Dostoevskij, gargoyle ed eroi che muoiono: Kid Yugi porta la sua ‘biblioteca’ a Milano

(Adnkronos) – Kid Yugi aveva 13 anni quando suo nonno gli regalò ‘Delitto e castigo’ di Dostoevskij. Lo lesse tutto d’un fiato. Più di seicento pagine, mica una passeggiata. Anni dopo ci riprovò e capì di non averne compreso pienamente il significato. Come biasimarlo. Eppure, quel dolore descritto nel romanzo, dice di averlo percepito tutto. Se uno scrittore russo, vissuto quasi due secoli prima, riusciva a parlare a un ragazzo di Massafra, è perché forse il mondo cambia, ma noi non così tanto. Quel romanzo gli aveva lasciato un sogno: diventare un bibliotecario per potersi rifugiare tra gli scaffali e lasciare che l’orologio della vita scorresse tra un libro e un altro. Oggi Kid Yugi ha 25 anni. Non ha più scelto di fare il bibliotecario. Ha preso ciò che ha trovato nei libri e lo ha portato nel proprio vissuto, nella sua provincia, nella sua realtà. Una realtà che stasera lo ha portato all’Unipol Forum di Milano, per il suo primo concerto da protagonista in un palazzetto. 

Kid Yugi non è nuovo da queste parti. Il Forum lo conosce già, così come lo stadio Meazza: ci è passato da ospite, guardando da lontano quel traguardo. Fino a stasera. Ed è ecco che la storia del Yugi bambino assume un significato concreto quando ci troviamo davanti al suo palco. Altro che scaffali. Il Forum assume un’atmosfera gotica e la prima immagine che torna in mente è quella della cupa Notre Dame, con i gargoyle a fare da guardia. Lui entra in scena come un signore delle tenebre e si presenta al cospetto delle canne d’organo, che occupano il palcoscenico. Il rap è crudo e la voce è quella di un ragazzo arrabbiato con il mondo. Francesco Stasi, questo il suo vero nome, prima di lasciarsi ispirare dal protagonista di ‘Yu-Gi-Oh!’, racconta il conflitto con se stesso prima ancora che con gli altri. Lo fa in ‘Davide e Golia’, dove il male obbedisce al principio del nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. La sofferenza non diminuisce con l’evoluzione dell’uomo. Rimane, adattandosi ai tempi. Gli eroi morivano allora e continuano a morire oggi. “Dimmi perché soffoco / Perché i potenti vincono mentre gli eroi muoiono?”.  

Così, sul palco, Kid Yugi si ritrova a sfogliare le pagine della sua biblioteca. C’è il cinema in ‘Il Filmografo’, c’è la pistola di Čechov, c’è ‘Gilgamesh’, uno dei più antichi poemi epici. Con ‘Tristano e Isotta’ attraversa il mito e la letteratura medievale, dove il concetto dell’eroe fragile torna a bussare. A guardare la scaletta, sembra essere finiti dentro una biblioteca impazzita. La realtà è che questa è la sua discografia, il suo modo di raccontare. Da una parte c’è il rap, le rime esplicite che fanno storcere il naso. Dall’altra Čechov, Pavese e William Golding. Non di certo la lista che ti aspetteresti di trovare in un disco rap. E invece sono due mondi che nella musica di Kid Yugi convivono senza escludersi. Che non fosse interessato a recitare la parte del rapper invincibile si era già capito nel 2024, quando in ‘Ex Angelo’ cantava: “La voglia di sembrare forte, il più forte / La consapevolezza di essere il più fragile”. Due versi che fanno crollare l’armatura. È l’immagine di un rapper che apre la porta a qualcosa di inesplorato: la capacità di mettersi a nudo e riconoscere le proprie debolezze. E questo si vede anche sul palco. Non c’è playback a nascondere la fatica, come quando è costretto a riprendere fiato tra le barre più veloci e quando lascia che sia il pubblico a cantare al posto suo. La sua storia, intanto, parte dalla provincia, lontana dall’industria musicale dei nomi grossi. Poi arrivano i primi testi e, con questi, l’attenzione di chi questo mestiere lo fa da anni. Alcuni di loro lo hanno voluto sui propri palchi e stasera è lui a ricambiare il favore: chi gli aveva lasciato spazio, adesso lo ritrova da protagonista.  

Kid Yugi è un rapper giovanissimo che parla ai giovanissimi. Alcuni sono così piccoli da essere accompagnati dalla propria mamma. Forse hanno l’età che aveva Francesco quando ha aperto per la prima volta ‘Delitto e castigo’. Dal palco, quegli spalti sembrano scaffali enormi. E dentro c’è un po’ di tutto: il bene e il male, gli eroi e i loro fallimenti, la violenza e la solitudine. Tutto ciò che la letteratura racconta e che Kid Yugi prova a restituire sotto un’altra forma. In un tempo in cui sembra più facile scorrere uno schermo che fermarsi a leggere, viene da chiedersi perché parlare di Gilgamesh a migliaia di ragazzi. E perché funzioni. E Forse Kid Yugi ha ragione: cambiano le epoche, ma non le inclinazioni umane. Nei romanzi ci sono gli esseri umani fragili, capaci di fare del male e di subirlo. Ed è proprio di questo che vuole parlare anche Francesco Stasi. Il sogno di quella biblioteca, allora, forse non è mai rimasto davvero un sogno. Ha solo cambiato forma. Al posto degli scaffali, ci sono gli spalti. E al posto dei tormenti interiori, ci sono i gargoyle. Kid Yugi non è diventato un bibliotecario. Ma i libri, invece di leggerli soltanto, gli hanno dato l’ispirazione per scriverne uno tutto suo. E chissà quale pagina sta scrivendo, stasera, il suo primo Forum. 

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