Fuori sede, fuori budget? Dalle tende a Montecitorio alle proteste in piazza (e in Francia e in Spagna)

Anna è una studentessa di liceo che guarda all’università con la speranza del futuro, ma per lei e per migliaia di suoi coetanei il percorso verso l’indipendenza rischia di bloccarsi ben prima di iniziare. L’orizzonte che l’attende dopo il diploma è segnato da ostacoli economici e strutturali: pochi anni più tardi, con una laurea in tasca, Anna guadagnerà 800 euro al mese grazie a uno stage post-laurea, se le dice bene. Per una singola stanza in affitto in un appartamento condiviso a Roma, Milano, Torino o Bologna, ne deve versare ben più della metà. Vivere, mangiare e spostarsi con neanche 200 euro rappresenta un’impresa impossibile. E quando, tempo dopo, Anna riuscirà a stabilizzare la propria posizione lavorativa portando lo stipendio a 1.500 euro al mese, la prospettiva di avere un’abitazione tutta sua continuerà comunque a rimanere un miraggio inaccessibile. La sua storia non costituisce un caso isolato, ma rappresenta il sintomo quotidiano di un cortocircuito strutturale. Al vertice della piramide dei bisogni primari, il tetto sopra la testa rappresenta la precondizione indispensabile per costruire un’esistenza autonoma, fondare una famiglia o semplicemente pianificare il proprio domani. Nel momento in cui alle nuove generazioni viene chiesto di diventare adulte senza però fornire loro gli strumenti economici e infrastrutturali per farlo, la promessa della mobilità sociale si spezza e la frustrazione si trasforma in scontro collettivo.

Studenti protestano al ministero dell'Istruzione e del Merito
Studenti protestano al ministero dell’Istruzione e del Merito (Ipa)

La radiografia del Cnel: la realtà del Pnrr e il deficit del 70%

A documentare in modo analitico l’ampiezza di questa emergenza abitativa e formativa è l’ultima Relazione del Centro nazionale economia e lavoro (Cnel) sui Servizi Pubblici 2026, che integra le rilevazioni dell’ASviS legate al monitoraggio degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda Onu 2030. Nel comparto della residenzialità universitaria, i dati tracciano un quadro di storico ritardo strutturale. Nel 2021, la disponibilità di alloggi pubblici garantiva un posto letto ad appena il 2,2% della popolazione studentesca complessiva, pari a circa 41.000 alloggi. Questo livello appariva abissalmente distante dal target di riferimento della Strategia Nazionale, identificato con la media dell’Unione europea che assicura una copertura pari ad almeno il 18% degli iscritti. Per provare a invertire questa tendenza, la specifica riforma del Pnrr ha mobilitato 1,2 miliardi di euro con l’obiettivo di realizzare circa 60.000 posti letto aggiuntivi entro il mese di agosto 2026.

Tuttavia, il modello previsionale elaborato nell’analisi del Cnel ha dimostrato che, anche nel caso in cui tutti i progetti finanziati dal Pnrr vengano completati con successo e nei tempi prescritti, l’Italia registrerà comunque uno scarto negativo del 70% rispetto al traguardo europeo. In termini assoluti, al termine della parabola del Pnrr mancheranno ancora all’appello 235.887 alloggi destinati agli studenti universitari. Per azzerare del tutto questo deficit residuo entro il 2030 occorrerà un ulteriore sforzo economico stimato in 4.715,5 milioni di euro, oltre la metà dei quali concentrati in tre sole regioni: il Lazio con il 19% del fabbisogno economico residuo (pari a 916,7 milioni di euro), la Campania con il 16% (764,3 milioni) e la Lombardia con il 15% (700,7 milioni).

La crisi degli alloggi si colloca in un sistema educativo e terziario segnato da profonde contraddizioni interne. Da un lato, la Relazione del Cnel evidenzia elementi di progresso, come la riduzione della dispersione scolastica esplicita all’8,3% rispetto al 14,7% del 2015 e il raggiungimento del record storico di 2,05 milioni di iscritti alle università italiane nell’anno accademico 2024/25, con un tasso di passaggio dalla scuola superiore all’ateneo salito al 64,8%. Dall’altro lato, la quota di giovani laureati tra i 25 e i 34 anni si ferma al 31,6%, a fronte di una media Ocse del 48,4%. Inoltre, la spinta verso l’istruzione universitaria è stata fortemente sostenuta dalla crescita vertiginosa degli atenei telematici, i cui iscritti sono quasi triplicati con un incremento del 158,6% dal 2018/19, arrivando a coprire il 15% della platea universitaria totale e a rilasciare quasi il 18% dei titoli complessivi.

