(Adnkronos) – Sei figli e quasi sessant’anni (almeno all’anagrafe). Eppure, quando parla della sua famiglia, Gigi D’Alessio trova ancora il modo di commuoversi. Si intitola ‘Piccirè’ il suo ultimo regalo ai fan e, soprattutto, alla figlia Ginevra, nata tre anni fa. È a lei che il cantautore napoletano dedica il brano, definendolo un vero e proprio “testamento”, una lettera in musica, una mano tesa e una guida con cui un padre accompagna la figlia verso le mille direzioni della vita. “Questa canzone è un consiglio, forse la cosa più importante che lascerò a mia figlia”, racconta D’Alessio, incontrando la stampa a Milano. “Lasciare ai figli soldi, proprietà, una barca, un orologio o un gioiello è fine a se stesso. Le canzoni, invece, non muoiono mai: rimarranno sempre, anche quando noi saremo polvere e cenere. Per questo credo che sia il testamento più bello che potessi lasciarle”. Il brano, di cui D’Alessio ha firmato testo e musica con gli arrangiamenti del Maestro Adriano Pennino, è in napoletano: una lingua che, sottolinea l’artista, è ormai entrata a far parte del linguaggio quotidiano di tutti. E a chi gli chiede se sia in cantiere un nuovo album, il cantautore risponde con una nuova consapevolezza: “Per ora non ci penso. Ho sempre voglia di scrivere e sto già lavorando a cose nuove, ma mi piacerebbe uscire con un singolo ogni due o tre mesi. Sentivo che questa canzone apparteneva a tutti: l’ho pubblicata su Instagram e poi su Spotify”.
L’incontro è un’occasione anche per fare il punto sui prossimi appuntamenti dal vivo, fino ad arrivare a quello che D’Alessio chiama il gran finale, lo Stadio San Siro, anche se di finale ha ben poco: “Vedremo se sarò in grado di fare questa festa. Se Dio vorrà, sarete tutti invitati per il gran finale allo Stadio San Siro. Diciamo che sarà un finale, ma sapete bene che non si tratterà di una vera chiusura: arriviamo a San Siro e poi, sono certo, faremo altre date”. Il 14 novembre prenderà il via il tour ‘Gigi Palasport’, già interamente sold out, partendo da Roma per chiudere il 23 dicembre a Torino. Ma il calendario guarda già oltre: il 22 maggio 2027 l’artista sarà all’Arena di Verona per un evento speciale ricco di ospiti, i cui nomi restano per ora top secret. “Ho portato praticamente tutti sul palco, quindi ci saranno sicuramente dei ritorni”, ammette sorridendo. “Mi mancano solo tre nomi, con cui duettare, all’appello: Ligabue, Laura Pausini e Mina”. A giugno prenderà invece il via ‘Gigi Stadi’, con un doppio appuntamento il 5 e 6 giugno allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, dove torna dopo i due tutto esaurito del 2025. Un successo di cui D’Alessio è pienamente consapevole: “Dal 2022 i numeri sono cresciuti tantissimo. Questo significa che non c’è solo un repertorio o un minimo di storia, ma soprattutto che la gente esce dai concerti felice e contenta. Quando si ha un percorso lungo alle spalle, bisogna costruire una scaletta pensata per il pubblico: prendere i brani più belli, quelli che hanno avuto successo, e far felici le persone che con quelle canzoni sono cresciute, hanno sognato, pianto e ballato. I dati mi confermano che le scalette non le sbaglio”.
Passerà poi al capitolo europeo con le tappe nelle maggiori capitali come Londra, Parigi, Zurigo, Stoccarda e Francoforte. Un impegno grande che il cantautore affronta con il sorriso di chi, dopo 34 anni di carriera, vive ancora la musica come una grande passione: “Sono più di 35 anni che continuo a giocare con questi tasti bianchi e neri. Quando mi avvicino al pianoforte mi sento veramente a casa mia, non ho paura di niente: che davanti a me ci sia Riccardo Muti o un giovane alle prime armi. Questa sicurezza la ottieni solo attraverso i sacrifici, altrimenti non vai da nessuna parte”. Ed è proprio il racconto dei suoi sacrifici a guidare ‘Solo se canti tu’, il film, in uscita nel 2027, che ripercorre la sua giovinezza con la regia di Luca Miniero, prodotto da Titanus Production e Pepito Produzioni con Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution, in cui D’Alessio è interpretato da Matteo Paolillo. “Il film racconta tutti i sacrifici e le porte in faccia che ho preso”, spiega l’artista. “Si interrompe nel momento in cui il piccolo Gigi comincia a cantare… per la gioia di tante persone (ride, ndr). La mia storia è molto lunga e ricca di avvenimenti: partiamo da quando avevo sei o sette anni, il conservatorio a dieci anni e ripercorre più di dodici anni di vita. È la fase più importante, quella in cui metti le fondamenta. I pilastri puoi poggiarli sulla sabbia o sulla roccia: se li metti sulla sabbia la prima mareggiata li porta via, ma se li metti sulla roccia serve un terremoto fortissimo per farli cadere”.
