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“Importiamo donne da Vietnam e Sri Lanka per fare figli”, funzionario espulso dal partito

Nel silenzio assordante delle culle vuote, c’è chi inizia a perdere la bussola della linea politica da intraprendere. Accade in Corea del Sud, il Paese che oggi rappresenta il paziente zero della crisi demografica globale, con un tasso di natalità pari allo 0,75 figli per donna e dove la ricerca frenetica di soluzioni ha appena partorito un caso diplomatico senza precedenti: un amministratore locale ha proposto di “ordinare” spose dall’estero per risollevare il numero di nascite nelle aree rurali.

La proposta della discordia

Al centro della bufera c’è Kim Hee-su, ormai ex esponente del Partito Democratico Sudcoreano e amministratore della contea di Jindo. Durante un incontro pubblico trasmesso in tv, Kim ha lanciato un’idea che ha gelato l’opinione pubblica: “importare” giovani donne da Paesi come il Vietnam o lo Sri Lanka per darle in spose agli uomini soli che ancora resistono nelle aree rurali.

L’espressione, che è stata percepita come la riduzione delle persone a merce da spedizione transoceanica, non è passata inosservata. Kim ha cercato di giustificarsi parlando di una “provocazione” necessaria per “accendere i riflettori sul declino strutturale delle province”, ma il danno era ormai fatto.

Le polemiche e il gelo diplomatico

La risposta delle istituzioni è stata unanime e durissima. Il suo partito lo ha espulso immediatamente e le sue parole sono state considerate come un insulto alla dignità femminile e alle minoranze etniche nel Paese. Ma la questione ha valicato i confini nazionali: l’ambasciata vietnamita a Seoul ha inviato una nota di protesta formale: nella nota, i funzionari sottolineano che certi commenti non possono essere considerati solo come scivoloni linguistici, ma specchio di una scala di valori distorta verso le donne migranti. Così, mentre il governo provinciale chiede scusa per il “dolore profondo” causato, nelle piazze gli attivisti per i diritti civili si preparano a manifestare domani, martedì 10 febbraio, avanti all’ufficio della contea di Jindo.

Un Paese a rischio estinzione?

Quando un politico arriva a dire tanto? La risposta la si potrebbe rintracciare nei numeri di una nazione che sembra procedere verso l’estinzione. Con il tasso di fertilità più basso del pianeta, la Corea del Sud sta osservando la propria popolazione (circa 50 milioni di abitanti) scivolare verso un destino cupo: se nulla cambierà, gli abitanti potrebbero ridursi del 50% in soli sei decenni. Un timido segnale di ripresa nell’ultimo anno non sembra aver migliorato un quadro generale già troppo fragile:

  • Le coppie che decidono di sposarsi sono ai minimi storici, restando sotto il milione per due anni consecutivi.
  • La mobilità interna è paralizzata da un mercato immobiliare che taglia le gambe ai progetti di vita delle giovani coppie.
  • Nelle aree rurali, il collasso è tale che molte province stanno valutando fusioni amministrative per evitare di sparire semplicemente perché non c’è più nessun residente e quindi, nessuna società da amministrare.

Il caso sudcoreano è un monito per tutti i Paesi a crescita demografica tendente allo zero, Italia inclusa. Ma ciò dimostra anche che quando la crisi demografica diventa esistenziale, il rischio è quello di smarrire anche l’etica, cercando scorciatoie che calpestano i diritti umani pur di far quadrare i conti della popolazione.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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