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Il Massachusetts cambia la legge sull’aborto: cosa succede dopo le 24 settimane (vs i 90 giorni dell’Italia)

Il luogo in cui una donna vive può incidere in modo sostanziale sull’accesso all’interruzione di gravidanza. Negli Stati Uniti basta attraversare il confine tra due Stati per passare da un regime molto restrittivo a uno che garantisce un accesso più ampio; in Europa le differenze corrono soprattutto tra ordinamenti nazionali, con soglie, eccezioni e servizi che cambiano anche in modo marcato.

Il Massachusetts ha appena modificato una parte rilevante della propria normativa sull’aborto. La legge approvata il 10 agosto cambia le regole per le interruzioni oltre le 24 settimane (poco più di cinque mesi e mezzo): la soglia resta, ma scompare l’elenco rigido delle condizioni mediche previsto finora e la decisione viene affidata al giudizio professionale del medico.

I termini previsti dalle diverse legislazioni non sono direttamente sovrapponibili. In Italia il regime ordinario riguarda i primi 90 giorni, in Francia e Spagna arriva a 14 settimane, nei Paesi Bassi e nel Regno Unito si estende più avanti. In Canada, invece, non esiste una soglia gestazionale penale nazionale unica. A cambiare non è soltanto il numero delle settimane, ma anche ciò che la legge prevede dopo quella soglia e il ruolo attribuito alla valutazione medica.

Da 12 a 24 settimane: come cambiano regole ed eccezioni

In Italia, la legge 194 del 1978 consente di richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni, quindi poco meno di 13 settimane, quando la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comportino un serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna in relazione alle condizioni indicate dalla legge, comprese quelle economiche, sociali e familiari. Dopo i 90 giorni l’interruzione è ammessa quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna oppure quando siano accertati processi patologici, comprese rilevanti anomalie o malformazioni fetali, che determinino un grave pericolo per la sua salute fisica o psichica.

Il termine italiano, quindi, non rappresenta un confine oltre il quale qualsiasi interruzione diventa automaticamente vietata: dopo i primi 90 giorni cambia il quadro di condizioni richiesto dalla legge.

In Francia, l’interruzione volontaria strumentale può essere effettuata fino alla fine della 14ª settimana di gravidanza, mentre quella farmacologica segue termini più brevi. Oltre il limite ordinario esiste una disciplina diversa per l’interruzione medica della gravidanza, prevista quando la prosecuzione mette gravemente in pericolo la salute della donna oppure quando vi sia un’elevata probabilità di una patologia fetale di particolare gravità riconosciuta come incurabile al momento della diagnosi.

Anche in Spagna la legge stabilisce nelle 14 settimane il periodo entro il quale la donna può richiedere l’interruzione secondo il regime ordinario, prevedendo successivamente condizioni specifiche per determinate situazioni mediche. La disciplina è stata modificata più volte negli ultimi anni, ma la soglia delle 14 settimane è rimasta il riferimento per l’accesso su richiesta.

Nei Paesi Bassi la finestra è più ampia. Il governo olandese indica come riferimento il momento in cui il feto viene considerato potenzialmente vitale al di fuori dell’utero, generalmente collocato alla 24ª settimana di gravidanza. Oltre questo termine, le interruzioni possono avvenire soltanto in circostanze mediche eccezionali e seguono una disciplina distinta.

In Inghilterra, Galles e Scozia l’aborto è consentito, nel regime ordinario previsto dall’Abortion Act, fino a 23 settimane e 6 giorni; oltre questo termine sono previste specifiche eccezioni, per esempio in presenza di seri rischi per la salute. Anche in questo caso il termine non coincide quindi con un divieto assoluto applicabile a qualsiasi situazione clinica.

Le 24 settimane non costituiscono neppure un limite massimo mondiale. In Colombia, la Corte costituzionale ha depenalizzato nel 2022 l’interruzione di gravidanza fino alla 24ª settimana, mantenendo dopo quel termine le condizioni già riconosciute in precedenza per determinati casi.

