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Famiglie sotto l’ombrellone: quanto costa davvero una giornata al mare

Il mare italiano è pubblico. Fermarsi sulla sabbia, però, costa sempre di più. Per un ombrellone e due lettini nella prima settimana di agosto servono in media 225 euro, considerando le prime quattro file degli stabilimenti analizzati da Altroconsumo. Il 6% in più rispetto al 2025 e il 24% in più rispetto al 2021.

È soltanto il prezzo d’ingresso. Il conto reale comprende il viaggio, il parcheggio, un eventuale lettino per i figli, acqua, pranzo e merenda. Se la spiaggia libera è distante, priva di servizi o raggiungibile soltanto in automobile, il lido smette di essere una scelta e diventa il pedaggio necessario per trascorrere una giornata al mare.

La spesa non pesa allo stesso modo su tutti. Una coppia può adattarsi alla postazione standard. Una famiglia con due o tre figli moltiplica ingressi e consumi. Un genitore solo ha un unico reddito. Un anziano o una persona con disabilità deve cercare strutture accessibili, spesso più rare e non necessariamente economiche.

È in questo spazio, tra il prezzo pubblicizzato e quello effettivamente pagato, che la polemica sul panino portato da casa perde il suo carattere folcloristico. Vietare cibo e bevande acquistati all’esterno significa sottrarre alle famiglie una delle poche leve disponibili per controllare la spesa.

La domanda, quindi, non è se sia elegante mangiare una lasagna sotto l’ombrellone. È un’altra: quanto deve spendere una famiglia per utilizzare un bene che appartiene alla collettività?

L’ombrellone è solo la prima voce del conto

L’indagine di Altroconsumo, realizzata contattando in forma anonima 222 stabilimenti di dieci località, mostra differenze ampie. In prima fila la media settimanale raggiunge 238 euro. Ad Alassio si arriva a 368 euro, mentre a Lignano ci si ferma a 164. Considerando le prime quattro file, tra le destinazioni più costose figurano anche Gallipoli, con 324 euro, e Alghero, con 274.

Non è una media rappresentativa di tutti i lidi italiani. Il campione riguarda località selezionate e la settimana dal 2 all’8 agosto, uno dei periodi più costosi dell’anno. È però una fotografia coerente di una tendenza: in cinque anni le tariffe rilevate sono salite da 182 a 225 euro.

A questa cifra bisogna aggiungere ciò che spesso non compare nel richiamo principale del listino. Un lettino supplementare, il parcheggio, l’ingresso di altri componenti della famiglia, la doccia calda o una postazione nelle file più vicine all’acqua possono far crescere rapidamente la spesa.

I prezzi cambiano tra località e giorni della settimana. I rappresentanti dei balneari del Gargano, per esempio, indicano tariffe più contenute nei feriali e sostengono che le cifre elevate delle destinazioni più esclusive non descrivano l’intero settore. È un’obiezione fondata, ma non risolve il problema della scarsa confrontabilità: ogni stabilimento costruisce il proprio listino con servizi e condizioni differenti.

Poi c’è il cibo. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, denuncia che diversi stabilimenti continuano a inserire nei regolamenti il divieto di portare alimenti e bevande dall’esterno. Secondo l’associazione, la concessione attribuisce al gestore l’esclusiva su ombrelloni e attrezzature da spiaggia, non sul pranzo dei clienti. In Puglia la questione è stata chiarita dall’ordinanza balneare regionale 2026: i gestori non possono vietare l’introduzione di cibo e bevande acquistati altrove. Restano gli obblighi di decoro, pulizia e corretto smaltimento dei rifiuti.

Il confine è ragionevole. Un lido può intervenire contro rifiuti abbandonati, rumore e occupazione impropria degli spazi. Non dovrebbe trasformare il bar interno in un acquisto obbligato. Per un nucleo numeroso, preparare panini e acqua a casa può fare la differenza tra andare al mare e rinunciare.

I dati sulle condizioni economiche spiegano perché. Nel 2025 era a rischio di povertà o esclusione sociale il 31,6% dei monogenitori e il 30,6% delle coppie con almeno tre figli. La percentuale scendeva al 17,4% per le coppie con un figlio. Nel 2024 la povertà assoluta coinvolgeva oltre 5,7 milioni di persone. Tra i minori l’incidenza raggiungeva il 13,8%, pari a quasi 1,3 milioni di bambini e ragazzi.

