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Nonni, salvatori di imprevisti e custodi di ricordi: se non ci foste bisognerebbe inventarvi

E chi se lo dimentica il profumo del ragù della domenica, quando la nonna cucinava all’alba per regalare il sugo perfetto a noi marmocchi indisponenti. E quel calore della mano rugosa del nonno che stringeva la nostra per infonderci coraggio? O la lentezza rassicurante di una carezza capace di fermare il mondo e placarne ogni rumore? Perché le loro rughe non conservano solo il peso degli anni che passano, ma rappresentano la traccia visibile di un amore smisurato e incondizionato che ha nutrito generazioni.

Oggi, 2 ottobre, celebriamo la Festa dei nonni, radici vive e pulsanti dalle quali trae linfa la nostra stessa identità. Come ha ricordato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per l’occasione, “ci sono persone che ci accompagnano per tutta la vita. Anche quando non ci sono più. Sono nelle parole che usiamo, nei gesti che ripetiamo a volte senza accorgercene, nei ricordi che tornano alla mente nei momenti più importanti. Restano in quello che ci hanno insegnato con il loro amore, il loro esempio e i loro racconti. I nonni sono questo: parte fondamentale delle nostre radici, della nostra storia e di ciò che siamo diventati“. A farle eco è la riflessione del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha sottolineato come i nonni “offrano ai nipoti la loro saggezza, l’esperienza e l’amore: rappresentano un riferimento importante, un sostegno e una solida guida nel percorso esistenziale dei nostri giovani”, mentre il presidente della Camera Lorenzo Fontana li riconosce come autentici “custodi delle nostre radici e degli affetti”.

Nonni: il valore del villaggio

In una società travolta dal ritmo ipnotico delle notifiche, dagli schermi luminosi e dalla fretta dell’era iperdigitale, la presenza dei nonni assume un valore straordinario, quasi sovversivo. Dove la tecnologia offre connessioni veloci ma spesso fredde e di superficie, essi regalano l’incanto di uno sguardo sincero, il calore di un abbraccio fisico e il tempo sacro dell’ascolto senza giudizio. Con i loro ritmi distesi e i racconti attorno alla tavola, creano uno spazio protetto in cui i bambini imparano a rallentare. A spiegare perché questo legame sia vitale sul piano psicologico ed emotivo è la Life & Family Coach Chiara Baiguini, ideatrice dell’approccio C.A.R.E. che riassume il loro ruolo con una definizione illuminante: “I nonni non sono il nostro welfare, sono il nostro villaggio“. Baiguini evidenzia come i più piccoli regolino il proprio sistema nervoso attraverso la stabilità emotiva e corporea degli adulti di cui si fidano, in un processo fondamentale chiamato co-regolazione emotiva. Dietro questa lettura c’è la scienza, con uno studio dell’Università di Oxford condotto da Ann Buchanan su oltre 1.500 ragazzi, il quale dimostra che un coinvolgimento costante dei nonni è direttamente associato a un numero inferiore di problemi emotivi e a una maggiore capacità di sviluppare comportamenti empatici e sociali. Inoltre, come osserva l’esperta, sempre più nonni oggi scelgono di mettersi in discussione, informandosi e aggiornandosi per stare al passo con le esigenze dei nipoti, trasformando l’affetto in una straordinaria relazione di crescita reciproca.

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I supereroi della famiglia

Ma accanto alla dimensione emotiva e pedagogica, esiste un patrimonio silenzioso e immenso che vede i nonni come i veri e propri pilastri dell’organizzazione quotidiana delle famiglie italiane. A tracciare la dimensione concreta della loro presenza e la misura quantitativa del supporto che essi donano alla società è Giorgia Ventura, responsabile business development di International Care Company. Ventura ha osservato come, dietro l’immagine familiare del pranzo della domenica o del pomeriggio al parco, risieda “un patrimonio di tempo, relazioni e supporto difficile da quantificare concretamente ma profondamente radicato nel modello familiare italiano“.

