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“La loro genetica non è come la tua”: Trump sugli immigrati e cosa dice la scienza

“Sono persone malate, e molte di loro sono state fatte entrare qui; non avrebbero dovuto essere fatte entrare. Altri sono semplicemente cattivi; peggiorano, vanno a male. C’è qualcosa che non va lì. La loro genetica non è esattamente la tua genetica. È una cosa terribile, e succede, succede troppo spesso”.

Con queste esatte parole, pronunciate in diretta telefonica su Fox News al conduttore Brian Kilmeade, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intervenuto sul tema dell’immigrazione e della genetica degli immigrati.

Il tycoon non ha citato espressamente gli iraniani durante la telefonata, ma molti hanno riferito le sue parole alla popolazione iraniana perché l’intervista verteva sulla guerra in Iran e, quello specifico frammento, sull’ondata migratoria proveniente dai Paesi mediorientali.

Parlando di “immigrants”, Donald Trump ha tracciato una netta linea di demarcazione basata su presunte differenze biologiche. L’associazione tra patrimonio genetico e la supposta inclinazione ad “andare a male” richiama narrazioni del passato, ma si scontra frontalmente con decenni di ricerche sul Dna e sulla genetica delle popolazioni.

Cosa dice la scienza sulla genetica dei popoli 

Il presidente repubblicano aveva già smentito diverse evidenze scientifiche: il cambiamento climatico è “una bufala”, i vaccini rischiano di creare danni permanenti e il paracetamolo assunto in gravidanza aumenta il rischio di autismo; solo per citare le sue battaglie più note.

Ma quanto si discostano le parole di Trump sulla genetica dalla realtà scientifica? Per rispondere a questa domanda, è necessario analizzare la struttura del nostro genoma.

Se confrontiamo il Dna di due esseri umani qualsiasi, scopriamo che il 99,9% della sequenza è identico. Appena lo 0,1% delle basi presenta delle variazioni. In termini pratici, sui 3 miliardi di “lettere” che compongono ogni genoma aploide (l’insieme completo dei cromosomi presente negli spermatozoi e negli ovuli, caratterizzato da una singola copia di ciascun cromosoma), due individui differiscono mediamente in qualche milione di punti, ma il nucleo centrale dell’informazione genetica rimane condiviso.

Gli studi sulla genetica delle popolazioni chiariscono in modo inequivocabile dove risieda questa minima variabilità:

  • Circa l’85-90% della variabilità genetica si trova all’interno dei singoli gruppi. Due cittadini italiani o due abitanti iraniani presi a caso possono mostrare differenze genetiche più ampie rispetto a quelle rilevabili tra un europeo e un asiatico;
  • Solo il 10-15% della variabilità media è determinata dalle differenze tra gruppi di origini distanti.

La variazione genetica umana è continua nello spazio. Per questo, la comunità scientifica ha archiviato i concetti ottocenteschi di genetica “buona” o “cattiva” associata a interi popoli, definendoli pseudoscienza eugenetica. Non esistono blocchi separati o muri genetici, ma piuttosto cambiamenti graduali nelle frequenze dei geni, frutto di una storia complessa di continuità, migrazioni e mescolamenti.

L’origine genetica: iraniani e statunitensi a confronto 

Esaminare la composizione del Dna delle popolazioni chiamate in causa smonta ulteriormente l’idea di blocchi genetici separati e contrapposti.

La popolazione iraniana (persiani, qashqai, azeri) presenta una diversità interna elevatissima. I cittadini dell’Iran si collocano al centro del grande blocco ovest-eurasiatico, e sono molto vicini agli europei del Sud, anatolici e caucasici. Su questo solido sostrato eurasiatico si innestano contributi minori provenienti da sud (Penisola arabica), da est (Asia centrale e subcontinente indiano) e, nel sud del Paese, piccole componenti africane.

Osservando esclusivamente il Dna, un cittadino iraniano medio assomiglia maggiormente a un europeo meridionale rispetto a un abitante dell’Asia orientale o dell’Africa subsahariana.

Dall’altra parte dell’oceano, gli Stati Uniti, la cui natura demografica è fondata sul “melting pot”, rappresentano uno dei mix genetici più complessi del pianeta. Trattare gli “americani” come una singola entità biologica sarebbe un errore strutturale. Le ricerche su larga scala mostrano profili estremamente variegati:

  • Gli afro-americani presentano in media circa il 73% di ascendenza africana, il 24% europea e piccole quote native americane;
  • I latino-americani residenti negli Usa mostrano circa il 65% di ascendenza europea, il 18% nativa americana e il 6% africana;
  • Gli stessi “euro-americani” portano regolarmente percentuali misurabili (1-3% o più) di ascendenza nativa o africana.

Due cittadini statunitensi qualsiasi possono esibire profili genetici diametralmente opposti a seconda della loro storia familiare, attraversando le vecchie categorie razziali. In pratica, parlare di “genetica degli americani” in contrapposizione alla “genetica del Medio Oriente” risulta privo di senso biologico.

Le vere differenze nel Dna e i fattori comportamentali 

Confrontando su vasta scala iraniani e americani di origine europea, la scienza rileva piccole differenze statistiche esclusivamente nelle frequenze di specifiche varianti genetiche (alleli), legate per lo più al metabolismo di certi farmaci, alla pigmentazione o a patologie ereditarie. Si tratta di medie di gruppo e non di marchi genetici individuali: la maggior parte delle varianti è ampiamente condivisa e le distribuzioni si sovrappongono.

Nessuna base scientifica permette di associare queste minime variazioni di frequenza a concetti come la “tendenza alla violenza” o la “predisposizione al crimine”, come fatto da Donald Trump nell’ottobre 2024 quando, in piena campagna elettorale, disse che “Gli immigrati hanno il gene dell’assassinio nel sangue”.

Comportamenti complessi di questo tipo dipendono dall’interazione tra centinaia o migliaia di geni dagli effetti minuscoli e, in misura preponderante, da una fitta rete di fattori sociali, storici, psicologici ed economici. La presunta frattura genetica evocata dal presidente americano Donald Trump non trova riscontro nella scienza: apparteniamo tutti allo stesso grande insieme di mescolanze umane.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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