17.9 C
Siena
martedì 17 Marzo 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Solo un quarto dei padri utilizza il congedo parentale per la sua intera durata

Solo un quarto dei padri lavoratori dipendenti utilizza il congedo per la sua intera durata. A rilevarlo sono i nuovi dati elaborati da Save the Children su base Inps, in occasione della Festa del Papà, che offrono una fotografia nitida, ma complessa, della paternità in Italia oggi. Anche se l’orientamento verso una maggiore condivisione dei carichi familiari è evidente, il ricorso al congedo di paternità nel 2024 mostra segnali di assestamento che interrogano sulla reale equità dello strumento.

I congedi di paternità

Nel corso del 2024, sono stati 181.777 i padri lavoratori dipendenti che hanno usufruito del congedo di paternità. In termini percentuali, la misura ha raggiunto oltre il 64% degli aventi diritto, confermando una sostanziale stabilità rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, dopo un lungo periodo di crescita costante, il ritmo di incremento sembra aver subito una frenata: la cura dei figli nei primi giorni di vita sta diventando una pratica diffusa, ma non ha ancora raggiunto quella capillarità necessaria per essere definita universale.

La frattura geografica: il primato del Nord

L’Italia dei papà viaggia a velocità drasticamente diverse a seconda della latitudine. Il 59% degli utilizzatori, pari a 107.273 padri, risiede nelle regioni del Nord. Al contrario, il Centro e il Mezzogiorno registrano numeri decisamente più contenuti, fermandosi rispettivamente al 19% (34.130 padri) e al 22% (40.236 padri).

Scendendo nel dettaglio regionale, emergono dinamiche specifiche:

  • Nord: La Lombardia domina la classifica nazionale, accogliendo il 38,2% degli utilizzatori dell’area settentrionale. Seguono il Veneto (18,9%), l’Emilia-Romagna (16,8%) e il Piemonte (13,5%). Quote minori si registrano in Trentino Alto-Adige (4,4%), Friuli-Venezia Giulia (4,1%), Liguria (3,8%) e Valle d’Aosta (0,3%).
  • Centro: Il Lazio traina la ripartizione con il 45% degli utilizzatori dell’area, seguito dalla Toscana (32,3%), dalle Marche (14,9%) e dall’Umbria (7,8%).
  • Sud e Isole: La distribuzione appare meno uniforme. La Campania guida il Mezzogiorno con il 28,5% degli utilizzatori, seguita da Puglia (21,7%) e Sicilia (21,6%). Chiudono la fila Abruzzo (9,2%), Calabria (7,5%), Sardegna (6,8%), Basilicata (3,1%) e Molise (1,6%).

Non è solo una questione di “se” si usa il congedo, ma anche di “quanto”. I lavoratori del Nord-Est e del Nord-Ovest fruiscono mediamente di più giorni rispetto alla media nazionale (rispettivamente +0,52 e +0,43 giorni), mentre al Sud e nelle Isole la durata si accorcia sensibilmente (-0,38 e -0,36 giorni).

Spagna, congedo parentale retribuito esteso a 19 settimane (anche per i papà)

L’identikit del “papà in congedo”

L’analisi dei profili sociodemografici rivela che la possibilità di dedicarsi ai figli appena nati è fortemente influenzata dalla stabilità lavorativa e dall’età. Il 52% dei padri che hanno usufruito della misura ha un’età compresa tra i 35 e i 44 anni.

Le disparità più marcate emergono però dal tipo di inquadramento contrattuale:

  • Full-time vs Part-time: chi ha un impiego a tempo pieno utilizza il congedo per una durata media superiore di quasi due giorni (+1,9) rispetto a chi lavora part-time.
  • Tempo indeterminato vs determinato: la stabilità contrattuale garantisce circa mezza giornata in più di congedo (+0,5 giorni) rispetto ai contratti a termine.
  • Ruolo aziendale: impiegati e dirigenti tendono a fermarsi circa un giorno in più rispetto agli operai e ai lavoratori manuali.

Un dato apparentemente paradossale riguarda il reddito: livelli retributivi molto elevati risultano associati a un uso più contenuto della misura, suggerendo che posizioni di alta responsabilità possano ancora rappresentare un freno psicologico o organizzativo alla fruizione del congedo.

Verso una genitorialità condivisa

Il quadro delineato da Inps e Save the Children evidenzia come il contesto economico, territoriale e lavorativo continui a condizionare pesantemente le scelte familiari. La persistenza di queste differenze strutturali suggerisce la necessità di interventi che rendano il congedo di paternità uno strumento più equo e accessibile per tutti, indipendentemente dal tipo di contratto o dalla residenza.

Investire nel congedo di paternità non è solo una battaglia per la parità di genere, ma un investimento diretto sul benessere dei bambini e sulla qualità del loro sviluppo. Facilitare la presenza del padre sin dai primi giorni di vita è, in ultima analisi, un impegno verso il futuro sociale ed economico del Paese.

 

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Siena
cielo sereno
17.9 ° C
17.9 °
17.9 °
44 %
0.5kmh
3 %
Mar
18 °
Mer
10 °
Gio
12 °
Ven
13 °
Sab
13 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS