Una volta erano 7 kg in 7 giorni: la temibile clinica per dimagrire messa in piedi da Carlo Verdone e da Renato Pozzetto prometteva un’irrealistica perdita di peso, che poi degenerava inevitabilmente in una razzia di cibo ad opera dei pazienti e nella trasformazione dell’attività in un ristorante poco salutista. Se il film del 1986 prendeva in giro la moda delle diete e l’ossessione per la magrezza, in Cina hanno deciso di combattere in maniera altrettanto drastica un problema reale: l’epidemia di obesità che ha colpito il Paese. Secondo diversi studi, e come confermato dal governo, oltre la metà della popolazione è obesa o sovrappeso, con alti tassi anche tra i bambini.
I metodi cinesi tuttavia sono poco ortodossi, alla pari della clinica di Alfio e Silvano, tanto che si sta iniziando a parlare di ‘campi di dimagrimento’, espressione che rende già l’idea dell’approccio che ne è alla base. Si tratta di strutture, affiliate al governo o private, ricavate riconvertendo vecchie scuole o dormitori e dove le persone entrano volontariamente per essere costrette a perdere peso. Spesso, dopo molteplici tentativi fallimentari di diete, personal trainer e programmi di dimagrimento tradizionali. E una volta entrati, non è facile uscirne.
I campi di dimagrimento’ cinesi
Le strutture in questione infatti sono state assimilate a delle ‘prigioni’, nel senso che i cancelli sono chiusi 24 ore su 24 e non è possibile uscire per 28 giorni, a meno di “validi motivi”. Tanto dura il rigido programma per dimagrire, che prevede allenamenti massacranti, dieta ferrea, monitoraggio obbligato del peso obbligatorio (mattina e sera), routine ad alta disciplina personalizzate e una stretta sorveglianza sul rispetto delle regole.
La vita in un campo di dimagrimento cinese
Il Daily Mail riporta l’esperienza di una influencer australiana (su Instagram @eggeats) che è entrata in una di queste strutture e ha raccontato come sono andare le sue quattro settimane alla Full Metal Jacket. L’ossatura della giornata prevede sveglia alle 7.30 e quattro ore di allenamento al giorno, con lezioni di aerobica al mattino e al pomeriggio, di Hiit e di spinning. In tutto, 19 lezioni settimanali, che comprendono anche tapis roulant e boxe.
Quanto al ‘carburante’, la colazione prevede un pezzo di pane, pomodoro e cetriolo tritati e quattro uova sode. Il pranzo, che è il pasto più ricco della giornata, alterna proteine – anatra brasata, gamberetti – a verdure al vapore o saltate in padella, radici di loto, carote crude e un frutto come la banana. È possibile fare il bis, ma sono banditi gli spuntini. Snack, cibi confezionati e alimenti come fritti e noodles sono totalmente vietati, tanto da essere confiscati all’ingresso e attraverso regolari controlli nelle stanze.
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I ‘pazienti’ hanno del tempo per sé a disposizione ogni giorno, e la domenica è quasi libera (sempre all’interno della struttura) fino alla lezione di spinning serale, ovviamente obbligatoria. Certamente la privacy non è la caratteristica principale del metodo, dato che chi entra nel programma può usufruire solo di un posto in dormitorio (ma con una scrivania personale e uno spazio per i propri effetti personali sotto il letto). Le toilette sono in comune, all’esterno, con bagni alla turca e docce.
Quello che ha fatto parlare di ‘campi di dimagrimento’, oltre all’organizzazione militare del programma, sono i cancelli in acciaio, presidiati costantemente dalla sicurezza, i cavi elettrici attorno agli edifici e gli alti muri di cemento, nel caso a qualcuno dovesse venire in mente di fuggire.
Ma c’è una differenza sostanziale rispetto alle prigioni. Come dicevamo, le persone accedono volontariamente all’addestramento e anche a un costo a buon mercato: circa 1000 dollari, comprensivi di vitto e alloggio.
Il bello è che i ‘campi’ sono aperti anche a chi non è cinese, perciò, se dopo le feste natalizie ci sentiamo appesantiti, possiamo serenamente scordarci il dott. Nowzaradan e le polpette bavaresi che Fantozzi sottraeva al professor Birkermaier nella sua famigerata clinica dimagrante, e prendere in considerazione l’ipotesi più drastica: andare in Cina.
Morire in un campo di dimagrimento
Ma attenzione: il metodo dei ‘fat camp’ pone più di un problema. Non può essere taciuto il caso estremo di Cuihua, un’influencer di 21 anni che nel 2023 è morta cercando di perdere 100 chili (su 156) passando per diversi campi per il dimagrimento e documentando tutto sui suoi social. Ma senza arrivare a tanto, una disciplina ferrea, una carenza estrema di nutrienti e allenamenti che metterebbero a dura prova un atleta rischiano di avere ripercussioni concrete sulla salute e sul benessere di chi vi si sottopone, anche se ‘solo’ per 4 settimane (tanto più se ripetute).
Questi campi impongono diete estremamente ridotte o sbilanciate (poca energia, poche calorie, restrizioni severe sui macronutrienti) che possono portare a carenze nutrizionali se non adeguatamente bilanciate o monitorate, causare effetti collaterali da ‘crash diet’, come affaticamento, perdita di massa muscolare, rallentamento metabolico. Inoltre, i critici sottolineano che i programmi in questione non tengono conto della variazione individuale nelle condizioni di salute ma propongono programmi ‘taglia unica’ che rischiano di non considerare problemi medici preesistenti o adattamenti personali all’esercizio intenso.
Il sottile confine tra body shaming e stile di vita sano
E i potenziali danni non sono solo a livello fisico, ma anche psicologico. L’associazione tra privazione e disciplina e un presunto stile di vita sano rischia di far sviluppare un’ossessione per il cibo, che può sfociare in veri e propri disturbi dell’alimentazione. Inoltre, sebbene la lotta all’obesità e al sovrappeso sia giustificata dal collegamento tra queste condizioni e morti premature e importanti problemi di salute, il confine con il body shaming è davvero sottile. “Ho fatto tante amicizie, tutti sono gentili e non giudicanti perché abbiamo lo stesso obiettivo: perdere grasso”, ha scritto @eggeats, che ha perso 4 kg in 14 giorni, ma i medici mettono in guardia su come il concetto di magrezza sia diventato una sorta di capitale sociale e su come la pressione sociale sul ‘corpo perfetto’ possa peggiorare la percezione di sé, soprattutto nei giovani.
Infine, non è chiaro cosa succeda una volta che i cancelli si spalancano e il paziente può tornare alla vita normale, probabilmente alleggerito rispetto a quanto è entrato. Ma come ben sappiamo, il peso perso rapidamente, con diete insensate e carenti di nutrienti, è un peso che si riprende con gli interessi. I media locali riferiscono infatti che molti esperti hanno espressamente chiesto più supervisione e standard di sicurezza per evitare pratiche potenzialmente pericolose e avvisato che senza regolamentazioni, programmi rigorosi e a rischio di danni possono proliferare.
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simona.cetola@adnkronos.com (Simona Cetola)


