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La popolazione mondiale potrebbe dimezzarsi entro il 2064: cosa emerge dallo studio

Se una grande crisi globale (climatica, bellica, di risorse) colpisse il pianeta oggi, la popolazione mondiale potrebbe passare da 8 miliardi a 4 miliardi in meno di quarant’anni. È questa la stima per il 2064 calcolata da Alessio Zaccone, fisico teorico dell’Università degli studi di Milano, e Kostya Trachenko, della Queen Mary University of London.

I due ricercatori hanno pubblicato un nuovo modello matematico su Chaos, Solitons & Fractals, una delle riviste scientifiche più autorevoli del settore. Si tratta di un’equazione differenziale non lineare utilizzata per modellare la crescita e la decrescita della popolazione globale negli ultimi 12mila anni, dal Neolitico ad oggi.

Il punto di partenza del modello Zaccone-Trachenko è che ogni pandemia, ogni guerra, ogni catastrofe ambientale esercita una pressione sul sistema: meno cibo prodotto, meno acqua disponibile, meno infrastrutture funzionanti, meno persone in grado di lavorare, curarsi, avere figli.
Il Covid ha fatto crollare le nascite in decine di Paesi in un solo anno; le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno spostato milioni di persone, distrutto terre agricole, interrotto catene di approvvigionamento alimentare globali; la siccità nel Corno d’Africa e nel Sahel spinge ogni anno centinaia di migliaia di persone verso spostamenti forzati che incidono sulla demografia mondiale.

Prese insieme, in modo simultaneo e su scala planetaria, queste crisi potrebbero fare ciò che l’equazione Zaccone-Trachenko descrive: ridurre bruscamente la capacità della Terra di sostenere i suoi abitanti.

Un’equazione per 12.000 anni di storia demografica

I modelli matematici precedenti funzionano solo su singoli frammenti di storia: quello di Malthus descrive bene certi secoli, quello logistico di Verhulst altri, quello di Von Foerster altri ancora. Quello di Zaccone e Trachenko mostra invece che tutti questi modelli sono casi particolari di un’equazione più generale, che si adatta alle diverse fasi della storia demografica cambiando il segno di un solo parametro.

Lo studio è stato pubblicato il 22 maggio 2026, pochi giorni prima della morte di Trachenko, a cui è dedicato il paper.

La “manopola” che governa la crescita della popolazione

La logica del modello è intuitiva. Immaginiamo di avere un’unica manopola (parametro K) che governa il modo in cui la crescita della popolazione risponde alla propria dimensione. Se la giriamo in un verso (parametro K positivo) la crescita si auto-alimenta: ogni nuova persona “genera” più crescita e il sistema tende a esplodere. Se la giriamo nell’altro (parametro K positivo), la crescita rallenta man mano che la popolazione aumenta: il sistema si stabilizza o va in declino.

Gli autori mostrano che dal 1970 a oggi la popolazione mondiale ha seguito un regime a K negativo (K ≈ -0,032), ovvero una crescita ancora positiva ma che perde velocità progressivamente. Questo regime descrive la fase che stiamo vivendo: meno figli per coppia, aspettativa di vita più lunga e crescita demografica rallentata fino all’appiattimento.

L’equazione riconosce anche due tipi di curve storiche: la crescita compressa (Cef), tipica delle fasi di esplosione demografica in cui la curva accelera sempre più rapidamente; e la crescita stirata (Sef), in cui la curva sale ma perde progressivamente velocità, caratteristica dell’era contemporanea. L’equazione passa da una all’altra semplicemente cambiando il segno di K.

Il 2064: uno stress test, non una profezia

Zaccone e Trachenko sono partiti da domanda precisa: cosa succederebbe se entrassero bruscamente in gioco i limiti fisici del pianeta?

Qui rileva il concetto di “capacità portante” della Terra, ovvero il numero massimo di persone che il pianeta può sostenere nel lungo periodo, dati cibo, acqua, energia e capacità di smaltire i rifiuti. Se questo limite crolla bruscamente (per una crisi climatica, un conflitto su larga scala, un collasso degli ecosistemi) la popolazione non cresce più verso quel tetto, ma viene respinta verso il basso.

