26.8 C
Siena
giovedì 6 Agosto 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Iran, Teheran punta tutto su controllo Stretto Hormuz: ma è una scommessa rischiosa

(Adnkronos) –
L’Iran punta tutte le proprie fiches sullo Stretto di Hormuz. Una partita particolarmente complicata da vincere contro il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump che ha minacciato di lanciare un nuovo pesante attacco nel caso in cui non fosse stato aperto a breve lo Stretto. “L’Iran non concluderà alcun accordo sotto minaccia”, ha affermato un funzionario informato sui negoziati in corso tra Teheran e il Sultanato dell’Oman. 

“Il ritardo nel raggiungimento di un accordo con l’Oman sullo Stretto di Hormuz è dovuto principalmente all’interferenza Usa e le minacce di Trump”, sottolineando che “finché persisteranno le interferenze e le minacce di un attacco militare contro l’Iran, l’accordo rimarrà bloccato”. L’accordo allo studio tra Oman e l’Iran che potrebbe essere annunciato a breve prevederebbe un meccanismo temporaneo di 60 giorni, eventualmente prorogabile, per regolare il traffico nello Stretto. Un taffico che in entrata potrebbe passare attraverso il corridoio nord attraverso le acque iraniane mentre quello in uscita potrebbe passare attraverso il corridoio sud nelle acque omanite.  

Comunque l’obiettivo di Teheran è quello di mantenere a tutti i costi il controllo dello Stretto di Hormuz. Ma per la leadership iraniana si tratta di “una scommessa molto rischiosa”. Rivendicando l’autorità su uno dei principali corridoi marittimi attraverso cui transita il petrolio greggio mondiale, scrive il ‘Wall Street Journal’, Teheran scommette sul fatto “che la propria capacità di infliggere danni all’economia americana rappresenti il miglior strumento di pressione per evitare future azioni militari da parte degli Stati Uniti e di Israele. 

Con i prezzi della benzina e l’inflazione ancora elevati, la leadership iraniana ritiene che Trump finirà per accettare le sue condizioni in vista delle elezioni di mid term, ormai imminenti, che potrebbero determinare il futuro della sua presidenza”. Ma fondare la propria strategia sul controllo dello Stretto di Hormuz, sottolea il quotidiano Usa, “rappresenta una scommessa straordinariamente rischiosa. Presuppone infatti che Trump preferisca uno stallo caotico e instabile piuttosto che una guerra totale. Ma giocando questa carta in modo così aggressivo, Teheran rischia di valutare male il punto di rottura di Washington e di compromettere la propria stessa sopravvivenza economica”. 

“Questo loro massimalismo contribuirà, nel lungo periodo, al loro isolamento”, sottolinea Behnam Ben Taleblu, esperto di Iran presso la Foundation for Defense of Democracies, un centro studi critico nei confronti del regime iraniano. All’interno dello stesso governo iraniano emergono divisioni sulla gestione dello Stretto. L’ala più radicale dei Pasdaran considera il controllo dello Stretto di Hormuz come lo strumento principale per esercitare pressione sull’Occidente dopo l’indebolimento del programma nucleare iraniano e delle milizie alleate negli ultimi anni. 

Le forze armate iraniane hanno subito perdite significative da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco a sorpresa il 28 febbraio, ma sono riuscite comunque a impegnare Washington ostacolando il traffico navale nello Stretto e colpendo obiettivi statunitensi nel Golfo Persico. Al contrario, osserva il ‘Wall Street Journal’, la parte più moderata del potere iraniano “è preoccupata dal blocco navale imposto dagli Stati Uniti in risposta agli attacchi iraniani contro Hormuz che sta portando l’economia del Paese sull’orlo del baratro. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che nel 2026 l’economia iraniana si contrarrà del 6%. L’inflazione tendenziale si attesta intorno al 69%, mentre la popolazione deve fare i conti con carenze di carburante e altre privazioni tipiche di un’economia di guerra”. 

La stretta iraniana sullo Stretto di Hormuz, osserva il quotidiano economico Usa, “ha inciso profondamente sulle forniture mondiali di petrolio: i flussi provenienti dal Golfo Persico sono scesi a circa il 36% dei livelli precedenti al conflitto. Tuttavia, il prezzo del greggio non è riuscito a mantenersi stabilmente sopra i 100 dollari al barile, soglia che avrebbe potuto infliggere danni sufficienti all’economia americana da costringere Washington a cedere. Anche con i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran che ostacolano il petrolio saudita nel Mar Rosso, il greggio è rimasto ancora sotto gli 80 dollari al barile”. Una parte del petrolio del Golfo, infatti, è stata reindirizzata per evitare lo Stretto di Hormuz. Alcune navi sono riuscite ad attraversarlo negoziando accordi con l’Iran oppure spegnendo i sistemi di localizzazione e affrontando il passaggio in modo estremamente rischioso. “Ci sono stati molti fattori che hanno attenuato l’impatto”, ha spiegato Barbara Leaf, già responsabile del Medio Oriente presso il Dipartimento di Stato durante l’amministrazione Biden. Secondo Leaf, dopo gli attacchi israeliani e statunitensi contro gli impianti nucleari iraniani nel giugno 2025, la Cina aveva “letto i segnali” e iniziato ad accumulare scorte di petrolio. 

Pur avendo attenuato la retorica sulle possibili offensive di portata paragonabile alla Seconda guerra mondiale, Trump mantiene il blocco navale contro l’Iran e ha reintrodotto sanzioni che rendono molto difficile l’esportazione del petrolio iraniano. Nel lungo periodo, il potere di pressione dell’Iran sull’economia mondiale e sui vicini del Golfo potrebbe comunque ridursi, qualora Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e gli altri grandi produttori di petrolio riuscissero a realizzare infrastrutture alternative che evitino il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. “Anche le esportazioni petrolifere dell’Iran dipendono dal passaggio attraverso Hormuz. E una prolungata interruzione del traffico priva la Repubblica islamica della sua principale fonte di entrate e, al tempo stesso, accelera gli sforzi dei Paesi del Golfo per costruire rotte alternative che aggirino lo Stretto. La Cina, uno dei partner più importanti dell’Iran, non è accorsa in suo aiuto. Pechino ha ridotto gli acquisti di petrolio iraniano, contribuendo a mantenere bassi i prezzi, e non mostra segnali di voler tornare ai livelli precedenti”, osserva il Wall Street Journal. 

I mediatori di Egitto, Pakistan e Qatar, intanto, sperano che, una volta trovata una soluzione temporanea per la navigazione nello Stretto, Stati Uniti e Iran possano tornare al tavolo negoziale.  

internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Siena
nubi sparse
26.8 ° C
26.8 °
26.8 °
61 %
0.7kmh
57 %
Gio
36 °
Ven
39 °
Sab
39 °
Dom
40 °
Lun
26 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS