Merlo (Sic): “Per amiloidosi cardiaca servono registri e percorsi condivisi”

(Adnkronos) – L’amiloidosi con coinvolgimento cardiaco “è un esempio emblematico delle sfide della medicina contemporanea: coniugare strumenti avanzati come i test genetici e la medicina di precisione con la presa in carico di pazienti spesso anziani e con più patologie”. È quanto ha sottolineato Marco Merlo, associato di Cardiologia all’università di Trieste e all’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi), membro della Società italiana di cardiologia (Sic), intervenuto da remoto alla presentazione del Position Paper ‘L’età non è una diagnosi. Verso una medicina personalizzata nell’amiloidosi cardiaca da transtiretina (Attr-CM)’, promosso dall’Osservatorio malattie rare (Omar) a Roma. 

“L’amiloidosi è una malattia sistemica che vede il cuore come uno dei problemi coinvolti, quindi una malattia dell’organismo” ha ricordato Merlo, evidenziando come la sfida riguardi tutta la medicina. Per affrontarla, ha spiegato, “le società scientifiche devono promuovere registri utili a sostenere la ricerca, definire i percorsi terapeutici più appropriati e dialogare con le istituzioni per garantire equità nell’accesso alle cure e ai test diagnostici. La Sic sta lavorando a un registro sull’amiloidosi con coinvolgimento cardiaco insieme ad altre realtà scientifiche e in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità”. 

Merlo ha inoltre rimarcato la “necessità di rafforzare la collaborazione tra discipline e di costruire protocolli condivisi”, da declinare poi a livello regionale. Centrale anche la formazione: “L’applicabilità di un test genetico prevede che noi siamo a conoscenza di cosa vuol dire un test genetico. E utilizzare il farmaco di precisione vuol dire che dobbiamo essere a conoscenza di cosa vuol dire medicina di precisione. Per generazioni il medico non è stato formato, non parlo del cardiologo, parlo del medico, non è stato formato a questo”. Per il cardiologo, “occorre intervenire già nei percorsi universitari e nelle scuole di specializzazione, insegnando ai medici a integrare la precisione delle cure con una visione complessiva della persona. Dobbiamo cercare di vederlo come persona e non come malattia” ha poi concluso. 

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