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Peste polmonare in Siberia, Ue “monitora attentamente”: cosa dicono gli esperti

(Adnkronos) –
Il caso del presunto contagio di peste polmonare segnalato in Siberia “merita attenzione, ma anche molta prudenza”, avverte Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano. La Commissione europea è “in contatto con l’Ecdc” e “monitora con molta attenzione” quanto sta avvenendo a Irkutsk, dove una ricercatrice che lavorava all’Irkutsk Anti Plague Institute è morta per una polmonite di origine sconosciuta, cosa che ha portato le autorità ad adottare capillari misure anti-epidemiche, visto il lavoro che faceva la vittima. Lo dice la portavoce per la Salute Eva Hrncirova, a Bruxelles.  

Il batterio Yersinia Pestis, responsabile della peste (bubbonica e polmonare), “è assente dall’Europa da circa 50 anni”, ricorda la portavoce, ed è “trattabile con antibiotici”. L’Ecdc, assicura, “ha i suoi canali per ottenere informazioni” sulla situazione in Siberia. Hrncirova sottolinea infine che una comunicazione “tempestiva e trasparente è essenziale” in casi come questi. Anche la Casa Bianca monitora i report relativi al caso.
 

“E’ chiaro che siamo tutti con il fiato sospeso” visto che “sono molte le persone che sono state esposte, oltre 200 sono in quarantena”, afferma l’infettivologo Matteo Bassetti sui social. “Per fortuna l’incubazione è tra uno e 3-4 giorni – aggiunge – ma questo ci permette di dire che “la situazione delle malattie infettive va tenuta sempre sotto grande controllo. Spiace che nel nostro Paese sembra più importante parlare di Garlasco, di Ranucci o di cosa pensa Vannacci che non pensare alla lotta alle malattie infettive”.  

“Sulla base delle informazioni disponibili, non siamo di fronte a un’epidemia di peste”, sottolinea Pregliasco. Siamo però davanti “a un episodio grave e ancora da chiarire, nel quale l’elemento più importante è distinguere i fatti accertati dalle ricostruzioni giornalistiche. Proprio per questo servono trasparenza, condivisione dei dati microbiologici e rapidità nell’indagine epidemiologica. Le autorità hanno identificato circa 200 contatti e adottato misure di sorveglianza e isolamento. Le informazioni disponibili indicano che non sono stati finora confermati casi secondari e che i contatti sottoposti a test sono risultati negativi”. 

Se venisse confermata la peste polmonare, “si tratterebbe della forma che richiede maggiore attenzione perché, a differenza della peste bubbonica, può trasmettersi direttamente da persona a persona attraverso le secrezioni respiratorie in caso di contatto stretto. È una malattia potenzialmente molto grave e rapidamente evolutiva, ma oggi disponiamo di antibiotici efficaci: la tempestività della diagnosi e della terapia è decisiva”. Il punto più delicato riguarda però, secondo Pregliasco, “la possibile origine professionale dell’infezione. Se fosse confermato che il contagio è avvenuto per la rottura accidentale di una provetta contenente batteri vivi, ci troveremmo davanti a un serio evento di biosicurezza. Laboratori che manipolano patogeni ad alta pericolosità devono disporre di procedure, dispositivi di contenimento, formazione e sistemi di segnalazione degli incidenti estremamente rigorosi. Ogni eventuale falla deve essere ricostruita nel dettaglio, non per alimentare allarmismi, ma per evitare che possa ripetersi. La situazione presenta inoltre una significativa incertezza: l’agenzia di salute pubblica e protezione dei consumatori della Federazione Russa (Rospotrebnadzor ) ha comunicato che la diagnosi della donna sarebbe ‘polmonite di eziologia non determinata’ e che gli approfondimenti effettuati non avrebbero identificato microrganismi collegati alla sua attività professionale; l’ente sostiene inoltre che non si sarebbero verificati incidenti nel laboratorio”. 

“Questa discrepanza tra le prime ricostruzioni e la versione ufficiale rende ancora più importante una comunicazione completa e verificabile. Nelle emergenze infettive il vuoto informativo è pericoloso quasi quanto l’allarmismo: favorisce voci, paura e interpretazioni incontrollate. La risposta migliore è una sola: dati, trasparenza e sorveglianza epidemiologica. Per l’Italia e per l’Europa, allo stato attuale, non emergono elementi che facciano pensare a un rischio sanitario immediato. Il caso di Irkutsk deve però essere seguito perché ricorda che patogeni antichi come Yersinia pestis non sono scomparsi e, soprattutto, che la biosicurezza dei laboratori è parte integrante della sicurezza sanitaria globale. La peste appartiene alla storia, ma non soltanto alla storia. Il messaggio non deve essere ‘la peste è tornata’, bensì che anche nel 2026 la sorveglianza, la biosicurezza e la trasparenza restano indispensabili per impedire a un singolo episodio di trasformarsi in un problema di sanità pubblica”, conclude Pregliasco. 

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