Menopausa, dalla confessione di Alessia Marcuzzi ai dati sulla disinformazione: i 10 miti da sfatare

Le prime dimenticanze, le vampate di calore, la paura di sentirsi meno “donna”. La menopausa può essere un percorso a ostacoli, la maggior parte dei quali spesso assume le sembianze della disinformazione e del tabù. Lo sa bene Alessia Marcuzzi che, attraverso una video-confessione intima ed emotivamente potente pubblicata su Instagram, ha scelto di esporsi in prima persona per raccontare la propria esperienza diretta, trasformando un vissuto personale e riservato in un’occasione di sensibilizzazione collettiva. La conduttrice ha rivelato di aver iniziato il percorso della perimenopausa, la delicata fase di transizione che precede la cessazione definitiva del ciclo, all’età di 47 anni, trovandosi ad affrontare un improvviso e complesso stravolgimento fisico e psicologico per il quale non si sentiva preparata.

La storia di Alessia Marcuzzi non rappresenta un’eccezione, ma costituisce la diretta conseguenza di un fallimento strutturale nell’educazione alla salute. Il senso di inadeguatezza avvertito da milioni di donne affonda le sue radici in un sistema sociosanitario e formativo che continua a lasciare il genere femminile privo di strumenti preventivi e conoscitivi adeguati. Ma andiamo con ordine.

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Cosa ha detto Alessia Marcuzzi sulla menopausa

Il racconto della conduttrice ha messo a nudo le dinamiche psicologiche e i comportamenti difensivi generati dallo stigma sociale. Marcuzzi ha confessato la vergogna provata inizialmente, arrivando a descrivere gesti simbolici legati alla paura del giudizio altrui, come il continuare a “tenere gli assorbenti in borsa anche quando non erano più necessari”, pur di aggrapparsi a una parvenza di normalità ed evitare lo stigma del cambiamento. Poi l’imbarazzo di fronte alle battute e ai commenti superficiali scaturiti dalle dimenticanze improvvise o dai calori improvvisi: “Guardati sembri una in menopausa!”. Di fronte a tali insinuazioni, la risposta spontanea era una risata forzata volta a smentire la parola stessa e a neutralizzarne la carica svalutativa, mentre nell’intimo si agitava il desiderio opposto di urlare: “Sì….e allora?”. Una tensione irrisolta che tradiva la paura e la sensazione dolorosa di sentirsi improvvisamente “Meno donna. Meno rilevante. Meno competente. Meno divertente. Meno desiderabile”.

Nel corso del suo intervento, la conduttrice ha usato l’analisi linguistica ed etimologica del termine, nata dall’unione di mēn (“mese”) e pausis (“cessazione”), per far notare come quel prefisso “men” venga assimilato e recepito nel linguaggio comune come un “meno” di natura sottrattiva, quasi ad evocare un’idea di inesorabile perdita della carica vitale. Per ribaltare questa narrazione penalizzante, Marcuzzi si è ispirata alla sensibilità della cultura giapponese, che interpreta questo passaggio biologico non come un declino, ma come una rinascita e una “nuova fioritura”. Con il lancio dello slogan “Noi siamo In Bloom”, la conduttrice ha rivolto un invito accorato a tutte le donne a riscoprire la propria forza, ridefinendo la menopausa non più come un motivo di imbarazzo o di occultamento, bensì come l’inizio di un nuovo capitolo di consapevolezza e autenticità.

La mappa della disinformazione

I dati emersi dalle indagini demografiche e cliniche condotte a livello nazionale e internazionale delineano un quadro di profonda impreparazione, dove il “sentito dire” e il passaparola sostituiscono drammaticamente la medicina basata sulle evidenze. Uno studio pubblicato su The Lancet Obstetrics, Gynaecology, & Women’s Health e condotto dall’University College London su un campione di 947 donne in perimenopausa ha evidenziato lacune educative impressionanti. Fino al 90% delle intervistate ha affermato di non aver mai ricevuto alcuna forma di educazione sulla menopausa durante il percorso scolastico, mentre oltre il 60% si è definita del tutto disinformata sull’argomento. L’indagine ha rivelato che il 68,2% del campione inizia a cercare informazioni sul tema esclusivamente alla comparsa dei primi sintomi. In questo panorama di vuoto formativo, le fonti primarie a cui le donne si rivolgono rimangono informali e ufficiose: il 63,2% attinge alle confidenze delle amiche e il 62,2% effettua ricerche generiche sui siti web, mentre solo una frazione minoritaria consulta portali scientifici ufficiali come quello della Menopause Society.

