(Adnkronos) – Altro che mossa di reazione a Banco Bpm. In ambienti finanziari – secondo quanto apprende AdnKronos – si assicura che il progetto di Intesa Sanpaolo fosse in cantiere da tempo. L’Opas di Intesa su Mps sarebbe stata preparata lontano dai riflettori, “operazione bancaria sottotraccia” e non rappresenterebbe quindi una mossa estemporanea, ma l’esito di un lavoro avviato in silenzio e maturato nel quadro del più ampio risiko bancario.
Già da giovedì scorso, spiegano alcune fonti all’agenzia di stampa, il dossier è sembrato emergere pian piano con voci sempre più insistenti di due Cda di banche convocati per domenica: uno vicino all’altro. La mossa di Bpm, in questa chiave di lettura, appare dunque – sempre stando alle fonti – come una mossa per prevenire quello che poi il mercato ha visto arrivare: l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena, che ha aperto una partita che va ben oltre il rapporto tra offerente e preda: sul tavolo ci sono gli equilibri del sistema bancario, il peso degli azionisti forti e, indirettamente, anche il futuro assetto di Assicurazioni Generali.
Per ora le bocche restano cucite. Nessun commento ufficiale da parte di Crédit Agricole, silenzio anche da Delfin e, almeno per ora, da Banco Bpm. Anche Generali evita prese di posizione. Ma dietro le quinte il confronto è già iniziato. Secondo altre fonti finanziarie consultate da AdnKronos, il vero terreno di scontro non sarà tanto quello del management di Piazza Salimbeni quanto quello degli azionisti di Mps. L’operazione proposta da Intesa, spiegano le fonti, presenta infatti un premio considerato significativo dal mercato e potrebbe risultare particolarmente attraente per investitori che negli ultimi anni hanno sostenuto strategie di consolidamento e creazione di campioni nazionali: ad esempio Delfin.
Ancora più forte l’argomento lato Caltagirone, con l’Opas che garantirebbe che il forziere d’Italia, vale a dire Generali, rimanga italiano, un obiettivo da sempre perseguito dall’imprenditore. In un quadro dove, indicano le fonti, l’esecutivo potrebbe guardare con neutralità benigna all’operazione, le possibilità di successo appaiono rasentare la probabilità.
D’altronde, la convinzione diffusa tra molti osservatori, spiegano le fonti, è che l’esito della partita dipenderà più dall’orientamento degli azionisti che dalle eventuali resistenze del management di Mps. Il consiglio di amministrazione di Mps, stando a quanto si apprende, potrebbe chiedere chiarimenti, approfondimenti o miglioramenti dell’offerta, ma alla fine il successo dell’Opas – spiegano le fonti – sarà inevitabilmente legata alla convenienza economica percepita dagli investitori.
Sul fronte opposto resta da capire quali saranno le mosse di Banco Bpm e, soprattutto, quale ruolo potranno giocare gli azionisti internazionali presenti nel capitale. Nelle valutazioni di mercato pesa inoltre il tema della presenza francese nel sistema bancario italiano, un elemento che negli ultimi anni ha alimentato il dibattito politico e che potrebbe tornare centrale qualora emergessero ipotesi alternative all’operazione di Intesa. Parallelamente resta aperto il capitolo Generali, con l’ulteriore incognita: Unicredit resterà a guardare? Molto difficile. (di Andrea Persili)
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