SIENA – L’Università di Siena amplia i confini degli studi accademici introducendo un insegnamento dedicato ai linguaggi del mondo vegetale e animale. A partire dal primo semestre dell’anno accademico 2026-2027, il corso di laurea magistrale in Strategie e Tecniche della Comunicazione attiverà il Laboratorio di Comunicazione Multispecie, una materia obbligatoria per gli iscritti al primo anno. L’iniziativa rappresenta un primato nel panorama universitario italiano per le facoltà del settore e conferma la vocazione pionieristica dell’ateneo, tra i primi a strutturare percorsi didattici sulla comunicazione fin dal 1992.
Il programma didattico sposta l’attenzione dalle tradizionali interazioni tra esseri umani, o tra umani e macchine, allo scambio di segnali tra esseri viventi ed ecosistemi. Gli studenti analizzeranno la bioacustica marina, studiando come l’inquinamento acustico navale interferisca con i richiami dei cetacei e come i capodogli comunichino attraverso sequenze di suoni, oggi analizzate dai centri di ricerca tramite intelligenza artificiale. Un altro modulo riguarderà la chimica vegetale, prendendo in esame meccanismi di difesa specifici come quello dell’artemisia, capace di rilasciare composti volatili per avvisare le piante vicine dell’attacco di insetti.
Il piano di studi incrocerà diverse discipline, affrontando la semiotica degli immaginari multispecie e i concetti legati al ‘more-than-human design’. Le lezioni affronteranno anche casi storici come le vicende del cavallo Hans, che agli inizi del Novecento sembrava possedere doti matematiche: nel 1907 lo psicologo Oskar Pfungst dimostrò che l’animale reagiva in realtà ai movimenti involontari degli umani. L’obiettivo di questi approfondimenti è fornire ai futuri professionisti gli strumenti per distinguere l’evidenza scientifica dalle proiezioni umane, evitando di ridurre l’informazione a semplificazioni mediatiche.
A coordinare il laboratorio è il sociologo della comunicazione Tiziano Bonini, affiancato da una squadra di docenti interdisciplinare composta dal botanico Giampiero Cai, dall’ecologa Letizia Marsili, dalla psicologa della percezione Giulia Parovel, dalla designer Patrizia Marti e dai semiologi Tarcisio Lancioni e Beatrice Vanacore (quest’ultima in forza all’Università di Palermo).
Spiegando le finalità del progetto, Bonini evidenzia l’esigenza di un cambio di prospettiva per chi si occuperà di giornalismo scientifico, politiche pubbliche e temi ambientali. “Ciò che condividiamo con le creature viventi non umane non è la corporeità, ma il fatto che viviamo tutti con e attraverso i segni”, precisa il sociologo, sottolineando come la capacità di attribuire un significato non sia un’esclusiva dell’uomo. “In un pianeta che brucia, renderci conto che noi esseri umani non siamo eccezionali diventa una competenza professionale e civile. Significa anche accettare un ridimensionamento: siamo una specie comunicante tra molte altre, e forse nemmeno la più attenta”.
La lezione inaugurale, intitolata Chi parla per le balene? Tre modi di far parlare gli animali, è in programma per lunedì 23 novembre alle ore 16,15 all’interno dell’aula 356 del complesso universitario San Niccolò, in via Roma.
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