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Da Calabresi a Gentiloni, le novità in libreria

(Adnkronos) – E’ sugli scaffali con Mondadori ‘Le voci degli altri’, l’ultimo libro del giornalista Mario Calabresi. C’è stato un momento in cui abbiamo smesso di vedere le persone intorno a noi, in cui abbiamo smesso di ascoltarle e ci siamo chiusi nella nostra bolla, convinti che questo ci garantisse una vita più tranquilla e sicura. I segni di questo cambiamento, la fine dell’empatia e la costruzione di muri non solo fisici ma anche emotivi, si leggono nella politica, nell’informazione e nei comportamenti collettivi in ogni angolo del mondo. Non è successo all’improvviso, ma in un percorso in cui la diffidenza è diventata un ingrediente fondamentale delle nostre vite. Ci è stato raccontato che non era necessario fare la fatica di mettersi nei panni degli altri, anzi, che fosse pericoloso e da evitare. Intorno a noi, però, hanno cominciato a crescere solitudine e indifferenza, e il paesaggio si è riempito di macerie. 

Questo libro è un incontro con chi sente di essere trasparente e dimenticato e non capisce come sia possibile. Una nonna rimasta l’unica italiana nel suo palazzo popolare, spaventata da un mondo che non comprende, e una bibliotecaria che si confronta con una bambina che non trova nessun libro in cui sentirsi rappresentata. Una donna che si occupa di dare un’identità ai morti che non hanno un nome e, senza saperlo, regala una risposta a due sorelle sospese in un dolore lungo vent’anni. Un uomo che passa la vita cercando di scoprire chi abbia ucciso suo padre e, dopo anni di indifferenza, riceve un regalo anonimo che gli dona serenità. Un ragazzo che trova speranza nel rinunciare all’odio che gli spetterebbe, e riconquista così la libertà. E, infine, un uomo che ha speso gran parte della sua vita dentro le mura della Città Vecchia di Gerusalemme, che ha visto il tempo della speranza e quello della disperazione, e che in una terra sfigurata dall’odio continua a cercare spiragli di luce e umanità. Mario Calabresi va alla ricerca di quelli che si mettono in gioco, che costruiscono ponti e scommettono senza avere bisogno della certezza di vincere. Un racconto che porta il lettore nel mondo, anche dove la speranza sembra assente, ma esiste uno sguardo che cerca tenacemente di vedere gli altri. 

Rizzoli pubblica ‘Diventare una potenza’, il saggio firmato dall’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Un’Unione Europea lontana, assente, muta, incapace di imporre la pace in Ucraina, di contenere i prezzi dell’energia, di contrastare le merci cinesi sussidiate dallo Stato. Un mostro di burocrazia che strangola l’innovazione, ossessionato dalla transizione verde, col feticcio della concorrenza, il tabù del debito pubblico e adesso pure la pretesa di farci spendere per la difesa. Così ripete chi dall’Europa vorrebbe tutto, a condizione che non possa fare nulla. Gentiloni si sottrae al coro assordante dei lamenti e offre una visione del tutto opposta, basata su una realtà incontrovertibile: l’Europa è il continente in cui si vive più a lungo, il più sicuro, quello che si sforza di attenuare le ingiustizie grazie a tassazione progressiva, sanità e istruzione pubbliche, sistemi pensionistici solidi, presenza di ammortizzatori sociali. È il luogo dei diritti, della parità di genere, della libertà di pensiero, della tutela delle minoranze. Oggi l’Europa – la nostra patria comune fondata su libertà, pace, rispetto dell’ambiente e primato del diritto – è sotto assedio, per la minaccia di Putin, l’abbandono di Trump e l’azione costante di partiti e governi nazionalisti e populisti che si adoperano per minarne le fondamenta. 

Questo libro fa una scelta di campo, per un’Europa più forte e in marcia verso una nuova forma di integrazione federale capace di dare potenza e autonomia strategica all’Unione, in un equilibrio originale con gli Stati nazionali. Perché si può essere patrioti italiani ed europei. E non c’è sfida più affascinante di questa. 