Nel nostro Paese, il report intitolato “La menopausa nella vita delle donne”, promosso nel 2024 da Fondazione Onda Ets, dimostra un’evidente distanza tra la percezione individuale e l’autorevolezza delle fonti consultate. Il 56% delle donne italiane ritiene di possedere un livello d’informazione medio-alto sulla menopausa, ma l’analisi dei canali di apprendimento smentisce la solidità di tale consapevolezza: il 74% dichiara infatti di basarsi sulle esperienze di amiche e familiari e il 62% su ricerche in internet. L’apporto del personale sanitario appare invece secondario e frammentato: se il ginecologo viene indicato come fonte dal 65% delle intervistate, la figura fondamentale del Medico di Medicina Generale si attesta ad appena il 39%. Questo dato evidenzia un grave e critico gap diagnostico nell’assistenza sanitaria primaria, dove il primo presidio territoriale stenta a porsi come punto di riferimento per la salute ormonale.

La guida medica: i 10 falsi miti sfatati dalla dottoressa Cristina Tomasi

Per demolire questo castello di pregiudizi, notizie errate e tabù tramandati di generazione in generazione, la dottoressa Cristina Tomasi, medico specialista in medicina interna con un’esperienza ultra trentennale maturata presso l’Ospedale Regionale di Bolzano e in ambito ambulatoriale, ha pubblicato il volume “Una nuova te. Il rivoluzionario Metodo Tomasi per la salute delle donne 40+”. Partendo dall’ascolto diretto delle sue pazienti e analizzando i dubbi ricorrenti della sua vasta community, la specialista ha sintetizzato una guida clinica per smantellare i dieci miti più pericolosi e diffusi.

