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Germania, -5% della popolazione entro il 2050: e in Italia?

L’Europa si trova di fronte a una metamorfosi silenziosa ma inesorabile. Le due principali economie manifatturiere del continente, Germania e Italia, sono in un declino demografico che minaccia di riscrivere non solo le regole del welfare, ma l’essenza stessa della loro struttura sociale. Nuovi dati pubblicati dall’istituto tedesco Ifo delineano uno scenario dove le culle vuote e l’invecchiamento della popolazione non sono più proiezioni teoriche, ma realtà già in grado di frenare il potenziale di crescita economica. E in Italia, il futuro sembra essere anche peggiore.

Germania: la revisione del declino e la “trappola” delle pensioni

Per anni, la Germania è stata considerata relativamente resiliente al calo demografico grazie all’immigrazione. Tuttavia, lo studio dell’Ifo ha rivisto le stime: la popolazione tedesca non calerà dell’1%, come previsto in precedenza, ma di quasi il 5% entro il 2050. Questo significa che tra venticinque anni la Germania conterà circa 79 milioni di abitanti, tornando ai livelli del 1990.

Il motivo di questa correzione è duplice: da un lato, le stime precedenti si basavano su dati gonfiati (la popolazione nel 2025 è di 83 milioni, non 85 come ipotizzato); dall’altro, le nascite previste per il 2030 saranno 150.000 in meno rispetto ai calcoli passati. E le ripercussioni economiche sono severe:

  • La fascia d’età tra i 20 e i 66 anni subirà una contrazione del 12%, perdendo un ottavo della sua base contributiva.
  • Il numero di chi ha diritto alla pensione salirà di oltre il 20%. Già oggi lo Stato destina un quarto del suo budget a sostenere il sistema pensionistico.
  • Gli analisti prevedono che questo “trascinamento strutturale” limiterà la crescita del Pil a un modesto 0,4% annuo nel lungo termine. Geograficamente, sarà l’ex Germania dell’Est a subire l’impatto più violento dello spopolamento.

Italia 2050: una società frammentata e sola

Se la Germania affronta un calo della forza lavoro, l’Italia si prepara a una vera e propria crisi della struttura familiare. Secondo l’Istat, la popolazione residente scenderà dai 59 milioni attuali a 54,7 milioni nel 2050 (con un calo del 7,3%, ben superiore al 5% tedesco) e crollerà a 45,8 milioni nel 2080.

Il dato italiano più preoccupante riguarda l’atomizzazione della società. Entro il 2050, il 41,1% delle famiglie sarà composto da una sola persona (circa 11 milioni di individui). Di questi, gli ultrasessantacinquenni che vivranno soli passeranno da 4,6 a 6,5 milioni. Le coppie con figli, che oggi rappresentano quasi 3 famiglie su 10, scenderanno a solo una su cinque (21,4%). Gli over 65 passeranno dal 24,3% al 34,6% della popolazione, mentre i “grandi anziani” (over 85), i più fragili, quasi raddoppieranno, passando dal 3,9% al 7,2%.

L’Italia perderà, in sintesi, 7,7 milioni di individui in età attiva (15-64 anni) entro il 2050, con la forza lavoro che scenderà a rappresentare solo il 54,3% della popolazione totale.

Il paradosso del Mezzogiorno e il limite dei migranti

Un elemento di convergenza tra i due Paesi è lo squilibrio regionale. In Italia, il Mezzogiorno sta vivendo un invecchiamento più rapido rispetto al Nord. Nel 2050 l’età media nel Sud raggiungerà i 51,6 anni, superando i 50,2 anni del Settentrione. Entro il 2080, il Meridione potrebbe perdere quasi 8 milioni di abitanti.

Per entrambi i Paesi, la migrazione non sarà la “bacchetta magica”.

  • In Germania, le restrizioni politiche e la minore attrattività hanno ridotto gli ingressi netti: nel 2025 si stimano 225.000 migranti (contro i 454.000 precedentemente previsti), con una stabilizzazione a 250.000 annui.
  • In Italia, l’Istat prevede un saldo migratorio netto positivo di circa 200.000 unità annue fino al 2040, che poi scenderà a 165.000. Tuttavia, anche nello scenario più favorevole, l’Istat avverte che il numero di nascite non compenserà mai quello dei decessi. Anche se la fecondità risalisse a 1,85 figli per donna (attualmente è circa 1,2), il calo delle donne in età fertile (che passeranno da 11,5 a 9,1 milioni nel 2050) renderebbe impossibile il ricambio naturale.

 Le proiezioni tedesche e italiane non sono solo numeri; rappresentano una sfida esistenziale per il modello di welfare europeo. Con meno lavoratori a sostenere un numero crescente di anziani fragili e soli, la pressione sulla sanità, sulla spesa assistenziale e sulle infrastrutture sociali diventerà insostenibile senza riforme radicali.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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