Interrompere il racconto all’inizio della carriera da artista ha un forte significato per Gigi D’Alessio: “Voglio dire ai giovani che nella vita bisogna fare sacrifici, perché solo così arrivano le soddisfazioni. E anche se a volte non bastano – perché magari non si incontrano le persone giuste, una casa discografica o un’agenzia seria – resta il valore del lavoro svolto”. Sulla fedeltà della pellicola, D’Alessio precisa di aver preteso la dicitura ‘ispirato’ a una storia vera: “La mia storia la conosco solo io, nemmeno Fellini potrebbe scriverla al posto mio. Quando uno sceneggiatore lavora a un film deve inevitabilmente romanzare e inventare qualcosa per dare colore. Per me l’importante era rimanere nei binari della verità. Prima del 1992 io non cantavo, scrivevo solo canzoni per gli altri perché mi vergognavo. Il film ricorda anche la figura di D’Agostino, un grande amico autore di tanti miei brani, purtroppo scomparso quest’anno”.
Non mancano affondi su temi d’attualità, a partire dall’Intelligenza artificiale, ricordando il suo intervento al Parlamento Europeo a Bruxelles nel 2025 per chiedere una regolamentazione dell’Ia nel settore musicale: “Un conto è usare la tecnologia per abbreviare i tempi o per fare una prova, ad esempio per sentire come suona un duetto con una voce femminile. Un altro conto è chiedere all’Ia di scrivermi una canzone sul sole e farle fare tutto. Lo stesso vale per lo studio di uno strumento: con l’Ia non impari a suonare. Prima o poi ti troverai davanti a un pianoforte e, se non sai suonare, cercherai scuse per scappare. Invece no: se c’è da suonare, si suona”.
Sull’attuale mercato discografico, D’Alessio si dice perplesso sulle dinamiche dello streaming: “Oggi se un giovane fa mille streaming in meno va in depressione. Abbiamo creato un mondo non vero e alterato, dove sembra che con i soldi e i contenuti su TikTok il pezzo vada per forza bene. L’unica cosa vera rimasta è il live: è la prova del nove. Come si dice a Napoli, ‘ci vuole ‘a carne pe’ sarsicce’, cioè ci vuole la sostanza, altrimenti è solo involucro. Il mercato si è diviso: c’è chi fa pochi streaming e riempie i concerti, e chi fa milioni di ascolti ma non stacca biglietti”. E proprio pensando al suo pubblico, l’artista parla di rispetto: “Nel mio caso ai concerti si muovono interi nuclei familiari. Spendono 600 o 800 euro tra biglietti, benzina, parcheggio e cena. Meritano un rispetto enorme, sono persone che fanno sacrifici veri per venire a sentirci, magari rinunciando ad altre cose per due settimane. Dobbiamo ricordarci di quante persone rendiamo felici, non solo di quanti streaming facciamo la mattina”.
La sua mentalità aperta lo ha portato negli anni a collaborare con le nuove generazioni della scena rap e urban, come il progetto ‘Buongiorno’: “Sono sempre stato curioso – sottolinea -. Quando sono nati la trap e il rap ho voluto capire, perché la musica è sempre interessante. Non ho mai voluto chiudermi nel mio orto. Nel 2020 ho preso i miei brani di trent’anni fa e li ho rivisitati con i ragazzi di oggi. Loro scrivono i testi al volo sulle note dell’iPhone, è stato stimolante guidarli e portare la musica a un pubblico molto giovane. Portarli tutti all’Arena di Verona sembrava una gita scolastica: è stata una grandissima soddisfazione e ho imparato molto da ciascuno di loro”.
Insomma, nella sua vita c’è spazio per tutto. La carriera, gli Stadi, il cinema, i fan, un futuro ancora tutto da vivere e da scrivere. Però, alla fine, Gigi D’Alessio torna sempre alla sua grande famiglia allargata: “Ho iniziato ad avere figli a 19 anni, poi a 22, fino ad arrivare a oggi che ne ho 59, con una bambina di 3 anni e uno di 5 – fa notare -. La mia figlia più piccola è già zia di una ragazza di 19 anni. Non potete immaginare la gioia, la commozione quando siamo tutti insieme. La cosa bella che ho creato nella mia famiglia è che tutti si amano, indistintamente. E quando mi dicono che ho una bella pelle, rispondo che basta avere sei figli che ti chiamano ogni giorno: la pelle si stende da sola perché senti di essere ancora il loro punto di riferimento”. In ‘Piccirè’, D’Alessio parla di un magazzino della vita, che per lui rappresenta un luogo di infinite possibilità: “Nel finale – ricorda – dico proprio di non chiudere il cuore di fronte alle delusioni, ma di iniziare la giornata volendosi più bene. Il negozio della vita è sempre aperto: non sai mai quali sorprese straordinarie ti riserva il domani”.
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