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Il ricercatore del Cnr: “Tra clima e consumo del suolo in Italia è allarme biodiversità”

(Adnkronos) – La desertificazione è una minaccia che investe anche il bacino del Mediterraneo, una delle aree più vulnerabili al cambiamento climatico. Emanuele Romano del Cnr-Irsa all’Adnkronos spiega come il fenomeno tocchi da vicino il nostro Paese da nord a sud e come sia fondamentale tutelare gli ‘ecosystem services’. 

Oggi è la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, quali rischi sono presenti nel nostro Paese?
 

“In Italia ci sono segnali evidenti di diminuzione della biodiversità sia negli ecosistemi acquatici che terrestri”, sottolinea all’Adnkronos Emanuele Romano, ricercatore dell’Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Irsa). “A livello globale, il bacino del Mediterraneo è una delle aree che risente di più degli effetti del cambiamento climatico. Le variazioni termopluviometrico – spiega l’esperto – hanno un impatto diretto sulle risorse idriche e sugli ecosistemi collegati, ma anche indiretto a causa di fattori antropici. Un doppio impatto quindi che determina un utilizzo del suolo più incisivo rispetto al passato con una perdita progressiva della capacità produttiva, biologica ed economica del terreno. E’ così che aumenta il rischio di desertificazione o land degradation”. Sono molteplici i processi che si innescano, tra cui, per esempio, “l’impermeabilizzazione del suolo che produce, quando piove intensamente, un aumento dell’energia di ruscellamento aggravando fenomeni di erosione. E’ importante quindi – esorta il ricercatore – tutelare gli ‘ecosystem services’, ovvero tutti quei processi legati al buon funzionamento degli ecosistemi che determinano poi di fatto il buono stato qualitativo dei corpi idrici superficiali e sotterranei”.  

La desertificazione non è nel Sahara, ma nelle nostre campagne. Può spiegarci?
 

“La desertificazione non riguarda i deserti, che ospitano una biodiversità adattata a condizioni estreme, ma può interessare le zone confinanti, come lo è l’area mediterranea. Da sempre il sud Italia è considerato infatti una zona semi-arida con criticità in aumento, proprio per le sue caratteristiche. In realtà, le vulnerabilità attraversano l’Italia da nord a sud. Tant’è che lo stato di emergenza per crisi idriche negli ultimi vent’anni ha interessato – anche se in momenti diversi – tutto il territorio nazionale (ad esempio 2022-2023 bacino del Po, Alpi orientali e centro Italia; 2024-2025 sud Italia, solo per citare le due più recenti)”.  

Come va affrontato il problema della siccità?
 

La siccità del fiume Po del 2022, “che ha sfiorato il dramma, dovrebbe allargare il nostro sguardo: dobbiamo acquisire consapevolezza che queste problematiche diventeranno ancora più forti nei prossimi decenni. E’ un fenomeno che va affrontato in maniera complessiva tenendo insieme gli aspetti che sono legati all’economia, quindi alle capacità produttive del Paese, insieme all’ecologia e al buon funzionamento degli ecosistemi”.(di Sibilla Bertollini) 

 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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