Per queste famiglie la giornata in spiaggia è spesso l’alternativa alla vacanza con pernottamento. Anche a livello europeo, il 27% delle persone con almeno 16 anni dichiarava nel 2024 di non potersi permettere una settimana di ferie lontano da casa.

Spiagge libere, ma solo sulla carta

La risposta più immediata ai rincari è scegliere la spiaggia libera. Semplice in teoria. Molto meno nella pratica.

L’Italia dispone di oltre 8.300 chilometri di costa, ma le spiagge occupano circa 3.400 chilometri, il 41% del totale. Ispra ha censito approssimativamente 5.800 arenili, con una superficie complessiva di 120 chilometri quadrati e una profondità media di appena 35 metri.

Il mare è esteso. Lo spazio sul quale stendere un asciugamano molto meno. Una spiaggia ampia, pianeggiante e vicina a una stazione non equivale a una striscia stretta raggiungibile attraverso scale, sentieri o chilometri di strada senza trasporto pubblico.

La pressione delle concessioni riguarda proprio gli arenili più facilmente utilizzabili. Il Rapporto Spiagge 2023 di Legambiente, basato su dati riferiti al 2021, stimava che il 42,8% delle coste basse fosse occupato da concessioni. La quota sfiorava il 70% in Liguria ed Emilia-Romagna e superava il 68% in Campania.

Non basta sapere quanti metri non sono in concessione. Bisognerebbe conoscere quanti accessi esistono, quanto distano dai centri abitati, se sono presenti autobus, bagni, docce, aree d’ombra e servizio di salvataggio. La legge garantisce il passaggio attraverso gli stabilimenti per raggiungere il mare. Ma raggiungere la battigia non significa poter restare gratuitamente sulla spiaggia. Si può attraversare il lido e fare il bagno; non si può sistemare il proprio ombrellone nell’area affidata al concessionario.

Per anziani e persone con disabilità la differenza tra accesso formale e fruizione reale diventa ancora più netta. Una passerella che termina a metà arenile, un bagno inaccessibile o l’assenza di una sedia adatta a muoversi sulla sabbia possono rendere inutile la gratuità. Uno studio pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, basato su un questionario rivolto a 350 anziani e persone con disabilità, ha rilevato che il 68% non riusciva a frequentare la spiaggia quanto desiderato e il 45% non riusciva ad andarci affatto. Le principali barriere erano la sabbia morbida, i percorsi inadeguati e la mancanza di attrezzature specializzate.

Anche l’ombra è ormai un servizio essenziale. Con estati più calde, un’area gioco esposta al sole può diventare inutilizzabile per i bambini. Una zona riparata, acqua disponibile e porzioni adatte ai più piccoli non sono dettagli da resort: incidono sulla salute e sul costo della giornata.

Il mare pubblico alla prova delle nuove concessioni

Il nodo arriverà al pettine con le nuove gare. Le concessioni in essere continuano ad avere efficacia fino al 30 settembre 2027; le procedure selettive devono essere avviate entro il 30 giugno dello stesso anno. In presenza di difficoltà oggettive, la scadenza può essere differita, ma non oltre il 31 marzo 2028.

Finora il dibattito si è concentrato soprattutto sugli indennizzi ai concessionari uscenti, sulla concorrenza e sulla tutela degli investimenti. Molto meno spazio è stato dedicato alle condizioni che dovrebbero essere richieste a chi utilizza economicamente un bene demaniale. I futuri bandi potrebbero limitarsi a valutare l’offerta economica. Oppure potrebbero assegnare un peso concreto alle tariffe, agli accessi per le persone con disabilità, ai servizi igienici, alle aree ombreggiate, alla pulizia e alla presenza di tratti liberi realmente fruibili.

Non significa imporre a ogni stabilimento di diventare un servizio sociale. Significa riconoscere che la qualità di una concessione pubblica non può essere misurata soltanto dal canone versato o dall’arredamento del lido.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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