Studenti montano tende contro il caro affitti a Montecitorio
Studenti montano tende contro il caro affitti a Montecitorio (Ipa)

Tende a Montecitorio, mobilitazione nelle piazze

La drammaticità di queste cifre si è tradotta in una vasta mobilitazione sociale che ha visto convergere studenti di ogni ordine e grado, fuorisede e personale scolastico. A Roma, la protesta dei giovani universitari ha assunto forme altamente simboliche attraverso l’allestimento di una tendopoli in Piazza Montecitorio, trasformando lo spazio antistante il Parlamento nel centro di denuncia contro il caro-affitti e l’impossibilità di trovare alloggi a prezzi sostenibili. La protesta è esplosa oggi 16 ottobre a livello nazionale con la giornata dello sciopero studentesco nota come “No Meloni Day”, promossa da sigle come l’Opposizione Studentesca d’Alternativa e Cambiare Rotta. La manifestazione ha portato in piazza decine di migliaia di giovani in oltre 40 città italiane, culminando a Roma con un lungo corteo che ha sfilato dal Colosseo fino alla sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito per pretendere un confronto diretto con il ministro Giuseppe Valditara.

Le richieste avanzate dalle piazze chiedono una rottura netta con le politiche attuali: uno stanziamento straordinario di 13 miliardi di euro da destinare alla messa in sicurezza e alla riqualificazione dell’edilizia scolastica, il ritiro della riforma degli istituti tecnico-professionali, la cancellazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro e il blocco immediato del carovita che svaluta il diritto allo studio. La protesta giovanile ha poi saldato le proprie rivendicazioni con quelle del personale scolastico e dei sindacati di base, inserendosi nel percorso di mobilitazione verso lo sciopero generale indetto dall’Usb per il 30 ottobre con l’obiettivo di bloccare le attività produttive ed educative del Paese. Da parte delle istituzioni, il ministro Valditara ha fermamente condannato gli episodi di tensione verificatisi all’esterno del Ministero, bollando il lancio di petardi, fumogeni e bombe carta, l’imbrattamento dei monumenti e i danneggiamenti alla bandiera italiana come atti di teppismo politico e di aggressione contro le istituzioni dello Stato.

Studenti francesi in piazza
Studenti francesi protestano in strada (Ipa)

Le proteste in Francia e in Spagna

Il disagio espresso dalle piazze italiane non costituisce un fenomeno isolato, ma si inserisce all’interno di una più ampia vertenza generazionale che sta scuotendo i principali Paesi dell’Europa occidentale.

In Francia, la protesta ha assunto i connotati di una vera e propria rivolta studentesca contro il degrado del sistema scolastico e la mancanza di prospettive di mobilità sociale. Le mobilitazioni degli studenti delle scuole superiori hanno portato al blocco o alla chiusura di circa 500 istituti secondari in tutto il Paese e sono state segnate da duri scontri con le forze dell’ordine, che hanno eseguito oltre 5.000 arresti. Gli studenti francesi denunciano ritmi scolastici estenuanti con orari giornalieri dalle 8 alle 18, interi mesi di lezione persi a causa di cattedre scoperte e docenti non sostituiti, nonché la fatiscenza degli edifici scolastici, caratterizzati da soffitti crollati, infiltrazioni d’acqua e infestazioni di blatte. Di fronte all’escalation della protesta, il Primo Ministro centrista Sébastien Lecornu è dovuto intervenire sollecitando le autorità locali a coprire con urgenza le assenze dei docenti e ad avviare un piano straordinario di ristrutturazione degli immobili.

Proteste contro la speculazione immobiliare in seguito allo sfratto di Maricarmen Abascal a Madrid
Proteste contro la speculazione immobiliare in seguito allo sfratto di Maricarmen Abascal a Madrid (Ipa)

In Spagna, la frattura sociale si è concentrata sull’emergenza abitativa e sulle speculazioni immobiliari che soffocano i giovani lavoratori e le famiglie vulnerabili. Manifestazioni di massa hanno attraversato oltre 50 città spagnole, mentre nel cuore di Madrid è stata allestita una prolungata accampata di protesta in Puerta del Sol, dominata da striscioni che rivendicano il diritto alla casa contro la speculazione finanziaria. La scintilla dell’indignazione collettiva spagnola si è accesa in seguito allo sfratto e alla tragica scomparsa dell’ottantasettenne Maricarmen Abascal, deceduta a Madrid dopo pochi giorni, in seguito a un fondo di investimento immobiliare che aveva incrementato il canone del suo alloggio del 230%. L’impatto politico dell’emergenza casa è stato devastante per gli equilibri di governo: dopo la bocciatura in Parlamento del decreto d’emergenza sull’abitazione da parte dei partiti d’opposizione di destra, il primo ministro socialista Pedro Sánchez si è visto costretto a indire elezioni anticipate.

In tutta Europa, la richiesta di un tetto sicuro e di un’istruzione dignitosa smette così di essere una rivendicazione di settore per diventare il banco di prova su cui si gioca la tenuta democratica e la coesione sociale delle democrazie occidentali.

—

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Siena
nubi sparse
21.2 ° C
21.2 °
21.2 °
74%
1.7m/s
67%
Ven
20 °
Sab
25 °
Dom
20 °
Lun
22 °
Mar
22 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS