14.5 C
Siena
lunedì 20 Aprile 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Il gene dei centenari del Cilento che può fermare l’invecchiamento patologico

Si può diventare anziani restando in salute? Una risposta incoraggiante arriva dal gene Lav (Longevity Associated Variant), una variante genetica identificata nel Dna di circa seicento centenari del Cilento che agisce come scudo su cuore, sistema immunitario e cervello.

Il team di ricercatori guidato dal professor Annibale Puca, dell’Università di Salerno e dell’Irccs MultiMedica, ha presentato i risultati dello studio alla Alc Aging and Longevity Conference di Roma.

La variante genetica ha mostrato effetti protettivi anche nella progeria, la malattia dell’invecchiamento precoce, che ha portato via Sammy Basso a soli 28 anni.

Lo studio, pubblicato su Signal Transduction and Targeted Therapy, rivista del gruppo Nature, non si limita a fotografare un’anomalia biologica dei centenari, ma propone un cambio di paradigma: usare la genetica della longevità eccezionale per costruire terapie su misura per i pazienti più fragili.

Il Cilento come laboratorio naturale

Per tre anni, i ricercatori hanno analizzato il Dna di circa 600 centenari residenti nel Cilento, confrontandolo con quello della popolazione generale. La logica è che chi raggiunge cent’anni in buona salute ha, per definizione, attraversato decenni di selezione biologica.

Ed è una rarità considerando che gli italiani vivono sempre più anni, ma sempre meno in salute.

I ricercatori sottolineano che l’organismo di un centenario in salute ha trattenuto le varianti genetiche utili, scartando quelle che accelerano il declino. I centenari, in questa ottica, non sono un’eccezione da celebrare, ma un “modello di successo” da decodificare.

Tra le varianti emerse con maggiore frequenza nei longevi spicca quella nel gene Bpifb4, denominata Lav, che risulta correlata positivamente con la longevità e negativamente con le malattie cardiovascolari. Alla base c’è un meccanismo biologico misurabile, replicabile e, questa è la novità, potenzialmente trasferibile.

Tre livelli di protezione

Lo studio descrive un effetto a cascata generata dalla variante genetica anti-invecchiamento su tre sistemi: cuore e vasi sanguigni, sistema immunitario e cervello. Questo succede perché la Lav-Bpifb4, riduce la fibrosi cardiaca, aumenta la gittata e stimola la produzione di ossido nitrico, la sostanza che mantiene l’elasticità delle arterie.

La variante contiene la naturale perdita di ossido nitrico, preservando la funzione vascolare.

Per quanto riguarda il sistema immunitario, i ricercatori hanno scoperto che la proteina riduce l’infiammazione cronica di bassa intensità, il cosiddetto inflammaging, considerata oggi uno dei meccanismi chiave dell’invecchiamento patologico.
Sul fronte cerebrale, Lav-Bpifb4 ha mostrato effetti neuroprotettivi, bloccando alcune forme di degenerazione cellulare, inclusa la Corea di Huntington.

Puca ha sintetizzato il ruolo del patrimonio genetico con una metafora meccanica: “L’assetto genetico è come il modello di una macchina e lo stile di vita è la benzina. Un buon carburante può migliorare le prestazioni del motore, ma naturalmente entro range limitati: chi nasce Fiat 500 non potrà mai performare come una Ferrari”.

La svolta sulla progeria

Il risultato più significativo riguarda la progeria, una malattia genetica rarissima che comprime l’intero arco dell’invecchiamento in pochi decenni. I pazienti che ne sono affetti sviluppano malattie cardiovascolari, fragilità ossea e insufficienza d’organo durante l’adolescenza. In Italia, il caso più noto è stato quello di Sammy Basso, morto nel 2024 a 28 anni.

Lo studio italiano dimostra che la variante Lav-Bpifb4 previene la disfunzione diastolica in topi con progeria, mantenendo la funzione cardiaca, favorendo la vascolarizzazione e riducendo la fibrosi. Da sottolineare che il meccanismo non agisce eliminando la proteina difettosa (la progerina) ma riducendone la tossicità sulle cellule.

Dal cuore ringiovanito alla medicina di precisione

Tre anni fa, nel 2023, la stessa linea di ricerca aveva centrato l’attenzione su un obiettivo più circoscritto: la capacità della proteina Lav-Bpifb4 di “ringiovanire il cuore di dieci anni”, ripristinando la funzione dei periciti, le cellule che supportano la formazione di nuovi vasi sanguigni. Era già un risultato significativo.

Oggi la ricerca si è spostata dal ringiovanimento d’organo a una protezione sistemica multi-target, che intercetta meccanismi comuni a diverse malattie cardiovascolari, neurodegenerative che sono tipiche di un invecchiamento accelerato. L’obiettivo non è più solo rallentare l’orologio biologico nelle persone sane, ma intervenire su chi invecchia male, ovvero una parte sempre più consistente della popolazione italiana.

Un passo importante per le persone fragili

L’orizzonte terapeutico, per quanto ancora sperimentale, è stato tratteggiato con chiarezza dal professor Cesare Sirtori, uno dei massimi esperti italiani di farmacologia: “Oggi… possiamo pensare che questa stessa variante, o la proteina che ne deriva, possa essere trasferita in modo mirato alla popolazione fragile e a rischio, con l’obiettivo di proteggerla dalle malattie legate all’invecchiamento”. La strada verso la clinica richiederà studi su larga scala e sperimentazioni sull’uomo. Ma il Dna di chi ha vissuto cent’anni in buona salute in una piccola area della Campania apre a nuove speranze.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Siena
nubi sparse
14.5 ° C
14.5 °
14.5 °
64 %
0.7kmh
77 %
Lun
19 °
Mar
20 °
Mer
15 °
Gio
19 °
Ven
10 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS