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Francia, a 29 anni arriva la lettera dello Stato: “Parliamo di fertilità”

Nel 2025 la Francia ha perso un equilibrio che durava da oltre settant’anni: per la prima volta dal dopoguerra le nascite sono state inferiori ai decessi. Non un semplice scarto statistico, ma un cambio di fase. Il Paese che per anni aveva mostrato una fecondità superiore alla media europea è scivolato in saldo naturale negativo. Da quel momento la questione demografica è uscita dai dossier tecnici per diventare priorità politica.

La risposta dell’esecutivo è stata rapida e mirata. Dal 2026 il ministero della Salute scriverà a tutti i cittadini che compiono 29 anni. Una comunicazione personale, recapitata per posta, con informazioni sui limiti biologici della fertilità, sulle possibilità di autoconservazione dei gameti e sui tempi della salute riproduttiva. L’obiettivo dichiarato è evitare il rimpianto del “se l’avessi saputo”.

La lettera ai 29enni dentro il piano contro l’infertilità

Il piano fertilità presentato dal ministero si compone di 16 misure. Nel testo ufficiale fertilità e salute perinatale sono definite “due temi strettamente legati” lungo il percorso “dal progetto di avere un figlio ai primi mesi dopo la nascita”. L’ambizione è “permettere a ciascuno di compiere scelte intime in modo consapevole e vivere questo percorso nelle migliori condizioni di salute possibili”. Tra le azioni previste figura la “diffusione di un’informazione mirata, equilibrata e scientificamente fondata sulla salute sessuale e riproduttiva, destinata a tutti i francesi all’età di 29 anni”.

La soglia coincide con l’età a partire dalla quale è consentita la crioconservazione ovocitaria con copertura pubblica fino ai 37. La lettera conterrà informazioni su contraccezione, prevenzione e congelamento dei gameti, precisando che queste possibilità “non sono una soluzione miracolosa” e ricordando che la fertilità è “una questione condivisa tra donne e uomini”. Il ministero assicura che l’iniziativa sarà senza “ingiunzioni o pressioni sociali”. Resta il dato politico: lo Stato individua un momento preciso del ciclo di vita e vi concentra un messaggio istituzionale.

Il piano non si esaurisce nella comunicazione. Prevede un portale nazionale sulla salute riproduttiva, il rafforzamento dell’educazione scolastica, una campagna informativa contro le false credenze e la prevenzione dei rischi ambientali e comportamentali. Sul piano clinico introduce un percorso dedicato alla fertilità, integra una scheda specifica nel bilancio di prevenzione, generalizza le piattaforme PREVENIR per l’individuazione precoce dei fattori di rischio ed estende l’autoconservazione con 30 nuovi centri, per arrivare a 70 entro il 2028.

I numeri della fecondità e la frattura del 2025

Per oltre un decennio la Francia è stata indicata come modello europeo di stabilità demografica. Nel 2010 il tasso di fecondità superava i due figli per donna. Negli anni successivi la curva ha iniziato a scendere. Secondo i dati dell’Institut national de la statistique et des études économiques (l’istituto nazionale di statistica della Francia), nel 2025 le nascite sono state circa 645 mila, a fronte di 651 mila decessi. Il saldo naturale negativo segna una rottura e apre interrogativi sulla sostenibilità nel medio periodo.

Il tasso di fecondità si colloca intorno a 1,56 figli per donna, al di sotto della soglia di sostituzione di 2,1. L’età media alla nascita del primo figlio è salita a 29-30 anni, cinque anni in più rispetto agli anni Ottanta. La posticipazione della maternità riduce lo spazio per eventuali ulteriori figli e aumenta l’esposizione ai limiti biologici. Le indagini demografiche mostrano inoltre una distanza crescente tra numero di figli desiderato e numero effettivamente realizzato.

Le conseguenze superano la sfera familiare. L’invecchiamento della popolazione accresce la pressione su pensioni e sanità, mentre si restringe la platea attiva. Il tema demografico è entrato stabilmente nell’agenda politica, intrecciandosi con il dibattito su welfare e immigrazione. L’intervento sui 29enni va letto in questo quadro.

Informare per incidere sul sistema

Il piano richiama un altro dato: una coppia su otto sperimenta difficoltà di fertilità. Nel comunicato si parla di “constatazioni accertate” e di raccomandazioni già note, affermando che “è tempo di agire”. La prevenzione diventa la leva principale: informare prima che la difficoltà si consolidi.

Parallelamente, il documento riconosce fragilità nel sistema perinatale. La Francia presenta un tasso di mortalità materna e infantile superiore a quello dei principali Paesi europei e una lieve crescita della mortalità neonatale dal 2011. Si fa riferimento a una “crisi demografica che colpisce l’insieme delle professioni in maternità” in un contesto di calo duraturo delle nascite.

Per questo, accanto al piano fertilità, è stato avviato un cantiere nazionale sulla salute perinatale e materna, con l’obiettivo di garantire “sicurezza, qualità ed equità delle cure su tutto il territorio”. L’intervento copre l’intero percorso, dalla prevenzione prima della gravidanza fino al follow-up postnatale.

Il governo rivendica un approccio centrato sulla salute pubblica. “Fertilità e perinatalità sono due questioni inseparabili del percorso di vita e ciascuna merita oggi un approccio adeguato e un accesso equo a cure di alta qualità e sicure”, ha dichiarato la ministra Stéphanie Rist nel comunicato ufficiale. La linea è quella dell’informazione come strumento di autonomia decisionale.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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