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Testosterone di Stato: il Pentagono lancia il “tagliando” obbligatorio per i soldati over 30

Li vogliono più forti, al meglio delle loro potenzialità e capaci di rendere il massimo sul campo di battaglia. E se la forma fisica non è al top, ci pensa lo Stato regalando un po’ di testosterone. È questa l’ultima idea del segretario della Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, il quale, con un video su X, ha lanciato “High-T Department”, un programma che obbliga tutti i militari dai 30 anni in su a monitorare i propri livello ormonali. Se il termometro della virilità segna “basso”, il Pentagono ti offre il tagliando per tornare a essere una macchina da guerra letale. Per Hegseth non è doping, ma un modo per garantire che i suoi soldati operino “nella loro versione migliore”.

La svolta della Fda: rimosso l’allarme “Black Box”

A spianare la strada a questa trasformazione ormonale è stata una decisione storica della Food and Drug Administration (Fda), che ha rimosso il cosiddetto “Boxed Warning” (noto come black box, l’avviso di massima allerta) dalle etichette dei prodotti a base di testosterone. In precedenza, questo avviso segnalava un rischio aumentato di attacchi cardiaci e ictus, ma la revisione è arrivata dopo i risultati dello studio clinico “Traverse”, che non ha riscontrato un incremento di eventi cardiovascolari avversi nei pazienti trattati. Grazie a questa mossa, l’amministrazione Trump punta ora ad abbattere le barriere burocratiche per la prescrizione dell’ormone.

Il dottor Mohit Khera, professore di urologia che ha guidato un panel di esperti della Fda, ha spiegato alla Bbc che molti giovani soldati soffrono di bassi livelli di testosterone, il che li pone in svantaggio in termini di massa muscolare ed energia durante il combattimento.

“Operator Syndrome” e il lato oscuro della forza d’élite

Il piano del Pentagono mira a curare sintomi spesso invisibili ma devastanti, raggruppati sotto il nome di “Operator Syndrome”. Come riportato da Cbs News, questa sindrome colpisce duramente le forze speciali a causa dello stress cronico, delle esposizioni alle esplosioni e della mancanza di sonno, portando a una disregolazione ormonale quasi universale in questi reparti. Tuttavia, l’uso di sostanze nel mondo militare non è esente da rischi e polemiche: il programma di screening segue infatti lo scandalo legato alla morte di un militare delle forze speciali SEAL Kyle Mullen nel 2022. L’autopsia ha indicato una polmonite acuta come causa della morte, ma tra gli effetti personali di Mullen furono trovate fiale di testosterone e siringhe, sollevando il velo su un uso “rampante” di sostanze dopanti tra le forze d’élite per superare addestramenti disumani.

Il fronte delle critiche: “Guerra culturale in mimetica”

L’annuncio ha scatenato reazioni durissime, specialmente tra le veterane e i membri democratici del Congresso. La senatrice Tammy Duckworth, veterana dell’Iraq che ha perso entrambe le gambe in combattimento, ha dichiarato alla Cnn che la mossa di Hegseth sembra una forma di “gender-affirming care” (cure per l’affermazione di genere), sottolineando l’ipocrisia di un segretario che si è sempre opposto ai diritti delle persone transgender nell’esercito. Duckworth ha chiesto che i test ormonali siano estesi a tutti i militari per identificare precocemente i problemi di infertilità che colpiscono sproporzionatamente chi indossa la divisa. Ancora più dura la deputata Chrissy Houlahan, ex veterana dell’Air Force, che su X ha liquidato l’iniziativa come “l’ultima ossessione da guerra culturale” di Hegseth, sostenendo che il segretario “prenda ordini dagli angoli più remoti della manosfera”. Anche Mikie Sherrill, ex pilota di elicotteri della Navy, ha commentato all’Associated press che la politica di Hegseth conferma l’immagine di un segretario “incompetente” interessato solo a mostrare i propri “tough guy creds” (credenziali da duro).

Il grande escluso: la salute delle soldatesse

Ok alla virilità militare, ma per le soldatesse? il programma ignora completamente le oltre 231.000 donne in servizio attivo. Interpellato dall’Associated Press e dalla Bbc su un eventuale supporto ormonale per le soldatesse in perimenopausa (come terapie a base di estrogeni), il Pentagono ha preferito trincerarsi dietro un “no comment”. Questa esclusione si inserisce nella più ampia visione di Hegseth, che ha più volte dichiarato di voler rimuovere le donne dai ruoli di combattimento in prima linea per tornare al “massimo standard maschile”.

Mentre le deputate repubblicane come Joni Ernst e Nancy Mace hanno difeso Hegseth definendo i suoi commenti “appropriati” per eliminare le politiche “woke”, veterane come Erin Kirk avvertono che queste posizioni pregiudiziali ignorano vent’anni di prove sull’efficacia delle donne in combattimento e rappresentano una minaccia diretta alla sicurezza nazionale.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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