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Cina, violenza sessuale sui minori: Xi conferma la pena di morte, i nomi vengono resi pubblici

Il 2 febbraio 2026, un account X con milioni di follower pubblica un post: “BREAKING: La Corte Suprema cinese dichiara che gli abusi sessuali su minori sono ‘estremamente vili’ e saranno punibili con la morte senza alcuna clemenza”. Dodici milioni di visualizzazioni in poche ore, ventiseimila condivisioni. Peccato che quella sentenza fosse già stata emessa nel luglio 2019.​

La notizia virale di febbraio 2026 non è falsa, ma la riaffermazione pubblica di un principio giuridico già stabilito dalla Corte Suprema del Popolo cinese sette anni fa, rafforzato nel 2023 e applicato con esecuzioni documentate fino a poche settimane fa.

Vale la pena capire cosa c’è davvero dentro, perché il contenuto è più interessante del titolo.

Violenza sessuale su minori, cosa prevede la legge cinese 

Il 24 luglio 2019, la Corte Suprema del Popolo ha pubblicato su Xinhua una dichiarazione ufficiale dopo l’esecuzione di He Long, condannato per aver rapito, violentato e filmato tre bambine. Il comunicato stabilisce che chiunque commetta violenza sessuale su minori con modalità “estremamente vili per natura” e produca “conseguenze estremamente gravi” sarà condannato a morte senza attenuanti. La formula non è una nuova legge: è un’interpretazione applicativa dell’articolo 236 del Codice penale, che già prevedeva la pena capitale per stupro aggravato.

La novità del 2019 sta nel messaggio inviato al popolo: la Corte Suprema sceglie di comunicare pubblicamente le esecuzioni, con i nomi, i reati, le motivazioni come strumento deliberato di deterrenza sociale.​

La svolta digitale

La svolta strutturale arriva il 26 maggio 2023, quando la Corte Suprema e la Procura Suprema emettono un’interpretazione giudiziaria congiunta, entrata in vigore il 1° giugno, che estende il perimetro della norma al mondo online. Il testo stabilisce che costringere o indurre minori a inviare foto o video di nudo su piattaforme come QQ o WeChat configura reato penale, anche se non c’è contatto fisico. Chi usa il materiale per ricattare le vittime e ottenere incontri fisici risponde delle stesse aggravanti previste per il reato consumato.

Lo stesso giorno dell’annuncio, tre uomini vengono giustiziati nelle province di Hubei, Shandong e Henan. Online i tre avevano adescato le vittime e ottenuto le loro immagini, poi sono passati alla violenza fisica.

Tre esecuzioni, tre storie

Il ciclo si ripete a novembre 2024, con tre giustiziati la cui sentenza di condanna era stata approvata dalla Corte Suprema. Uno aveva violentato otto bambine nel corso di anni, incontrate ai cancelli degli asili o sui mezzi pubblici. Un secondo aveva abusato per cinque anni di una bambina del suo villaggio, che si è tolta la vita a 16 anni. Il terzo era un insegnante. Anche in questo caso, Xinhua e China Daily Hong Kong riportano i casi con dettagli precisi: nomi, reati, date, motivazioni della Corte Suprema.

Le sentenze ribadiscono che i comportamenti dei criminali “hanno gravemente danneggiato la salute fisica e mentale dei minori e messo in discussione i limiti legali e morali della società”.  Questa formulazione “attiva” la massima aggravante prevista nell’impianto normativo cinese.​

Febbraio 2026, la conferma di Xi Jinping 

Il 10 febbraio 2026, durante una visita a un istituto per minori, il presidente cinese Xi Jinping ha ribadito la politica di “tolleranza zero” verso i crimini sui bambini, collegandola esplicitamente alla stabilità nazionale e al futuro demografico del Paese. Pochi giorni dopo, i media statali hanno comunicato le esecuzioni di operatori sportivi e istruttori che avevano abusato della propria posizione di autorità per commettere reati di violenza sui minori.

È questo il meccanismo che ha generato il post virale di febbraio 2026: non una nuova legge, ma una nuova ondata comunicativa su un principio già consolidato. Il risultato pratico è però reale. La classificazione come “crimine estremamente vile” non è una dichiarazione di principio, bensì un criterio operativo applicato dai giudici per decidere se approvare o meno una sentenza capitale. E le esecuzioni documentate dal 2019 a oggi mostrano che viene applicata con regolarità.

Cosa cambia davvero: tre elementi di novità

Rispetto al 2019, l’impianto normativo cinese sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali si è modificato in tre direzioni concrete:

  • Estensione digitaledel 2023: gli abusi online sono ora equiparati a quelli fisici, con le stesse aggravanti. Una norma che risponde a un fenomeno globale — il grooming via app — con uno strumento locale di massima severità;
  • Segnalazione obbligatoria: dal 2020 esiste un sistema che impone a medici, insegnanti, assistenti sociali e operatori sanitari di riferire qualsiasi sospetto di abuso alle autorità, con sanzioni per chi omette la segnalazione. Dal 2020 al 2023 sono stati gestiti 5.358 casi attraverso questo sistema;
  • Visibilità delle esecuzioni: la Corte Suprema ha adottato la comunicazione pubblica dei casi come strumento di politica criminale. Non solo si punisce: si mostra che si punisce, con nomi e dettagli, per produrre un effetto deterrente sull’opinione pubblica.

Il limite che la severità non risolve

Quello che la pena di morte non cambia è la natura strutturale del problema.

I dati della Procura Suprema cinese indicano che tra il 2018 e il 2022 sono state incriminate 131.000 persone per reati sessuali su minori. Il nodo della questione è che gran parte di questi reati viene commesso da figure che hanno ruoli di autorità, come insegnanti, genitori, allenatori. Questo rende i reati più difficili da colpire con la deterrenza della pena capitale, perché avvengono nell’invisibilità dei rapporti di fiducia. Nessuno ha mai smesso di abusare per paura dell’esecuzione, ma solo quando è stato scoperto, denunciato, arrestato. In pratica, la severità della pena conta meno della probabilità di essere scoperti.​

Il punto accomuna Cina, Italia e ogni altro sistema giuridico: la protezione dei minori si costruisce prima di tutto sulla capacità di rendere visibile quello che avviene nell’ombra, non solo sulla certezza della punizione quando l’ombra è già diventata danno.

Mondo

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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