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Leggere libri riduce il rischio di demenza? Ecco cosa c’è di vero secondo i medici anti-bufale

(Adnkronos) – Leggere protegge davvero il cervello dall’invecchiamento e dalla demenza? “La letteratura scientifica mostra un’associazione solida tra attività come lettura, scrittura e studio delle lingue e un minor rischio di declino cognitivo e demenza, senza però dimostrare un rapporto causale diretto. Il legame tra cultura e salute dovrebbe accompagnare l’intero arco della vita, e resistere anche in età avanzata, per generare effetti concreti. Il tema è rilevante per la sanità pubblica: la demenza rappresenta un rischio che coinvolge milioni di persone nel mondo e su cui è possibile intervenire anche attraverso fattori modificabili, tra cui le abitudini culturali”. Così gli esperti della piattaforma anti-bufale ‘Dottore ma è vero che…?’ della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri.  

Il senso comune suggerisce che coltivare la cultura personale sia un vantaggio sotto molti aspetti, sia per il benessere mentale che fisico, spiegano. E la letteratura scientifica è ricca di studi che indagano il legame tra attività come la lettura e altri passatempi culturali con diverse fasi della vita e relativi obiettivi, dalla longevità alle capacità relazionali, dal successo a scuola e sul lavoro fino alla possibilità di sopravvivere a eventi avversi. “Occorre però distinguere l’interesse o la passione personale con il livello di istruzione. La ricerca su questi temi non considera soltanto la conquista di titoli di studio: a contare è, piuttosto, la volontà e l’impegno nel leggere libri o giornali oppure imparare una nuova lingua, così come scegliere passatempi stimolanti, come rebus e parole crociate – precisano gli specialisti – Queste attività andrebbero seguite per tutta la durata della vita, quindi andando oltre l’obbligo scolastico o la necessità di formarsi professionalmente. Curare gli interessi culturali (e la lettura è il modo più immediato ed economico per farlo) è uno dei modi migliori per allenare le funzioni del cervello e proteggerle dal declino cognitivo. Ricordiamo che, in età avanzata, un lieve deterioramento delle funzioni cerebrali non è preoccupante; si tratta invece di uno stato patologico quando ne sono influenzate le attività quotidiane e la capacità di badare a se stessi”.  

La lettura è una forma di prevenzione contro la demenza? “Sulla prevenzione della demenza, delle malattie neurodegenerative in generale, conviene seguire le indicazioni contenute nei rapporti della specifica ‘Lancet Commission’ – rispondono i medici – Vi sono esaminate revisioni sistematiche e meta-analisi che, negli anni, hanno permesso di individuare i fattori di rischio che predispongono allo sviluppo di danni cognitivi. Tra i 14 fattori sui quali è possibile intervenire per evitare o limitare i sintomi delle demenze c’è anche la cura della propria istruzione. Così come siamo attenti all’alimentazione per evitare ipertensione, diabete e obesità, o come limitiamo l’alcol e il fumo, dovremmo pensare al nostro arricchimento intellettivo come un elemento fondamentale per la salute della mente. Esporsi a stimoli benefici per il cervello, come la lettura, potenzia infatti la riserva cognitiva. Con questo termine si intende, in psicologia, la capacità di attivare risposte, reagire a sfide come l’invecchiamento o le malattie, ma anche l’isolamento sociale e i disturbi dell’umore. Si ritiene che la riserva cognitiva si possa alimentare fin dall’infanzia. Ed è raccomandato – suggeriscono – proseguire tutta la vita l’allenamento mentale. Psicologi e neuroscienziati sono soliti spiegare questo concetto con uno slogan semplice, ma efficace: ‘Usalo o lo perdi’ (in inglese ‘Use it or Lose it’), in riferimento, appunto, al cervello e alle sue funzioni. Anche altre forme di espressione creativa, come la musica, la danza e le arti visive, contribuiscono ad alimentare la riserva cognitiva”.  

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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