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Crescono gli investimenti AI nelle imprese ma cala la prontezza nel farla adottare

(Adnkronos) – Secondo l’indagine globale “What CTOs Think 2026: Scaling the Agentic Enterprise with Confidence” condotta da Akkodis su un campione di 500 Chief Technology Officer in diversi Paesi, la percentuale di responsabili tecnologici che giudica le proprie organizzazioni pronte a scalare l’IA e scesa al 48%, segnando una flessione netta rispetto all’82% registrato nel 2024. Il panorama evidenzia come la principale sfida del settore non risieda piu nell’accesso agli strumenti software ma nella loro armonizzazione con i flussi di lavoro, i modelli di governance e i processi decisionali strategici.  

Tra le direttrici tecnologiche emergenti per il 2026 spicca l’IA agentica, definita dall’impiego di sistemi in grado di pianificare ed eseguire attività in autonomia per il raggiungimento di obiettivi complessi. Questa tecnologia viene indicata come il trend a maggior impatto dal 40% dei CTO a livello globale e dal 47% in Italia. Nonostante la rapida adozione, la scalabilità trova freno nella mancanza di competenze e di una leadership adeguata: soltanto il 44% dei dirigenti ritiene che i vertici aziendali posseggano una comprensione sufficiente dell’IA, mentre il 46% dichiara di disporre di linee guida consolidate per l’uso responsabile e appena il 36% riscontra un pieno livello di fiducia da parte della forza lavoro.  

Nel contesto italiano il divario appare ancora più marcato, con la percentuale di CTO che reputa le aziende pronte a scalare l’IA scesa nell’ultimo anno dal 50% al 30%, a fronte di un interesse primario orientato verso il miglioramento dei processi decisionali, l’accelerazione dei tempi di lancio sul mercato e la formazione professionale dei dipendenti.  

Per la prima volta le strategie di digitalizzazione vedono l’innovazione superare l’efficienza operativa come principale driver degli investimenti aziendali. In merito a questo cambio di paradigma tra sperimentazione ed esecuzione, Luis Santiago Fernández del Valle, CEO di Akkodis Italia, Spagna e Portogallo, dichiara:“Oggi il principale fattore di differenziazione non è l’accesso all’intelligenza artificiale, ma la capacità di trasformarla in risultati concreti. Molte aziende hanno già sperimentato con successo l’IA, ma il passaggio alla scalabilità richiede un cambiamento più profondo che coinvolge processi, competenze e organizzazione. Le imprese che riusciranno a colmare il divario tra potenziale ed esecuzione saranno quelle che sapranno tradurre l’innovazione tecnologica in valore reale per il business.”  

Sul fronte dell’occupazione, i dati del report ridimensionano le ipotesi di una contrazione generalizzata della forza lavoro, poiché solo il 21% dei direttori tecnici attribuisce una riduzione del personale all’adozione dell’IA, mentre il 50% segnala una ridefinizione delle competenze richieste e il 49% un’evoluzione delle mansioni quotidiane. Le stesse organizzazioni vengono suddivise nel report in tre livelli di maturità, identificando gli esecutori di singole attività (Task Automators), i gestori di progetti pilota (Pilot Operators) e le realtà piu avanzate (Enterprise Orchestrators), capaci di combinare tecnologia, capitale umano e modelli di governance per trasformare l’intelligenza artificiale in una risorsa strutturale per l’impresa. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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