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Perrone Filardi (Federico II): “Safer Hearts Plan grande passo avanti per salute cardiovascolare”

(Adnkronos) – “L’Europa ha fatto un passo molto importante riguardo alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, perché il rilascio di un piano europeo come il Safe Hearts Plan rappresenta un traguardo di politica sanitaria di grande rilievo. Adesso tocca ai governi nazionali implementare queste raccomandazioni, focalizzate sullo screening dei fattori di rischio”. 

Lo dice Pasquale Perrone Filardi, Past President Società Italiana di cardiologia, professore ordinario di Cardiologia all’università Federico II di Napoli e direttore del dipartimento di Scienze biomediche avanzate, commentando la prima Eu Screening Week, l’iniziativa lanciata dalla Commissione europea per rafforzare gli screening cardiovascolari in tutta Europa, intercettare in anticipo i principali fattori di rischio e rendere i controlli accessibili anche alle fasce più vulnerabili della popolazione. 

Per il professore, con questa iniziativa “l’Europa punta sulla prevenzione primaria delle malattie” cardiovascolari “che rappresentano la più importante causa di mortalità e morbilità in Europa e, ovviamente, anche in Italia. Tutto questo deve essere calato nella nostra realtà, soprattutto a livello territoriale, perché i programmi di screening devono essere fatti sul territorio”. 

Perrone Filardi sottolinea quindi la necessità di “programmi su larga scala, partendo dai soggetti che presentano un profilo di rischio basale più elevato, per poi estenderli alla popolazione generale”. Per fare questo, aggiunge, “abbiamo bisogno di misure strutturali che guardino allo screening della popolazione adulta, focalizzandosi sul monitoraggio dei fattori di rischio cardiovascolare che, nella grande maggioranza dei casi, sono modificabili e possono quindi essere intercettati e modulati in senso favorevole per i cittadini”. 

“La prima cosa che dovremmo auspicare – avverte Perrone Filardi – è che non avvenga ciò che purtroppo accade spesso nel nostro Paese e in molte altre situazioni dell’assistenza sanitaria, ovvero la frammentazione dei percorsi. La frammentazione regionale dei percorsi assistenziali non va bene per il nostro sistema”. 

Chiamando poi in causa la rete di prossimità, lo specialista evidenzia che “tutte le componenti della medicina di territorio devono essere messe in sintonia e a sistema. In particolare, le Case della Comunità potranno rappresentare un punto fisico e multispecialistico per il controllo e la profilazione del rischio cardiometabolico e cardionefrometabolico”, mentre “le farmacie dei servizi, che oggi sono parte strutturale della medicina territoriale attraverso il Decreto 77, potranno supportare questo percorso tramite adeguati programmi di screening”. 

Per l’esperto l’obiettivo deve essere un modello replicabile ovunque. “Gli elementi importanti sono la generalizzabilità dell’intervento su tutto il territorio, l’uniformità, ovvero parlare la stessa lingua e applicare le medesime indicazioni raccomandate dalla Società Europea, e la disponibilità di indicatori di esito misurabili. Dobbiamo infatti riuscire a capire in quale misura, con quali tempi, con quali sforzi e con quali risorse questi interventi di prevenzione si traducono in un guadagno effettivo in termini di riduzione delle malattie e della stessa mortalità cardiovascolare”, conclude. 

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cronaca

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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