Sarà in libreria dal 29 settembre con Sperling & Kupfer ‘Ti meriti l’amore’, il volume firmato dal psicologo e psicoterapeuta Andrea De Simone. “In queste pagine vorrei raccontare un Noi che non coincide con la fusione, né con l’assenza di conflitto, ma con l’incontro, in cui due persone si scelgono e si prendono cura l’una dell’altra senza rinunciare alla propria identità, senza cancellare quella distanza che rende possibile il desiderio. Amare significa trovare quell’equilibrio delicato in cui l’intimità non soffoca il mistero e l’autonomia non diventa solitudine. In fondo, ciò che desideriamo davvero è ciò che non possediamo completamente, ciò che continua a sorprenderci, a interrogarci e a rivelarci aspetti nuovi dell’altro e di noi stessi”.  

De Simone, psicologo e psicoterapeuta, dedica questo nuovo libro al tema che più di ogni altro ci mette alla prova: le relazioni. Perché ci innamoriamo sempre della persona sbagliata? Perché alcuni rapporti ci fanno sentire vivi e altri ci consumano? Come mai, anche quando desideriamo l’intimità, finiamo per difenderci, controllare, fuggire o rinunciare a ciò che siamo? Il nostro modo di amare, spiega l’autore, prende forma molto prima di quanto immaginiamo: nelle esperienze che hanno plasmato la nostra identità, nelle paure da cui abbiamo imparato a proteggerci, nelle convinzioni che, spesso inconsapevolmente, continuano a influenzare ogni nostro legame. Attraverso storie, casi clinici, riflessioni basate su studi scientifici e una straordinaria capacità di rendere accessibili i concetti della psicologia, Andrea De Simone ci aiuta a riconoscere i meccanismi che alimentano la dipendenza affettiva, il timore dell’abbandono, il bisogno di compiacere o l’incapacità di fidarsi, offrendoci gli strumenti per interrompere questi automatismi e costruire rapporti più autentici e liberi, senza perdere noi stessi lungo il cammino. Perché se non possiamo scegliere il nostro passato, possiamo modificare il nostro modo di amare e di lasciarci amare. 

Andrea De Simone è psicologo e psicoterapeuta, specializzato nell’approccio sistemico-relazionale. Il suo lavoro terapeutico si basa su una combinazione di diverse metodologie, integrato e adattato alle esigenze specifiche di ciascun individuo. Per diversi anni ha collaborato con realtà pubbliche e private come consulente psicologo e docente. Ha iniziato a scrivere di psicologia sui social diversi anni fa, con l’obiettivo di divulgare la materia in modo semplice e comprensibile, e attualmente ha creato una community di oltre 700.000 persone che trova valore e ispirazione nei suoi contributi. Con Sperling & Kupfer ha già pubblicato ‘Ti meriti la felicità’, diventato un vero caso editoriale, e ‘Il tuo journal della felicità’. 

Sellerio manda in libreria ‘La nostra giovinezza’, esordio di Andrea Oriente. Uno studente delle scuole superiori si accosta a una piccola sezione politica. All’esterno nessuna insegna, solo una porta stretta. Bisogna piegarsi per entrare, e poi lasciare i telefoni spenti su uno scaffale. Su una parete in alto tre foto in bianco e nero. A destra Léon Degrelle, politico e militare belga, fondatore del movimento rexista, collaborazionista del nazismo, mito della lotta al comunismo. Più al centro Corneliu Zelea Codreanu, politico romeno, santo guerriero, mistico e spirituale, martire del nazionalismo radicale. Accanto c’è Benito Mussolini. Degrelle e Codreanu hanno il nome stampato sotto. Mussolini non ha bisogno di didascalie. In quella stanza si incontrano i camerati: preparazione continua, discussioni di geopolitica, filosofia, organizzazione di dibattiti, stesura di articoli. Non interessa il gioco democratico, non interessa il compromesso. “Siamo una milizia. E le nostre armi sono lo studio, la formazione, la memoria”. 

Oriente è uno scrittore di ventiquattro anni che racconta in prima persona l’adesione di un ragazzo a un’associazione neofascista. Questo suo esordio è un tentativo di andare oltre l’autobiografia, di spingere la finzione verso una forma di verità concreta, prepotente, severa, per rappresentare nei corpi, nello sguardo verso il mondo e verso sé stessi, la tentazione dell’obbedienza e della sovversione. Ne scaturisce un romanzo inaspettato, duro, disturbante, che pone chi legge dentro una realtà in cui è vietato distrarsi e in cui la vita quotidiana, la famiglia, la scuola, gli amici, restano fuori. “Questa non è la giovanile di un partito qualsiasi. Lì contano solo i selfie e i sorrisi ai comizi. Dei sorrisi noi, qui dentro, ce ne freghiamo. Dobbiamo studiare e combattere”. 