I dati ufficiali dell’Istat richiamati nell’analisi di Giorgia Ventura tracciano una realtà inequivocabile: nel nostro Paese oltre 17 milioni di adulti prestano aiuto a persone non conviventi, regalando alla collettività 3,2 miliardi di ore di assistenza all’anno, di cui oltre il 34,5% è destinato all’accudimento dei bambini. Circa una famiglia su tre con figli sotto i 15 anni conta sull’aiuto dei parenti, e in nove casi su dieci questo sostegno fondamentale è fornito proprio dai nonni. Sia Ventura sia Baiguini pongono tuttavia l’accento sulle trasformazioni sociali in atto: in Italia si diventa madri in media a quasi 32 anni e si va in pensione a 67 anni. Il risultato è che molti nonni sono ancora occupati nel mercato del lavoro o hanno legittimi progetti personali. Eppure, mentre Paesi come la Svezia riconoscono formalmente il loro lavoro di cura consentendo di cedere ai nonni parte del congedo parentale retribuito, la conciliazione tra lavoro e famiglia in Italia continua a reggersi in gran parte sulla loro spontanea e immensa disponibilità.

Nonni e longevità

L’allungamento della vita media inoltre pone la nostra comunità di fronte a un interrogativo drammatico e ineludibile, dando forma a quello che viene definito il paradosso della longevità italiana. L’Italia sia oggi il Paese più anziano d’Europa, con gli over 65 che sfiorano i 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione, mentre gli ultraottantacinquenni sono ormai 2,5 milioni. Negli ultimi dieci anni gli ultranovantenni sono aumentati del 34,6%, a fronte di una contrazione del 16,7% dei bambini under 14, mentre oltre il 37% dei nuclei familiari è composto da una sola persona. Le reti parentali si allungano tra le generazioni ma diventano più strette e sottili. Come ha spiegato Ventura, prende così forma il paradosso: “La stessa famiglia che continua a fare affidamento sui nonni per sostenere la crescita dei bambini può diventare, con il passare degli anni, la rete chiamata a sostenere quegli stessi nonni”.

I dati del Censis riportati nell’analisi indicano che il 36,6% degli over 65 dichiara di aver bisogno di aiuto nella quotidianità. E quando questa necessità affiora, la risposta continua a gravare quasi interamente sugli affetti domestici: il 52,7% si affida ai figli e il 49,6% al partner, mentre solo l’1,9% accede a strutture pubbliche o assistenza domiciliare. Tra chi assiste un familiare non autosufficiente, oltre il 64% assume il ruolo di caregiver familiare, dovendo conciliare la gestione di pratiche e visite con il proprio lavoro e i propri figli.

Chi si prenderà cura di loro?

Di fronte a queste evidenze, la domanda centrale che deve guidare la nostra riflessione di cittadini e la visione delle nostre istituzioni è chiarissima: i nonni hanno salvato e salveranno il Paese, ma chi si prenderà cura di loro? Non possiamo continuare a considerare la dedizione delle famiglie come una risorsa infinita e dovuta.

Prendersi cura dei nostri nonni man mano che avanzano negli anni non è soltanto un dovere organizzativo, ma un atto di profonda giustizia umana, di gratitudine e di reciprocità. Come avverte Giorgia Ventura nella sua analisi per International Care Company, la vera sfida consiste nel costruire un sistema integrato in cui famiglie, caregiver, servizi pubblici (anche attraverso il potenziamento dell’assistenza domiciliare avviato dal Pnrr) e soluzioni professionali possano sostenersi a vicenda, affinché vivere più a lungo rimanga un patrimonio e non una responsabilità automatica passata da una generazione all’altra. E come conclude Chiara Baiguini, un vero villaggio di affetto e supporto “non si improvvisa: si costruisce, si sostiene e si ringrazia”.

Celebrare la Festa dei nonni ogni 2 ottobre significa riaffermare questo patto d’amore circolare tra le generazioni: un abbraccio colmo di gratitudine a chi ci ha tenuto per mano ieri, con la promessa solenne che noi saremo lì a stringere la loro oggi e per sempre.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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