(Adnkronos) – Un blocco vicino al 40% del capitale. Una soglia difficile da superare. Alla vigilia dell’assemblea di Mps, la strada di Lovaglio, già in salita, si inclina sempre di più. Non serve l’abaco: anche un eventuale sostegno della Fondazione Mps, titolare dello 0,2%, non cambierebbe gli equilibri. Certo, spiega all’AdnKronos l’economista Marta Degl’Innocenti dell’Università Statale di Milano, “il suo voto ha valore soprattutto simbolico”.
Il fronte contrario alla doppia Ops conta sul 17,5% di Delfin e sul 13,5% di Caltagirone, i due principali azionisti. A loro si aggiungono Edizione, fondi minori come Praude e altri investitori. Con la posizione assunta da Norges Bank, il fronte del no arriva a sfiorare il 37-38%. Il 40% del capitale è lì, a un passo. Se l’affluenza si attesterà tra il 65 e il 70%, “una minoranza pari al 22-23,5% del capitale complessivo potrebbe esercitare un vero potere di veto sulle delibere che richiedono la maggioranza dei due terzi dei presenti”, spiega all’AdnKronos Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla Sda Bocconi.
Le assenze del Mef e di Banco Bpm, chiosa l’economista, “renderebbero ancora più determinante il peso dei grandi soci presenti”. E il fronte contrario potrebbe contare anche su una parte degli investitori istituzionali. Iss e Glass Lewis hanno raccomandato di bocciare le Ops e il maxi-dividendo. Indicazioni che potrebbero orientare altri fondi internazionali.
La fusione tra Mps e Mediobanca è il nodo più delicato. Lovaglio può giocarsela ma anche qui il sì non è scontato. Anche se i fondi istituzionali votassero compatti secondo le indicazioni dei proxy advisor, spiegano all’AdnKronos fonti finanziarie, potrebbe non bastare a raggiungere la maggioranza richiesta. Servono i due terzi del capitale presente. E il consenso deve allargarsi.
C’è poi un elemento politico-finanziario da non sottovalutare, spiegano sempre le fonti. Delfin e Caltagirone si sono già pronunciati a favore dell’offerta di Intesa. Un voto contrario alla fusione Mps-Mediobanca sarebbe quindi coerente con la linea già assunta dai due azionisti. Da domani inizia un nuovo capitolo: la probabilissima stroncatura della doppia Ops può mettere le ali al vento a Intesa Sp che proprio ieri ha ottenuto l’ok della Bce.
Già ci si chiede quale sarà lo scenario. Generali diverrà (forse) il nuovo salotto buono: nessuno nella posizione dominare; nessuno così debole da essere dominato. Daniel Gros, economista tedesco della Bocconi interpellato dall’AdnKronos, sottolinea che “il sistema bancario italiano dovrebbe far parte di un sistema europeo senza che nessuno possa comandare, né in Italia né a livello europeo”. L’auspicio, chiude Gros, è “che si arrivi a una maggiore apertura”. (Di Andrea Persili)
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