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Allattamento, l’investimento da 3 trilioni che salva vite e futuro

58 milioni di anni di istruzione persi ogni anno. 168 milioni di punti di QI mai realizzati. 383.000 decessi infantili e 138.000 morti materne che potremmo evitare. Questo è il bilancio del mancato investimento nell’allattamento reso noto dal fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in occasione della Settimana mondiale dell’allattamento (1-7 agosto). La perdita economica globale ammonta allo 0,32% del reddito nazionale lordo ogni anno. Eppure, in contesti di guerra come a Gaza, le donne non riescono più ad allattare a causa della malnutrizione e dei bombardamenti. Cosa stiamo rischiando tutti? Stiamo perdendo una ricchezza umana ed economica immensa che potrebbe costarci fino a 3 trilioni di dollari nei prossimi dieci anni.

I costi per il bambino: salute e intelligenza svanita

Non allattare secondo le raccomandazioni globali ha conseguenze pesanti sullo sviluppo dei più piccoli. Il latte materno è fondamentale per la crescita del cervello e favorisce un migliore sviluppo cognitivo. Senza questo nutrimento, i bambini perdono capacità intellettive misurabili in punti di quoziente intellettivo.

L’impatto prosegue anche nell’età adulta. L’allattamento protegge dal rischio di sovrappeso e obesità. Riduce anche la comparsa di malattie croniche come il diabete e le patologie cardiovascolari. La mancanza di questo scudo naturale porta a costi sanitari più alti per i sistemi nazionali e a una minore produttività lavorativa in futuro.

Il benessere delle madri: uno scudo fisico e mentale

L’allattamento non è solo una scelta per il neonato, ma una protezione vitale per la donna. La scienza conferma che allattare riduce significativamente il rischio di ammalarsi di cancro al seno e alle ovaie. Aiuta anche a prevenire il diabete di tipo 2 e diverse patologie cardiache.

Esiste poi un legame profondo con la salute mentale. Il sostegno concreto all’allattamento aiuta a ridurre il rischio di depressione post-partum. Un supporto adeguato migliora il benessere psicologico generale della madre. Spesso i sistemi sanitari separano la salute del bambino da quella mentale della mamma, ma le evidenze mostrano che sono due aspetti profondamente connessi.

Allattamento sui social e rischio pedopornografia: l’allarme dell’esperto

Allattare nell’inferno: il caso di Gaza e delle emergenze

In contesti di crisi, l’allattamento può fare la differenza tra la vita e la morte. Nella Striscia di Gaza, secondo Save the Children, almeno il 13% delle madri con neonati soffre di gravi problemi legati alla pratica. Su circa 29.000 donne incinte o in allattamento controllate, oltre 20.000 hanno bisogno di programmi alimentari urgenti.

Molte madri non riescono a nutrirsi e sono costrette a dare ai figli acqua mescolata a ceci macinati o tahina. La mancanza di privacy nei rifugi e gli sfollamenti continui rendono tutto più difficile. Anche in altre emergenze, come dopo i terremoti in Venezuela, l’allattamento è stato l’unico “alleato” per garantire cibo sicuro quando mancavano acqua pulita e letti.  Proteggere questi spazi nelle crisi significa proteggere la sopravvivenza stessa dei neonati.

Il lato nascosto: un guadagno di 50 euro per ogni euro speso

Ma ciò che è salta meno alla mente quando si pensa all’allattamento è che parliamo di uno degli affari migliori che un governo possa fare. Ogni dollaro investito genera un ritorno economico di 59 dollari (circa 50 euro). Questo accade perché cittadini più sani e istruiti guadagnano di più e pesano meno sugli ospedali.

Il risparmio per i servizi sanitari mondiali potrebbe superare i 300 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. E le soluzioni efficaci, secondo Unicef e Oms, esistono già:

  • Consulenza qualificata: aumenta i tassi di allattamento del 58%.
  • Congedo di maternità retribuito: porta a un incremento della pratica del 52%.
  • Leggi sul marketing: i Paesi che limitano la pubblicità dei latti artificiali hanno tassi di allattamento più che doppi rispetto agli altri.

La situazione in Italia: dal volontariato all’impegno dello Stato

L’Italia sta facendo passi avanti importanti attraverso la rete Baby Friendly di Unicef e Oms. Ad oggi sul territorio nazionale sono presenti:

  • 36 Ospedali e strutture sanitarie certificati per l’eccellenza nell’assistenza.
  • 12 Comunità Amiche delle Bambine e dei Bambini.
  • Oltre 1.100 Baby Pit Stop, spazi gratuiti e sicuri dove le famiglie possono allattare e cambiare il pannolino.

La vera svolta arriva con il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031. Questo documento stabilisce che ogni Regione italiana deve attivare almeno un percorso “Amico dei Bambini” entro il 2031. Non si tratta più solo di buona volontà di singoli medici o ospedali, ma di un impegno strutturale e garantito dallo Stato per proteggere la salute pubblica a lungo termine.

 

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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