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Inflazione in Toscana, spesa a +823 euro l’anno per famiglia

FIRENZE – Basta un rapido confronto tra lo scontrino di oggi e quello di un anno fa per accorgersi della differenza: stessa spesa, stesso carrello, ma il totale finale è più alto. Frutta, verdura e prodotti da forno restano tra le voci che pesano di più sul bilancio settimanale delle famiglie. Tornati dalle vacanze, in molti si sono accorti che riempire il carrello richiede oggi qualche euro in più rispetto al passato. L’inflazione in Toscana resta sotto la media nazionale, ma per le famiglie il conto continua comunque a crescere.

In tutta la grande distribuzione lo schema si ripete: le confezioni si riducono, ma il prezzo al chilo non cala. Resta poi l’incognita dei prossimi mesi: mentre il governo lavora alla manovra per il 2027, i costi di energia e carburante continuano a pesare, con effetti diretti sul trasporto delle merci.

Ad agosto 2026 l’inflazione annua in Toscana è al 3%, contro il 3,3% nazionale. Solo Basilicata (2,9%) e Valle d’Aosta (2,6%) registrano aumenti più bassi. All’opposto c’è la Calabria, dove il tasso arriva al 4%. Secondo l’Unione nazionale consumatori, che ha elaborato i dati Istat, il rincaro costa a una famiglia toscana media 823 euro in più all’anno, circa dieci euro in meno rispetto alla media italiana, ferma a 833 euro.

Il tasso di inflazione, da solo, non basta a spiegare quanto pesa il carovita. Un aumento percentuale più basso vuol dire solo che i prezzi salgono più lentamente, non che la spesa costi poco. Se i prezzi erano già alti in partenza, anche una crescita contenuta continua a farsi sentire sui bilanci delle famiglie.

Tra le province toscane le differenze restano grandi. Pistoia, con un’inflazione del 3,7%, è quarta in Italia per aumento della spesa, con un conto stimato in 1.041 euro. Arezzo è decima, con un rincaro di 1.013 euro e un’inflazione del 3,6%. A Siena l’aumento è del 3,3%, pari a 928 euro in più. Lucca e Livorno, entrambe al 3,1%, arrivano a 872 euro in più.

Seguono Massa Carrara, con 816 euro e un’inflazione del 2,9%, e Pisa, dove il rincaro è di 788 euro con un tasso del 2,8%. A Firenze l’inflazione è al 2,7% e la spesa in più è stimata in 774 euro. Chiude la classifica regionale Grosseto, con un’inflazione del 2% e un aggravio di appena 563 euro, tra i più bassi di tutta Italia.

I dati fiorentini di luglio 2026 aiutano a capire quali prodotti pesano di più sulla spesa delle famiglie. Rispetto a luglio 2025 gli ortaggi sono aumentati del 5,1%, la carne del 4,6%, il pesce del 3,6% e il caffè del 2,1%. Non tutto è salito però: il latte è calato del 3,2%, i cereali dell’1,1% e gli oli vegetali dell’1,9%.

A livello nazionale l’inflazione ad agosto è salita dal 2,9 al 3,3%, spinta soprattutto dai prezzi dell’energia, passati da un aumento dell’11,6% a uno del 17,1%. Il carrello della spesa, che comprende anche i prodotti per la casa e la persona, è cresciuto dello 0,9%, mentre i prodotti comprati più spesso sono saliti dal 3,4 al 4,3%. È proprio questa differenza tra i dati generali e la spesa quotidiana a spiegare perché le famiglie sentano il carovita più forte di quanto dicano le medie.

REDAZIONE

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