‘La nostra giovinezza’ mostra il fascino e l’attrazione della politica spogliata di ogni ornamento: il bisogno di appartenenza, il vuoto che chiede di essere riempito, la fame di esserci, di contare qualcosa. Il protagonista aderisce, asseconda, si trasforma. Grazie a regole non scritte, prove fisiche, rituali e punizioni. In quella fatica, in quel dolore, esplode l’energia di un adolescente pronto ad accettare la sfida: cambiare se stessi, uccidere la noia, abbattere il sistema. Tra inquietudine e ribellione, conflitto e accettazione, sottomissione e paura. 

Arriva con Einaudi ‘Un ospite alla festa’ di Colm Tóibín. Nato in un mondo imbavagliato dalla censura e dalla religione, Colm Tóibín ha visto romanzi proibiti uscire dai nascondigli e approdare sugli scaffali delle librerie, e preti rispettati passare dalle aule di un collegio a quelle di un tribunale. In questa raccolta di saggi, pennellata dopo pennellata, tratteggia proprio i drastici cambiamenti avvenuti in Irlanda nel giro di pochi decenni. Sotto i suoi occhi, il mondo rigido del passato, in cui un festival musicale bastava a scandalizzare un’intera cittadina, si è aperto alla modernità e al dibattito. E lui stesso, ex studente di un collegio cattolico, non esita a dire la sua, segnalando le ipocrisie e i gravi errori di quella chiesa che in Irlanda ha avuto e continua ad avere un peso enorme.  

Se le figure di tre papi – Karol Wojtya, Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio – dominano le pagine centrali di questa raccolta, altri saggi hanno un carattere decisamente più intimo. Da grande scrittore qual è, Tóibín prende una diagnosi infausta e, con tutti i tormenti fisici e mentali che ha causato, la trasforma in un’epica avventura a lieto fine capace di strappare più di una risata. Poi, andando indietro nel tempo, rievoca l’infanzia a Enniscorthy, sonnolenta cittadina ricca di storia, la giovinezza a Dublino tra bevute e giornate a zonzo, e la perdita della madre, un’avida lettrice autodidatta che se n’è andata lasciando sul comodino una pila di libri da finire.  

A chiudere la raccolta, che offre una selezione dei testi contenuti in ‘A Guest at the Feast’ (2022) voluta dallo stesso autore, è un omaggio alle bellezze artistiche di Venezia, visitata in un periodo spettrale in cui la pandemia di Covid ricreava involontariamente atmosfere alla Thomas Mann. 

Viviamo in un mondo in cui la verità si dissolve in mille versioni, il sacro si consuma come un prodotto, l’altro diventa subito nemico. E’ a partire da queste considerazioni che lo psichiatra Vittorino Andreoli presenta il suo saggio ‘Brevi lezioni di resistenza’ pubblicato da Solferino. Un mondo che mercifica la sessualità, trasforma l’identità in denaro, sostituisce i legami con affetti addomesticati e cani terapeutici, affida la mente a macchine sempre più potenti.  

In queste ‘Brevi lezioni di resistenza’, Vittorino Andreoli non offre ricette facili, ma lampi di consapevolezza. Ogni capitolo è un invito a fermarsi, a pensare, a interrogarsi sul presente senza cedere alla nostalgia per il vecchio mondo né alla rassegnazione. Come viviamo con l’intelligenza artificiale? Perché l’identità biologica e quella psichica possono risultare opposte? Che fine ha fatto la forza del destino? Da quando il denaro è diventato la misura del significato dell’uomo? Come ci siamo ammalati di medicina preventiva? 

Questo volume ci regala undici riflessioni agili, a volte scomode, eppure necessarie: parole illuminanti che cercano di aprire spiragli, per imparare a vivere in un tempo che cambia più velocemente di noi. Un libro per chi non si accontenta di subire il mondo nuovo, ma vuole provare a comprenderlo. 