Gli autori scelgono di fissare questo nuovo limite in modo conservativo e catastrofico: 2 miliardi di persone, meno di un quarto degli oltre 8 miliardi attuali. Lo definiscono esplicitamente un “worst case scenario”, uno scenario estremo, costruito apposta per misurare quanto rapidamente il sistema potrebbe invertire direzione in caso di crisi grave. Secondo i calcoli del modello, in queste condizioni, la popolazione globale potrebbe dimezzarsi entro il 2064.

Lo scenario alternativo: troppa crescita, stesso crollo

La stessa equazione produce uno scenario speculare, meno citato ma altrettanto rilevante. Se si tornasse a un regime di K positivo (crescita che si auto-accelera come nelle fasi storiche di esplosione demografica) senza che le risorse del pianeta si adeguassero, la popolazione potrebbe crescere troppo in fretta per poi crollare di colpo in un meccanismo di overshoot e collasso, attorno al 2078.

Scenari opposti, esiti analoghi, a dimostrazione che la variabile critica non è la popolazione in sé, ma il rapporto tra quante siamo e quanto il pianeta riesce a sostenerci.

Quanti abitanti può sostenere il pianeta Terra?

Poco prima di questo studio, il 27 marzo 2026, veniva pubblicata su Environmental Research Letters una ricerca secondo cui gli esseri umani non solo sono troppi, ma sono molto più “energivori” di quanto la Terra possa sostenere. Secondo le stime, mantenendo gli attuali consumi, la popolazione sostenibile dovrebbe essere di 2,1 – 2,5 miliardi di persone, mentre l’attuale popolazione di 8 miliardi è circa 3,4 volte superiore a questa cifra. Per gli autori, il sovrappopolamento avrà inevitabilmente conseguenze sul nostro tenore di vita.

Per approfondire: Popolazione eccessiva per la Terra: “Il ridimensionamento sociale sarà inevitabile”

Onu, Lancet e questo nuovo modello: perché le previsioni non coincidono

Le Nazioni Unite stimano che la popolazione mondiale continuerà a crescere, seppure più lentamente, verso un picco nella seconda metà del secolo, per poi iniziare un declino graduale. Lo studio del The Lancet del 2020, a cura dell’Ihme, era già più cauto: picco a circa 9,7 miliardi nel 2064, poi calo a 8,8 miliardi entro il 2100.

Come si spiegano le differenze tra queste stime e quelle del modello Zaccone-Trachenko?

La risposta è nella natura stessa dei lavori: a differenza delle previsioni demografiche istituzionali, i due fisici hanno utilizzato un’equazione differenziale non lineare nata in nell’ambito della fisica dei sistemi disordinati. Il modello Zaccone-Trachenko serve più a esplorare scenari estremi, dove i vincoli sistemici possono dominare su qualsiasi altra variabile, che a fare previsioni demografiche in senso stretto.

Perché questa equazione riguarda anche noi

La domanda che questo studio pone è la stessa che oggi mette in tensione politiche sanitarie, pensionistiche, migratorie e climatiche in tutto il mondo.

Per l’Italia, e per tutti i Paesi ad alta aspettativa di vita e bassa fecondità, il punto è particolarmente rilevante. I sistemi di welfare, pensioni, sanità e mercato del lavoro sono costruiti su ipotesi di declino lento e prevedibili: no scenario di riduzione accelerata della popolazione metterebbe sotto pressione ogni meccanismo di redistribuzione tra generazioni, ogni piano di investimento pubblico, ogni proiezione previdenziale.

Lo studio evidenzia che il margine tra stabilità e crisi potrebbe essere più stretto di quanto previsto dai modelli standard, che non considerano la vulnerabilità sistematica del pianeta.

Un monito da non sottovalutare data l’accelerazione del cambiamento climatico e le tensioni geopolitiche degli ultimi anni.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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