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Uno squilibrio batterico nello sperma aumenta il rischio di aborto spontaneo: la scoperta

Quando una coppia cerca di avere un figlio e si scontra con il dramma dell’infertilità o, ancora peggio, con il dolore ripetuto di un aborto spontaneo, la medicina ha storicamente teso a guardare in un’unica direzione: il corpo della donna. Si analizzano l’utero, le ovaie, gli ormoni e il microbioma vaginale. E se invece una parte fondamentale del segreto si nascondesse nello sperma del partner?

A partire da questa domanda, un gruppo di ricercatori coordinato da Ida Behrendt-Møller, del dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Universitario di Copenaghen, ha realizzato uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet, nella sezione Obstetrics & Gynaecology Women’s Health. La scoperta è di quelle che lasciano il segno: un particolare squilibrio batterico nel liquido seminale maschile è associato a un rischio più alto di aborto spontaneo e a una maggiore difficoltà nel concepire. La prevenzione di questo fenomeno può cambiare le sorti della medicina riproduttiva.

Lo studio sui batteri nello sperma

Per arrivare a questi risultati, il team di ricerca danese ha analizzato oltre 400 partecipanti divisi in due gruppi distinti: un primo gruppo, formato da coppie che si stavano sottoponendo a percorsi di fecondazione assistita perché rilevati problemi di infertilità (che chiameremo gruppo Mi-Ivf); un secondo gruppo composto da coppie che avevano alle spalle un vissuto doloroso di aborti spontanei ricorrenti, come tre o più interruzioni consecutive di gravidanza (gruppo Mi-Rpl).

Per lo studio, i ricercatori si sono avvalsi di una tecnologia all’avanguardia: il sequenziamento metagenomico “deep shotgun”. Questa tecnica permette di estrarre e mappare l’intero Dna di tutti i microrganismi presenti in un campione, fornendo una fotografia incredibilmente dettagliata e ad altissima risoluzione dei batteri che popolano la vagina, l’intestino della donna e, per l’appunto, il liquido seminale dell’uomo.

Che cos’è la “V-disbiosi seminale” e perché c’entra con l’aborto?

Nel nostro corpo vivono miliardi di batteri (il cosiddetto microbioma) che, quando siamo in salute, convivono in perfetto equilibrio. Nella vagina, ad esempio, dominano i “buoni” Lattobacilli. Ma quando il loro equilibrio si rompe e prendono il sopravvento batteri aggressivi, si parla di “disbiosi vaginale”.

Il liquido seminale è storicamente considerato un ambiente a “bassa biomassa”, ovvero contenente pochissimi batteri. Tuttavia, i ricercatori hanno fatto una scoperta inattesa: nel 24% degli uomini del gruppo Mi-Ivf e nel 34% di quelli del gruppo con aborti ricorrenti, lo sperma mostrava uno squilibrio microbiologico del tutto simile a quello di una vagina con infezione in corso. Questo stato è stato battezzato dai ricercatori “V-disbiosi seminale” (disbiosi seminale di tipo vaginale).

La cosa straordinaria è che questo “bagaglio di batteri cattivi” non è associato a nessuna malattia visibile nell’uomo e non altera minimamente i parametri standard dello sperma come il numero di spermatozoi, la loro forma o la loro mobilità. L’uomo sta apparentemente benissimo, ma il suo sperma è microbiologicamente alterato.

Nelle coppie sottoposte a fecondazione assistita (Ivf appunto), la presenza di V-disbiosi seminale ha ridotto drasticamente le probabilità di portare a casa un bambino sano: solo il 57% delle coppie con questa disbiosi ha ottenuto una nascita viva, contro l’85% delle coppie senza disbiosi seminale. Ma il dato più allarmante riguarda la probabilità di aborto spontaneo. La presenza di questo squilibrio batterico nello sperma è stata associata a un aumento del rischio di aborto di ben 26,48 punti percentuali nelle coppie in cura per infertilità, e di 18,59 punti percentuali in quelle con storie di aborti ricorrenti.

Mettendo insieme i dati di entrambi i gruppi attraverso una meta-analisi, i ricercatori hanno calcolato che la presenza di questa firma batterica nello sperma aumenta il rischio complessivo di aborto spontaneo di ben 21,4 punti percentuali.

Microbi in coppia: cos’è l’olobionte

Ma come è possibile che un batterio presente nello sperma possa provocare un aborto spontaneo in una donna? La risposta biologica è affascinante e ci ricorda che il sesso e la riproduzione non sono eventi a senso unico. Lo sperma rappresenta un’esposizione microbica diretta, ripetuta e profonda per il tratto riproduttivo femminile. Durante il rapporto, si verifica uno scambio bidirezionale continuo di batteri: la coppia si comporta a tutti gli effetti come un unico organismo biologico condiviso, definito in biologia “olobionte”.

Se il liquido seminale è popolato da batteri pro-infiammatori, questi possono risalire fino alla cavità uterina. Qui, la loro presenza può scatenare una risposta infiammatoria locale o alterare la delicatissima tolleranza immunitaria che la madre deve sviluppare verso gli antigeni del padre affinché l’embrione possa impiantarsi. Il risultato? L’utero diventa un ambiente ostile, ostacolando l’impianto dell’embrione o minando la stabilità della gravidanza nelle sue primissime e più delicate settimane, portando così all’aborto spontaneo.

Anche l’intestino della donna conta (ma non la vagina)

Lo studio ha riservato un’altra incredibile sorpresa. Sebbene la ricerca medica si sia focalizzata per anni quasi esclusivamente sul microbioma della vagina della donna, in questo studio la disbiosi vaginale non ha mostrato associazioni coerenti con il successo della gravidanza o con il rischio di aborto.

Al contrario, a giocare un ruolo cruciale è stato il microbioma intestinale femminile. Le donne con una forte disbiosi intestinale hanno impiegato molto più tempo a rimanere incinte e hanno registrato tassi di concepimento inferiori di circa 6,4-6,6 punti percentuali per tentativo. Questo squilibrio intestinale si caratterizza per una drastica riduzione dei batteri “buoni” che producono butirrato, una molecola chiave per spegnere le infiammazioni, e un aumento di microbi legati a stati infiammatori sistemici. Un intestino infiammato, insomma, sembra mandare segnali di “allerta” all’intero organismo, rendendolo meno ricettivo alla gravidanza.

Una rivoluzione per i trattamenti di fertilità

Questo studio punta a cambia completamente il paradigma diagnostico. Oggi, se una coppia non riesce ad avere figli, l’uomo viene liquidato con uno spermiogramma che analizza solo la “meccanica” dello sperma (quanti sono e come si muovono). Nessuno va a guardare quali batteri viaggino insieme agli spermatozoi.

La scoperta della V-disbiosi seminale apre la strada a un approccio del tutto nuovo, focalizzato sulla coppia a 360 gradi. In futuro, semplici test di screening sul microbioma del partner maschile e intestinale della partner femminile potrebbero aiutare i medici a identificare cause di infertilità fino ad oggi definite “inspiegabili”. E la notizia più bella è che il microbioma è potenzialmente modificabile. Se futuri studi clinici confermeranno queste evidenze, curare l’uomo con antibiotici mirati o integratori probiotici specifici potrebbe diventare la chiave d’oro per prevenire gli aborti spontanei e aiutare migliaia di coppie a coronare il sogno di una nascita.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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