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Ansia da rientro in agguato, i consigli della psicologa per tornare a scuola

Manca poco al suono della prima campanella che riporterà gli studenti fra i banchi di scuola. L’estate è agli sgoccioli e per oltre 7 milioni di bambini e ragazzi e le loro famiglie a breve arriverà il momento di archiviarla. Questi giorni di fine agosto-inizio settembre non saranno solo il tempo degli acquisti di libri e materiale per il nuovo anno di fatiche. Il rischio per alcuni è che riaffiori puntuale anche l’ansia da rientro, quella paura di non essere all’altezza accompagnata da un vortice di emozioni a volte difficili da controllare. Non si tratta, spiegano gli esperti, soltanto della paura di interrogazioni o compiti in classe. A pesare sono soprattutto il confronto con i compagni, il timore del giudizio degli insegnanti, le aspettative familiari e la sensazione di dover dimostrare fin dal primo giorno di essere al meglio, adeguati.

Secondo Floriana Bitto, dottoressa in psicologia clinica ed esperta di apprendimento del Centro Studi Lambda, “è normale che, nei giorni che precedono il rientro, compaiano agitazione, irritabilità o preoccupazione. Dopo oltre due mesi di vacanza, i ragazzi passano da una routine molto più libera a un contesto fatto di orari, richieste, relazioni e valutazioni“. Entro certi livelli, quindi, rassicura, “l’ansia rappresenta una risposta adattiva: prepara ad affrontare una situazione nuova o percepita come impegnativa. Il problema nasce quando questa emozione diventa così intensa da compromettere il sonno, l’alimentazione, la socialità o addirittura la frequenza scolastica“.

Come nasce l’ansia da rientro

Le cause possono essere molteplici. Alcuni studenti temono di non ricordare gli argomenti studiati l’anno precedente o di non riuscire a sostenere il carico di lavoro. Per altri il timore riguarda soprattutto la dimensione sociale: essere accettati dal gruppo, sentirsi giudicati, affrontare eventuali conflitti o episodi di esclusione.

“L’ansia – sottolinea Bitto – aumenta quando il ragazzo percepisce che le richieste della scuola sono superiori alle proprie risorse o quando pensa di non avere gli strumenti per affrontarle”. Con la crescita “cambiano anche le preoccupazioni. Nei bambini della scuola primaria prevalgono spesso la difficoltà a separarsi dai genitori e sintomi fisici come mal di pancia o mal di testa. Durante la preadolescenza e l’adolescenza assumono invece maggiore importanza il confronto con i coetanei, il rendimento scolastico, l’immagine di sé e la paura di non essere abbastanza”.

Cosa fare? “Liquidare le paure con frasi come ‘non è niente’ oppure ‘tutti vanno a scuola’ è controproducente – premette Bitto – È molto più utile riconoscere l’emozione del ragazzo e aiutarlo a capire cosa lo preoccupa davvero. Accogliere la sua ansia non significa incoraggiarlo a evitare il problema, ma trasmettere un messaggio chiaro: quello che prova è reale, viene compreso e verrà aiutato ad affrontarlo”. Anche il modo in cui in famiglia si parla della scuola può fare la differenza. “Chiedere solo dei voti presi, fare confronti con compagni e fratelli, trasmettere la propria ansia sul rendimento del ragazzo o collegare il successo scolastico al valore personale, sono atteggiamenti, spesso involontari, che generano stress e preoccupazione, per la paura di deludere le aspettative dei genitori”.

Per aiutare le famiglie e gli studenti ad affrontare questa fase delicata. Bitto offre dunque 5 consigli pratici per gestire i primi giorni di scuola. “L’obiettivo – precisa – non è eliminare completamente l’ansia, ma imparare a gestirla. I rituali aiutano molto, perché rendono il cambiamento più prevedibile e aumentano la sensazione di controllo”.

Le regole d’oro

Ecco allora le regole d’oro:

1) ripristinare gradualmente la routine, anticipando gli orari di sonno e di risveglio già nei giorni precedenti al rientro;

2) preparare insieme il materiale scolastico e la postazione di studio, trasformando l’organizzazione in un momento condiviso e non fonte di stress;

3) ascoltare le preoccupazioni senza giudicare, aiutando il ragazzo a dare un nome alle proprie emozioni;

4) creare piccoli rituali familiari piacevoli, come preparare insieme la colazione o scegliere i vestiti la sera prima;

5) dedicare al rientro da scuola un momento familiare positivo che invogli ad affrontare con più grinta le prime giornate, che sono le più difficili.

Quando chiedere aiuto

Quando è il caso di chiedere aiuto? Nella maggior parte dei casi, rileva l’esperta, l’ansia diminuisce spontaneamente dopo i primi giorni di ripresa. Tuttavia, esistono alcuni segnali che meritano attenzione: rifiuto persistente di andare a scuola, crisi di pianto o di panico, insonnia prolungata, nausea e mal di testa, isolamento sociale, improvviso calo del rendimento o un disagio che continua per settimane.

“Più che il singolo sintomo, bisogna osservare quanto il disagio interferisce con la vita quotidiana”, conclude Bitto. “Il messaggio più importante che ogni ragazzo dovrebbe ricevere è che non deve dimostrare tutto il primo giorno. Potrebbero esserci delle difficoltà, ma possiede delle risorse per affrontarle e non sarà da solo a fronteggiarle”.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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