Il Canada adotta un modello ancora diverso. Dal 1988 l’aborto non è disciplinato attraverso una specifica fattispecie restrittiva del codice penale federale ed è trattato come una prestazione sanitaria. Le linee guida federali precisano che non esiste un limite legale nazionale basato sull’età gestazionale: nella pratica, i termini dipendono dalla disponibilità dei professionisti e delle strutture, dai protocolli clinici e dall’organizzazione dei servizi nelle province e nei territori.

Lo stesso numero di settimane può corrispondere a regole molto diverse prima e dopo il limite previsto dalla legge. Due ordinamenti che indicano la stessa soglia possono adottare regole differenti prima e dopo quel termine, così come un sistema privo di un limite penale nazionale può avere nella pratica una disponibilità dei servizi diversa a seconda del territorio.

Negli Stati Uniti l’accesso cambia attraversando un confine

Negli Stati Uniti questa relazione tra legge e territorio è diventata particolarmente evidente dopo la sentenza ‘Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization’ del 2022, con cui la Corte Suprema ha eliminato la protezione costituzionale federale riconosciuta in precedenza da ‘Roe v. Wade’. Da quel momento gli Stati hanno acquisito margini molto più ampi nella regolazione dell’interruzione di gravidanza e oggi convivono, all’interno dello stesso Paese, divieti estesi, limiti molto precoci e legislazioni che mantengono un accesso più ampio.

Stati Uniti, dopo il divieto di aborto le donne ricorrono alla sterilizzazione

La conseguenza è misurabile negli spostamenti. Nel 2025 circa 142 mila persone hanno attraversato un confine statale per ottenere un aborto, secondo le stime del Guttmacher Institute, contro circa 154 mila nel 2024 e circa 170 mila nel 2023. Tra le persone residenti negli Stati con divieti totali, i viaggi sono scesi da circa 74 mila nel 2024 a 62 mila nel 2025, mentre è aumentato il ricorso alla telemedicina.

Se si considerano insieme gli Stati con divieti totali e quelli con limiti a sei o dodici settimane, nel 2025 circa 98 mila persone sono uscite dal proprio Stato per accedere alla prestazione, mentre 142 mila hanno utilizzato servizi di telemedicina. Il Texas mostra l’evoluzione del fenomeno: oltre 42 mila residenti hanno ottenuto nel 2025 un aborto farmacologico tramite professionisti protetti dalle cosiddette ‘shield laws’, mentre i viaggi verso altri Stati sono diminuiti rispetto al 2023.

Le ‘shield laws’ sono norme adottate dagli Stati che intendono limitare gli effetti, sul proprio territorio, di indagini o procedimenti provenienti da giurisdizioni nelle quali determinate prestazioni sono vietate. Il Massachusetts ha introdotto proprie protezioni dopo Dobbs e le ha rafforzate nell’agosto 2025, intervenendo anche sulla riservatezza delle informazioni relative a pazienti e professionisti e sull’assistenza sanitaria riproduttiva.

La geografia normativa produce così percorsi differenti anche a parità di necessità sanitaria. Per chi deve raggiungere un altro Stato possono entrare in gioco la distanza, il costo del viaggio e del pernottamento, l’assenza dal lavoro e la necessità di organizzare la cura di eventuali figli. La telemedicina può ridurre una parte di questi spostamenti per l’aborto farmacologico, ma non sostituisce le procedure che richiedono la presenza in una struttura.

Nel 2025 negli Stati Uniti sono state stimate 1,126 milioni di interruzioni di gravidanza fornite da professionisti sanitari, un dato sostanzialmente stabile rispetto agli 1,124 milioni del 2024. La stabilità del numero complessivo convive quindi con una trasformazione dei percorsi di accesso, con una quota consistente di prestazioni raggiunte attraverso viaggi interstatali o assistenza a distanza.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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