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La meditazione è un ‘farmaco’ contro l’ansia? Ecco cosa dicono gli esperti anti-bufale

(Adnkronos) – Fare meditazione può aiutare a ridurre l’ansia e lo stress? Può essere un ‘farmaco’ contro questi disturbi? “Sì, come strumento di supporto e non di sostituzione. Le prove disponibili indicano che la meditazione può ‘affiancare’ i trattamenti convenzionali, contribuendo a ridurre i sintomi ansiosi, migliorare la qualità della vita e aiutare a gestire lo stress quotidiano. Un ragionamento analogo vale per lo yoga in ambito oncologico. La Consensus Conference promossa con il patrocinio dell’Istituto superiore di sanità ha ribadito che i trattamenti psicologici efficaci per l’ansia, tra cui anche approcci basati sulla consapevolezza, sono spesso sottoutilizzati in Italia, anche per difficoltà di accesso. Chi soffre di ansia farebbe bene a parlarne prima di tutto con il proprio medico di medicina generale, che può aiutare a valutare la situazione, escludere cause fisiche e orientare verso il percorso più adatto, che sia psicoterapia, farmaci, tecniche di meditazione strutturate o una combinazione di questi”. A fare il punto, in occasione della Giornata internazionale dello yoga che si celebra il 21 giugno, sono gli esperti della piattaforma anti-bufale ‘Dottore, ma è vero che…?’ curata dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri).  

Allora si può smettere di prendere i farmaci e meditare? “No, non è questo che la ricerca suggerisce. I risultati appena citati non significano che la meditazione funzioni per tutti, né che possa sostituire in ogni caso un trattamento prescritto da un medico. Innanzitutto, gli studi più promettenti riguardano forme moderate di ansia: per i disturbi più gravi, le prove a favore della sola meditazione sono ancora insufficienti – precisano gli specialisti – In secondo luogo, la meditazione richiede un impegno considerevole: nel programma Mbsr (Mindfulness-Based Stress Reduction), i partecipanti svolgono sessioni da 2 ore e mezza a settimana più 45 minuti di pratica autonoma ogni giorno. Non tutti riescono a mantenere questa disciplina, e l’efficacia dipende molto dal tempo realmente dedicato alla pratica”. 

Va anche considerato che la meditazione, pur essendo generalmente sicura, non è priva di rischi. “Una revisione sistematica pubblicata su ‘Acta Psychiatrica Scandinavica’ ha stimato che circa l’8% delle persone che meditano può sperimentare effetti indesiderati, tra cui ansia, sintomi depressivi o anomalie cognitive come difficoltà di pensiero e disorientamento. Questi effetti – ricordano i medici – possono comparire anche in persone senza una storia pregressa di disturbi mentali, il che rende importante iniziare qualsiasi pratica meditativa strutturata con il supporto di un professionista qualificato e in accordo con il proprio medico di medicina generale o specialista”. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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