Con Garzanti è in libreria ‘La stanza delle verità’ della scrittrice spagnola Clara Sanchez. Nuria non esce mai dalla sua villa alle porte di Madrid. Da anni scrive a penna un manoscritto che non è mai riuscita a finire. Preferisce prendersi cura delle piante piuttosto che stare con il marito Roberto o il figlio Cris, ormai adulto e da tempo all’estero. Le piacciono le mura di mattoni rossi, la luce che entra dal portone, il verde delle grandi foglie. La fanno sentire in un nido. Al sicuro. Protetta. Nemmeno i litigi con Roberto, che desidera una vita meno monastica, turbano la sua quiete. Fino al giorno in cui è costretta ad aprire la porta a Nina, la nuova fidanzata di Cris, appena tornato in Spagna. Il sole è accecante, il profumo degli aranci in giardino la stordisce. Nuria vorrebbe rientrare nella sua tana, ma l’arrivo di Nina cambia tutto. La giovane travolge le sue abitudini e la costringe a farei conti con il mondo esterno, imprevedibile e rischioso. Ma non tutti i pericoli vengono da fuori. Nella villa si nasconde un segreto. Nuria non può più ignorarlo. Deve scoprire la verità, anche se per farlo dovrà mettere in discussione la versione di sé che l’ha sorretta per molti anni. 

Clara Sánchez è l’autrice spagnola più amata dai lettori italiani. Scrive per i maggiori quotidiani e partecipa ai festival letterari, dove è sempre protagonista. A partire dal Profumo delle foglie di limone, i suoi romanzi hanno venduto due milioni di copie. Il suo ritorno in libreria è un appuntamento attesissimo. Con La stanza delle verità, ci porta nel microcosmo di una donna legata ossessivamente alla propria casa e ci mostra come spesso siano i timori più reconditi a costruire intorno a noi delle prigioni. Solo chi è abbastanza coraggioso può evadere, perché ci vuole una grande forza per sconvolgere la propria identità. 

‘Veglia’ è l’ultimo libro dello scrittore e saggista statunitense George Saunders sugli scaffali con Feltrinelli. Jill “Doll” Blaine cade dal cielo. In un tempo che può essere un secondo o una vita, da un mondo ultraterreno atterra in America, più precisamente al capezzale di K.J. Boone, potente Ceo di una compagnia petrolifera, negazionista del cambiamento climatico e della bontà umana, convinto nonostante tutto di morire da eroe. Scomparsa tragicamente nel 1976 ad appena ventidue anni, Jill ha dedicato la sua nuova “vita” al conforto dei moribondi. Insieme a lei, mentre Boone corre verso la fine, altre presenze fanno la loro comparsa: uccelli ormai estinti invadono la camera da letto; un vitello nero vaga tra i mobili insieme ad alcune antilocapre; oscure figure del passato appaiono in cerca di giustizia e vendetta. Ma non sarà facile far cambiare idea su sé stesso a un uomo che si è fatto da solo a scapito di tutti e tutto.  

Con la saggezza, la giocosità e l’immaginazione elettrizzante a cui ci ha abituati, l’autore di ‘Lincoln nel Bardo’ ci offre una storia che affronta con originalità e humor i problemi più cruciali del nostro tempo: la minaccia dell’avidità delle multinazionali, il prezzo del capitalismo, i pericoli della tecnologia e, soprattutto, la spinosa questione dell’assoluzione (o meno) di fronte alle nostre azioni. 

Arriva con La Nave di Teseo l’ultimo libro di Giordano Meacci , ‘Anarchica la morte’. Una Signora oscura si trova a viaggiare nell’estremo Sud del Sud del mondo. Cammina e intanto ricorda come sa (come può) tutte le vite che è stata. Mentre un uomo che si fa chiamare Vasco Natal Montero la aspetta, pieno di memorie e di vaghe malinconie, nella sua Casa di Sassi di Fiume; un’anomala Locanda, costruita a sua immagine e somiglianza, dove vive tra rovine, libri, quadri e ricordi. Il luogo che, dopo eternità su eternità di terre non trovate, s’è inventato, alla fine; quasi già presagisse quest’attesa. Ma chi è la notissima e mai nominata Signora in cammino? Chi è, per Lei, Vasco Natal Montero? E che cosa avranno da dirsi mentre tutto, forse, è già finito? E ancora, alla fine della fine: chi è veramente Balthazar Páramo? 

Il poeta argentino ribelle e romantico che – sembra – ha già raccontato questa storia in un sogno sospeso, e lontano, negli anni Trenta del secolo scorso. Come se Anarchica la morte fosse stato scritto altrove e poi trasportato in questa lingua e in questo tempo, per raccontare i giorni che stiamo vivendo. Il nuovo romanzo di Giordano Meacci è un viaggio immaginifico nel potere della parola. Una storia ai confini del mondo sulla memoria (anche del futuro) e sull’impossibilità di separare la vita dalla sua ombra. (a cura di Carlo Roma) 

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