostra complessa macchina umana.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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