I 10 falsi miti sulla menoapusa

  1. La menopausa arriva all’improvviso: è un errore prospettico sovrapporre la menopausa all’intero processo di transizione. Clinicamente, la menopausa è soltanto una data esatta sul calendario, definita da 12 mesi consecutivi di assenza del ciclo mestruale. Il vero viaggio biologico comincia anni prima con la perimenopausa, fase caratterizzata da marcate oscillazioni ormonali in cui compaiono insonnia, irritabilità, sbalzi d’umore, palpitazioni, nebbia mentale e alterazioni del ritmo come cicli ravvicinati o abbondanti. Sono proprio questi sintomi aspecifici che spingono impropriamente le donne a consultare il neurologo, il cardiologo o il gastroenterologo prima di ricevere la corretta inquadratura ormonale.
  2. La terapia ormonale è pericolosa e va evitata: il terrore generalizzato nei confronti della Terapia Ormonale Sostitutiva nasce dall’interpretazione scorretta e dalla cattiva divulgazione di vecchi studi scientifici datati. La medicina basata sulle evidenze dimostra che la terapia, laddove prescritta in modo sartoriale e avviata nella cosiddetta “finestra di opportunità”, attenua la sintomatologia, protegge la densità ossea, sostiene il metabolismo e riduce il rischio cardiovascolare. Inoltre, in perfetto accordo con le direttive della North American Menopause Society (Nams) e della International Menopause Society (Ims), la terapia non deve essere sospesa per forza al compimento dei 60 anni: la durata del trattamento va modulata nel tempo valutando se i benefici continuino a superare i rischi per la specifica paziente.
  3. Gli ormoni fanno ingrassare: responsabile dell’aumento ponderale e del cambio di silhouette non è la terapia farmaceutica, ma la progressiva carenza degli estrogeni. Il crollo estrogenico induce un aumento della resistenza insulinica, una riduzione della termogenesi e una fisiologica perdita di massa muscolare, fattori che favoriscono il deposito di grasso viscerale a livello addominale. Gli estrogeni aiutano a mantenere attivo il metabolismo e a stabilizzare il peso corporeo; la terapia ormonale agisce contrastando questo accumulo, non il contrario.
  4. La menopausa è solo vampate e sudorazioni: ridurre questa fase alle sole vampate di calore significa ignorare la complessità dell’endocrinologia umana. La deprivazione estrogenica colpisce l’organismo in modo profondamente sistemico, coinvolgendo il sistema nervoso, l’apparato cardiovascolare, la funzionalità intestinale, la salute di muscoli e articolazioni, l’apparato urogenitale, la cute e il metabolismo. Moltissime donne non sperimentano alcuna vampata, ma soffrono di alterazioni severe a carico di altri organi senza collegarle al calo ormonale.
  5. È tutto nella tua testa: la sintomatologia menopausale non è una proiezione psicologica, una fragilità caratteriale o un’invenzione umorale. I disturbi avvertiti costituiscono risposte biologiche dirette e misurabili a variazioni ormonali reali. Gli estrogeni e il progesterone regolano direttamente le strutture cerebrali preposte alla termoregolazione, alla qualità del sonno, ai processi metabolici e alla sintesi dei neurotrasmettitori dell’umore: riconoscerne la natura organica è il primo atto di rispetto medico e clinico verso la donna.
  6. Se hai sintomi, significa che stai invecchiando male: l’entità e la gravità dei sintomi in perimenopausa rappresentano una variabile biologica squisitamente individuale. La reattività dell’organismo alle fluttuazioni ormonali dipende da fattori genetici e recettoriali, e non riflette in alcun modo la forza d’animo, la tenacia, il valore personale o lo stato di forma generale della donna.
  7. La sessualità finisce con la menopausa: l’intimità non è un interruttore che si spegne con il declino della riserva ovarica. La carenza ormonale può provocare secchezza vaginale, dolore nei rapporti (dispareunia) e calo del desiderio, ma la medicina d’avanguardia offre risposte terapeutiche efficaci. L’integrazione di terapie ormonali locali vaginali, trattamenti sistemici e percorsi di fisioterapia del pavimento pelvico permette di risolvere le problematiche urogenitali. La sessualità femminile non si estingue: si trasforma e può continuare a essere vissuta con pienezza.
  8. Bisogna sopportare, è una fase naturale: l’origine fisiologica della menopausa non giustifica la rassegnazione al dolore. La narrazione patriarcale del “dover soffrire in silenzio” va respinta con fermezza scientifica. La medicina clinica dispone oggi di un insieme integrato di strumenti efficaci, dalla Terapia Ormonale Sostitutiva, ai protocolli nutrizionali mirati, passando per la fitoterapia o l’esercizio fisico costante e il supporto psicologico, in grado di controllare e azzerare la stragrande maggioranza dei sintomi affinché nessuna donna debba rinunciare alla qualità della propria vita.
  9. Se non hai sintomi, non serve fare controlli: l’assenza di disturbi eclatanti non equivale all’assenza di modificazioni organiche silenti. Nei primi dieci anni dall’ultima mestruazione, una donna può arrivare a perdere fino al 30% della propria massa ossea a causa del riassorbimento osteoclastico, mentre il profilo lipidico e la sensibilità all’insulina subiscono alterazioni asintomatiche ma pericolose. Monitorare preventivamente la salute dell’osso, l’apparato cardiovascolare, il profilo metabolico e la sfera urogenitale è indispensabile anche in totale assenza di dolore o fastidi.
  10. La menopausa è la “fine dei giochi”: questo stereotipo è un puro pregiudizio culturale destituito di ogni fondamento biologico. La menopausa rappresenta una complessa e affascinante riorganizzazione neuro-endocrina che apre a una stagione di grande valore. Libere dalle fluttuazioni del ciclo fertile, molte donne acquisiscono un livello superiore di consapevolezza, lucidità decisionale, autonomia e una straordinaria riorganizzazione delle proprie energie vitali.

Un nuovo paradigma per la salute e la società

Il dibattito scaturito dalle parole di Alessia Marcuzzi e l’inquadramento medico fornito dalla dottoressa Cristina Tomasi dimostrano come non sia più rinviabile una radicale riforma della narrazione sulla salute femminile in Italia. La menopausa non può continuare a rimanere un tabù confinato nell’ombra della vergogna individuale, né essere abbandonata alla gestione del passaparola o della disinformazione digitale.

Abbattere la cappa di silenzio richiede un’azione sistemica su più fronti: è indispensabile promuovere una formazione specifica e costante per i Medici di Medicina Generale e gli operatori sanitari del territorio, strutturare programmi educativi e informativi trasparenti fin dall’età giovanile e bonificare il linguaggio comune da quei retaggi svalutativi che associano l’invecchiamento femminile a una perdita di utilità sociale o desiderabilità.

In questo scenario, la visione culturale del “Noi siamo In Bloom” trova il suo fondamento scientifico e la sua massima efficacia clinica nel Metodo Tomasi: la consapevolezza emotiva e l’empowerment femminile devono camminare di pari passo con la prevenzione medica rigorosa, la diagnosi precoce e la personalizzazione terapeutica. Trasformare la menopausa da presunta condanna biologica a stagione di maturità, forza e nuova fioritura non è soltanto un obiettivo medico, ma un fondamentale atto di civiltà e rispetto per la salute e la dignità di tutte le donne.

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Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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