Hpv, Signorelli (San Raffaele): “Sfida è convincere i cittadini a vaccinarsi”

(Adnkronos) – A vent’anni dall’introduzione della vaccinazione contro il Papillomavirus umano (Hpv), una delle principali sfide per la sanità pubblica italiana non riguarda soltanto la disponibilità di strumenti efficaci per la prevenzione dei tumori, ma la capacità di convincere la popolazione ad aderire ai programmi vaccinali e agli screening. È quanto sottolinea Carlo Signorelli, professore ordinario di Igiene e Sanità pubblica all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, intervenuto a margine del 59esimo Congresso nazionale della Società italiana di Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica (Siti), a Genova dal 21 al 24 ottobre. “I dati ci dicono che non basta avere un prodotto efficace, in questo caso il vaccino contro il Papillomavirus responsabile di almeno 6 tumori”, spiega Signorelli, evidenziando come la disponibilità della vaccinazione rappresenti soltanto uno degli elementi necessari per raggiungere gli obiettivi di prevenzione oncologica. Il nodo centrale è infatti riuscire a coinvolgere persone che, trovandosi in buona salute, non percepiscono un bisogno immediato di prevenzione. “Bisogna convincere le persone sane, che non avvertono il bisogno sanitario della vaccinazione, ma potrebbe essere anche dello screening fatto per la diagnosi precoce. Convincere queste persone è un’operazione abbastanza difficile”, osserva l’esperto. 

Per superare queste difficoltà, secondo Signorelli, è necessario adottare un approccio integrato che unisca una solida organizzazione dei servizi sanitari a strategie di comunicazione capaci di raggiungere efficacemente la popolazione. “Occorre avere una buona organizzazione sanitaria, canali di comunicazione efficaci, le cosiddette campagne che di solito precedono le iniziative di prevenzione, e agire anche su fattori socioculturali della popolazione”, sottolinea. Un’attenzione particolare deve essere rivolta alle resistenze nei confronti delle vaccinazioni, che possono rappresentare un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi di salute pubblica. “A volte ci sono delle resistenze alle novità e in particolare anche ai vaccini, dove c’è un po’ di esitazione in una certa fascia di popolazione”, rileva l’esperto. Per affrontare il fenomeno dell’esitazione vaccinale diventa quindi fondamentale rafforzare la fiducia dei cittadini attraverso informazioni scientificamente fondate e il coinvolgimento diretto degli operatori sanitari. L’esitazione, conclude Signorelli, deve essere gestita “con dati scientifici e con tutto il personale sanitario”, a partire dai medici di famiglia e dagli specialisti che possono contribuire a orientare i cittadini verso strategie di prevenzione efficaci. 

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